Marò, Capuozzo svela il dietro le quinte: "Non ci sarà più il processo, troppi scheletri. Il merito? Di Girone"

26 maggio 2016 ore 14:02, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews, il giornalista Toni Capuozzo, che ha seguito molto da vicino la vicenda Marò, parla a 360 gradi del rientro in Italia di Salvatore Girone, dopo la sentenza della Corte Suprema Indiana.

Come commenta la notizia del rientro di Girone?

«E’ da tener presente che siamo in un periodo feriale della Corte Suprema che ha una sezione che resta in carica solo per i casi urgenti. Avrebbero potuto spostare tutto al termine di questo periodo, alla fine di giugno, invece hanno messo in pratica le indicazioni della sentenza del 29 aprile del Tribunale dell’Aja. Un comportamento molto rispettoso delle decisioni arbitrali. Non è solo magnanimità ma anche un modo per sbarazzarsi di due ostaggi scomodi perché in 3 anni e mezzo non solo l'India non era riuscita a fare un processo ma neanche a formulare un capo di imputazione. Dietro questa vicenda ci sono pesanti manomissioni nelle inchieste, in questo modo svelenisce un caso che non solo era imbarazzante per la propria giustizia ma che creava anche qualche imbarazzo a livello internazionale».

A chi va il merito più grande per la conclusione di questa vicenda?

«In Italia sono in molti che si attribuiscono il merito, ma bisognerebbe ricordare che è un esito che arriva almeno con 3 anni di ritardo, perché 3 anni fa si sarebbe potuti ricorrere all’arbitrato. Il merito più rilevante va a Girone, alla sua pazienza, alla forza che gli ha consentito di reggere questi 4 anni, insieme con la sua famiglia. Ora finisce un’odissea ma va ricordato che i due Marò restano in condizioni di libertà vigilata, gli viene ritirato il passaporto e sono ancora ostaggi di una vicenda giudiziaria».

Ostaggi in Italia.

«Sì a casa ma su di loro pende un’accusa che non è solo ingiusta, come io e altri abbiamo dimostrato, ma anche infamante e calunniosa. Si dovrà aspettare altri due anni prima che la Corte Arbitrale decida chi ha diritto a tenere il processo, se l’India o l’Italia».

Secondo lei come finirà?

«La mia opinione è che l’India e l’Italia non vogliono fare il processo perché tutte e due hanno troppi scheletri negli armadi. Credo che gli unici due che resteranno a chiedere una parola chiara saranno i fucilieri. Immagino che i due Paesi lavoreranno a un accordo extragiudiziale per chiudere la vicenda prima di un processo che vedrebbe sul banco degli imputati non i due Marò ma le diplomazie e i governi di Italia e India».

Marò, Capuozzo svela il dietro le quinte: 'Non ci sarà più il processo, troppi scheletri. Il merito? Di Girone'
Crede che all’interno della Corte Suprema Indiana ci sia stato un cambio di atteggiamento o si tratta solo di rispetto della sentenza del Tribunale dell’Aja?

«Vanno ricordate almeno due cose. La prima: lo scorso dicembre è scaduta la presidenza della Corte Suprema di H.L. Dattu che era un magistrato del Keral, lo Stato indiano di fronte al quale è accaduto l’incidente, ci fu quindi la strumentazione politica. La seconda: il 16 maggio si sono tenute le elezioni in Keral ed è stato sonoramente sconfitto il governatore, che era in carica il 15 febbraio di 4 anni (data dell'incidente ndr) che è il grande accusatore politico dei Marò. Lui ha perso potere in questa vicenda».
 
Renzi ha già detto che Girone “il 2 giugno sarà con noi”. Uno spot elettorale a tre giorni del voto delle amministrative?

«Siamo sempre un Paese in cui le vittorie hanno 7/8 padri e le sconfitte sono solo orfani. Secondo me il ritorno di Girone è la fine, in parte, di una sconfitta. Credo che possa essere accolta con toni di grande sollievo ma nessun trionfalismo. E’ chiaro che la politica cerca sempre di piegare queste vicende a proprio uso quotidiano ma, mai come questa volta, penso sia un tentativo fuori luogo».

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