Visco striglia le banche, ma gli unici a pagare sono i clienti

26 maggio 2015, Luca Lippi
Visco striglia le banche, ma gli unici a pagare sono i clienti
Capita, anche se raramente, che i banchieri dichiarino la verità. E’ successo il 21 maggio scorso quando il governatore di Bankitalia (Visco) intervenendo al Senato e rassicurando sulle condizioni dell’Economia, tuttavia aggiunge che le banche non informano correttamente la clientela del fatto che il loro salvataggio (delle banche) è sulle spalle dei clienti, ed è un dovere informarli. Ovviamente l’intervento di Visco non è stato offerto alle cronache correttamente e in tutte le sue sfumature.

Il discorso di Visco è chiarissimo per chi si occupa professionalmente di Economia e Finanza, ma meno per chi si occupa professionalmente di altro.

C’è da dire, con onestà, che Visco correttamente non fa altro che ricordare un concetto ormai noto ai più “attenti” quindi se qualcuno dovesse trovarsi in difficoltà non potrà certo imputare addebiti allo Stato. Ne abbiamo scritto mesi fa trattando l’argomento del Bail-in attraverso il quale si assiste a un cambiamento epocale nel quale l’onere della risoluzione delle crisi bancarie viene trasferito dai contribuenti agli azionisti, obbligazionisti e ai depositanti.

E’ poi corretto anche sostenere (è buon senso) che non si capisce perché un risparmiatore dovrebbe depositare in situazioni di oggettiva difficoltà dell’emittente (rimanendo saldo il principio che le banche in un modo o in un altro saranno sempre salvate). Dunque Visco avverte, tocca al risparmiatore stare attento. 

A proposito di banchieri “col cuore” c’è poi da evidenziare l’intervento di Mario Draghi del 23 maggio ultimo scorso a Sintra (in Portogallo). Le sue parole: “In un’unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra Paesi, perché queste tendono a diventare esplosive”. Secondo quest’affermazione cade il principio dell’irreversibilità dell’Euro. Non vogliamo dire che Draghi si sia contraddetto, semplicemente che è caduta la maschera (può capitare). 

In sostanza, dice che senza eliminare divergenze strutturali tra le varie economie che compongono l’eurozona, i limiti della moneta unica diventano insormontabili. Questo spiega la procedura impositiva prima ancora di quella attendista di una convergenza politica nei singoli Paesi dell’eurozona; nella stragrande maggioranza dei casi, nel panorama europeo cercare di sovvertire una cultura secolare rintracciabile nella letteratura economica e nella Storia dei singoli Stati è piuttosto complicato. Ne è testimonianza l’affermazione delle posizioni euroscettiche soprattutto nell’Europa meridionale. Su questi presupposti è complicato che si compia l’auspicio di Mario Draghi di un’azione riformatrice “spontanea” nei singoli stati dell’eurozona.

In conclusione, forse l’irrituale dialettica dei due banchieri centrali è un esplicito invito a considerare l’opportunità di seguire i dettami istituzionali, di là dalle considerazioni culturali e politiche, se si vuole giungere alla meta. Nulla osta che vi siano considerazioni accettabili, tuttavia l’abbandono della solita dialettica prudenziale sembra essere un “avvicinamento” che include umana comprensione, ma anche l’invito ad abbracciare una metodologia necessaria e sufficiente a concludere con successo il progetto Euro.

Nei fatti, è sottinteso che se non si seguiranno pedissequamente i dettami delle istituzioni europee, la caduta non potrà che essere rovinosa.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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