Unioni civili, Renzi convertito sulla via di Luxuria. E Ncd?

26 maggio 2015, Americo Mascarucci
Il premier Matteo Renzi vorrebbe portare a casa l’approvazione del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili entro settembre, facendo leva sul responso del referendum irlandese. Se anche la cattolicissima Irlanda si è espressa favorevolmente sulle nozze gay (il 62% degli irlandesi che hanno partecipato alla consultazione hanno
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detto sì), per quale motivo in Italia questo diritto dovrebbe essere ancora negato? 

Questa la posizione di Renzi, dell’area laica del Partito Democratico, del Movimento 5stelle e di Sinistra Ecologia e Libertà pronti a blindare il testo votato dalla Commissione Giustizia del Senato. A detta del Presidente del Consiglio il ddl Cirinnà risulterebbe equilibrato, il meglio che si possa ottenere, quindi meritevole di essere discusso e approvato velocemente e favorevolmente come avvenuto per quello sul divorzio breve che da oggi è legge. 

Tuttavia nella maggioranza di governo e in Parlamento non tutti sono della stessa idea, non tutti considerano equilibrata la Cirinnà nel momento in cui attraverso una terminologia ben precisa va di fatto ad equiparare le unioni civili al matrimonio, fino a considerare coniugi anche i conviventi, sia eterosessuali che gay. Non sarà facile superare lo sbarramento di emendamenti presentati soprattutto dalle parti del Nuovo Centrodestra (area Giovanardi-Roccella) rivolti a preservare l’unicità del matrimonio e a scongiurare la possibilità per le coppie omosessuali di adottare figli magari con il ricorso all’utero in affitto. 

Poi c’è la posizione altrettanto rigida del senatore Ncd Maurizio Sacconi che contesta soprattutto la possibilità della reversibilità delle pensioni per le coppie di fatto facendo leva su un discorso di natura economica legato ad un aggravio di costi per lo Stato nell’ordine dei 300 milioni di euro. Con queste premesse Renzi appare comunque fiducioso nonostante anche Forza Italia non sia per nulla intenzionata a difendere il ddl Cirinnà. Silvio Berlusconi ha dovuto tentare su questo tema una difficile mediazione con la componente degli ex An Gasparri e Matteoli. 

Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ha così chiarito che la posizione degli azzurri è favorevole al riconoscimento dei diritti di coppia anche per i gay, ma senza alcuna equiparazione con la famiglia fondata sul matrimonio. 

Una mezza retromarcia quella di Berlusconi, fino a qualche mese fa convertito sulla via di Vladimir Luxuria, ma oggi costretto a correggere il tiro per non aumentare la tensione all’interno del partito, già lacerato da guerre intestine e spaccature pronte a provocare ulteriori scissioni. Renzi evidentemente spera nella riconferma dell’asse con i 5stelle che ha funzionato in Commissione Giustizia, pur consapevole che un’ipotesi del genere non produrrebbe altro effetto che quello di aumentare le distanze con il partito del Ministro Angelino Alfano. 

Il quale continua ad inviare circolari ai Comuni ribadendo l’impossibilità di riconoscere i matrimoni gay contratti all’estero, non essendo questa eventualità contemplata da alcuna legge. Però da parte dei sindaci continua una sorta di ribellione nei confronti delle disposizioni governative anche grazie a qualche recente sentenza del Tar del Lazio che fra le altre cose ha sospeso l’efficacia dei provvedimenti adottati dal Prefetto di Roma rivolti a bloccare la registrazione delle nozze gay da parte del Campidoglio. 

L’ennesima sentenza pilatesca della giustizia amministrativa la quale, non potendo ovviamente riconoscere come validi i matrimoni gay registrati dai Comuni, ha tolto ai prefetti l’autorità per bloccarli, demandando questa funzione al giudice ordinario. Il pronunciamento del Tar che di fatto ha tarpato le ali al Prefetto, cioè all’autorità di governo sul territorio, non ha fatto altro che ridare fiato a chi, come il sindaco di Roma Ignazio Marino, sta facendo del riconoscimento delle unioni gay una priorità della propria azione amministrativa. E difatti in Campidoglio continuamente si assiste alla registrazione di nozze gay contratte all’estero e registrate dal Comune come mero atto simbolico, ma devastante al tempo stesso. 

Dunque Renzi forte del voto irlandese è deciso ad accelerare l’approvazione del ddl Cirinnà, convinto che il riconoscimento dei diritti civili rientri a pieno titolo in quel progetto di cambiamento del Paese da lui ripetutamente annunciato. Difficilmente i tempi auspicati dal premier saranno rispettati a meno che su questa questione Renzi non ritenga necessario andare allo scontro diretto con gli alleati dell’Ncd. I quali sui temi etici non possono permettersi troppi compromessi soprattutto per non rompere l’asse con la Cei. 

E allora l’Irlanda potrebbe rivelarsi molto più lontana di quanto lo è realmente.
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