Generazione ’80, allarme pensione: quale strategia per difendersi

26 maggio 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Il discorso è piuttosto semplice, potrebbe essere liquidato con poche parole, il problema è la conoscenza del settore di riferimento che latita, e questo non è un male in assoluto, se mai deve esserci un male, si annida nell’incapacità delle istituzioni di fornire le informazioni adeguate al cittadino, ma questo è ancora un altro discorso.
Come funziona l’Inps: la rivalutazione di quello che si versa all’Inps avviene a un "tasso annuo di capitalizzazione". In pratica, tutti i contributi versati per un certo lavoratore vanno a costituire nel tempo un capitale, detto montante contributivo individuale, che viene incrementato in base all'andamento dell'economia. Una somma versata oggi, infatti, avrà un valore ben diverso tra 20 o 30 anni e pertanto l'Inps (o un qualsiasi altro istituto previdenziale) effettua un calcolo per tenerne conto. 
L'incremento del montante contributivo si basa sull'andamento del Pil, ovvero la variazione della ricchezza prodotta dal Paese nel suo complesso. Il "tasso annuo di capitalizzazione riconosciuto" dall'Inps è pari alla crescita media del "Pil nominale" nei cinque anni precedenti. 

Generazione ’80, allarme pensione: quale strategia per difendersi

Il Pil nominale è ricavato dalla somma del Pil reale con l’inflazione. Dunque l'importo delle pensioni future è strettamente legato alla salute dell'economia: finché c'è crescita (e inflazione), il capitale versato aumenta di valore e al momento di maturare il diritto alla pensione il lavoratore potrà contare su un assegno mensile congruo alla situazione economica del momento. Se invece l'economia va male, il "gruzzolo" messo da parte dal lavoratore nel corso del tempo può anche perdere di valore e produrre una pensione di importo più ridotto.
Questo vale per tutti coloro che rientrano nel sistema contributivo, cioè i giovani cui facciamo riferimento in questo articolo. La rivalutazione reale dei contributi versati è data dalla differenza tra il Tasso di capitalizzazione e il Tasso di inflazione. Il numero che se ne ricava può essere anche negativo, cioè comportare una diminuzione del capitale a disposizione del lavoratore. 
Quali alternative adeguate possiamo scegliere o affiancare al sistema tradizionale per garantirci un futuro sereno?
Le polizze vita: sono dei contratti stipulati tra privati cittadini e compagnie assicurative che obbligano queste ultime a liquidare un beneficiario con una somma oppure sotto forma di una rendita qualora dovesse succedere qualcosa in relazione alla vita del contraente. 
Il mercato delle assicurazioni offre uno scenario piuttosto vasto fatto di diversi prodotti utili a soddisfare un po’ tutte le necessità. Chi desidera usufruire quindi di una polizza di questo tipo dovrà pertanto sottoscrivere un contratto con una compagnia erogante assicurazioni vita e corrispondere a tale compagnia un premio. Questi strumenti sono da considerarsi importanti in termini previdenziali per la propria famiglia, oltre a costituire una potenziale forma di previdenza integrativa. 
Le polizze di assicurazione con finalità di "risparmio" ossia di investimento presentano un meccanismo di rivalutazione annuo. In questo modo la Compagnia riconosce agli assicurati una parte degli utili ottenuti tramite la propria gestione finanziaria. 
Esso può avvenire alla ricorrenza annuale del contratto o al 31/12 di ogni anno. Vediamo come si calcola la rivalutazione delle polizze vita.
Nelle condizioni delle polizze di assicurazione e precisamente nel paragrafo relativo alla "Clausola di rivalutazione" viene specificata la regola di attribuzione degli utili. Alcuni contratti prevedono "aliquote di retrocessione", ossia percentuali degli utili, generalmente comprese tra l'80% e il 90%, che vengono attribuite al contratto. Ad esempio, se la gestione finanziaria della Compagnia ottiene il 4% di utile e il nostro contratto prevede un'aliquota di retrocessione dell'80%, avremo una rivalutazione del nostro capitale pari a 80% moltiplicato per 4%, ossia 3,20%.
Gli interessi si capitalizzano ogni anno sul patrimonio e sugli interessi di quello precedente. Il mese scorso, abbiamo interpellato uno dei massimi esperti del settore Eugenio Vicari, che disse “per le polizze ramo vita dobbiamo fare un distinguo, tra quelle che prevedono un rischio premorienza e quelle che invece non lo prevedono. Qui i caricamenti (sono le commissioni e le spese di gestione giacché una compagnia di assicurazione privata non è mai un istituto di beneficienza ndr.), agli attuali tassi di rendimento, incidono non poco. Mediamente possiamo dire che al lordo delle ritenute fiscali, dei caricamenti e dei costi di gestione, la forchetta di rendimento va da un 4% ad un 2,75%. Ovviamente rendimenti lordi. Per le polizze a capitalizzazione il rendimento negli ultimi anni è stato nella media del 4% / 4,5% sempre al lordo di quanto sopra. Rendimenti che nei prossimi anni non ci saranno più ovviamente. Quindi il paradosso che si potrà palesare sarà che oltre alla gestione Inps anche le polizze a capitalizzazione presenteranno dei rendimenti prossimi all1% o addirittura allo 0,...% a causa della continua discesa dei tassi a livello europeo”.
Qual è allora il migliore prodotto finanziario per garantirsi una rendita? È il Fondo Pensione Aperto, che è uno strumento di previdenza complementare, sono creati e gestiti da banche, assicurazioni, Sgr e Sim e poi collocati presso il pubblico. Vi possono aderire lavoratori autonomi, liberi professionisti e lavoratori dipendenti. Possono altresì aderire i familiari a carico dei lavoratori nonché non lavoratori.
L'adesione può avvenire in forma individuale o, se il Regolamento del Fondo lo consente, su base collettiva. In quest'ultimo caso si è in presenza di un accordo tra il Fondo e l'azienda, relativo alle modalità e ai termini di contribuzione degli aderenti.
I Fondi Pensione Aperti sono fondi a contribuzione definita e di conseguenza le prestazioni non sono determinabili a priori, ma dipendono dai contributi versati (oltre che dal rendimento degli strumenti finanziari, dal regime fiscale applicabile, ecc.)
L'adesione ai Fondi Pensione è incoraggiata da agevolazioni fiscali. Relativamente alla contribuzione, è prevista la deducibilità dei contributi a carico del lavoratore e a carico dell'azienda fino al limite massimo di € 5.164,57. Un regime ancora più favorevole è applicato ai lavoratori di prima assunzione a partire dal 1º gennaio 2007.
Per vigilare sulla regolare amministrazione di questi fondi è stata istituita una Commissione controllata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Covip - Commissione di vigilanza sui Fondi Pensione) perché, mentre nel regime utilizzato dalla previdenza di base la contribuzione prelevata dal reddito da lavoro viene subito spesa per pagare le pensioni, con una sorta di solidarietà tra generazioni, quella versata per un fondo pensione integrativo finisce nel mercato dei capitali, dove prudenza e lungimiranza sono d'obbligo. Si richiede, quindi, trasparenza anche nelle modalità di offerta del prodotto derivante da questo risparmio.
Sul fondo aperto ci diede anticipazione e chiara utilizzazione sempre il nostro esperto Vicari: “pianificare il prima possibile quando e come si vorrà ritirarsi dal lavoro, quanto risparmio dedicare a questo obiettivo e  rispettare l’impegno fino alla fine. Ad un fondo pensione aperto può aderire anche un neonato. Utilizzeremo a tale scopo due semplici strumenti: un Fondo pensione aperto che durerà fino alla data di pensionamento per legge e un buon piano di accumulo mensile. Pensiamo alla nostra pensione come alla nostra futura casa dove tentare di vivere serenamente e in salute. Ebbene la casa la potrò costruire come piace a me ma soprattutto mattone dopo mattone.
Alla fine avrò una rendita a integrazione di quella statale o da lavoro dipendente o autonomo e dall'altra avrò un consistente capitale a disposizione e costruito negli anni questo mi consentirà di vivere in tranquillità”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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