Grillo come Coluche. Leggere per credere

26 marzo 2013 ore 11:01, intelligo
Grillo come Coluche. Leggere per credere
di Pierluca Pucci Poppi ùSecondo il regista Dino Risi, l'ispiratore dell'avventura politica di Beppe Grillo sarebbe stato il comico francese Coluche. Risi, che li diresse entrambi nel film “Scemo di guerra” del 1985, racconta che Grillo “capì proprio durante le riprese del mio film che recitare non era pane per i suoi denti. E Coluche forse gli ispirò la strada alternativa: fare il capopopolo (…) Si capì subito che puntava a diventare personaggio, che aveva altre ambizioni. E forse, ripeto, fu proprio Coluche a ispirarlo: lui in Francia era già un idolo per tutti. Era considerato il castigatore dei politici, tanto che poi si candidò alla presidenza della Repubblica. Un personaggio strepitoso. Adoravo le sue cene nel palazzo di Parigi: c’era di tutto e di tutti, anche la pista di cocaina come segnaposto”. Coluche – pseudonimo di Michel Colucci, figlio di un immigrato italiano – era un comico popolarissimo in Francia dagli anni '70 fino al 1986, anno della sua morte. Il suo umorismo si esprimeva attraverso una satira sociale e antipolitica con un linguaggio ai limiti del turpiloquio, anche se diceva di sé di essere “sempre grossolano ma mai volgare”. Forte della sua popolarità, Coluche decide di presentarsi alle elezioni presidenziali francesi del 1981, in cui i due candidati più forti erano il presidente uscente, il moderato Valéry Giscard d'Estaing, e il socialista François Mitterrand. La candidatura di Coluche, considerata inizialmente come una farsa, viene presa sul serio quando i sondaggi lo danno sopra il 16%, e in ascesa. Ciò significava milioni di voti e il rischio di falsare un'elezione delicatissima. Il primo a preoccuparsi è Mitterrand, perché gran parte dei voti potenziali di Coluche proveniva dalla sinistra. Il candidato socialista manda due emissari dal comico per convincerlo a desistere. Anche Giscard prova a farlo ritirare. Niente da fare, Coluche si diverte troppo: il suo manifesto elettorale fa appello “ai fannulloni, agli zozzoni, ai drogati, agli alcolizzati, ai froci...” eccetera; la rivista satirica Hara Kiri lo mette in copertina seduto sul water con una fascia tricolore a tracolla; il quotidiano di sinistra Libération gli offre una tribuna quotidiana; prestigiosi intellettuali come Gilles Deleuze, Félix Guattari e Pierre Bourdieu lo sostengono; ottiene l'appoggio di artisti popolarissimi come Jean-Paul Belmondo, Johnny Hallyday, Alain Souchon, Renaud e Léo Ferré. Insomma, Coluche stava diventando un problema per la politica francese. Appaiono inchieste contro di lui sulla stampa (era stato arrestato per furto in gioventù) e riceve minacce di morte e buste con pallottole. Il suo stretto collaboratore René Gorlin viene ucciso a revolverate. In realtà, si tratta di un crimine passionale, ma la polizia non lo dice a Coluche, per fargli credere che l'omicidio poteva essere connesso alla sua candidatura. Viene bandito dalle televisioni e radio di Stato (all'epoca le uniche). Le pressioni ottengono il risultato desiderato: dopo uno sciopero della fame, il comico rinuncia alla corsa presidenziale, perché, disse, “cominciavo a rompermi”. Il 19 giugno del 1986, alla vigilia del lancio di un suo programma radiofonico che prometteva di essere implacabile con i politici, Coluche muore in un incidente stradale nel sud della Francia: la sua moto si schianta contro un camion fermo dietro una curva. La ricostruzione della polizia e della stampa è stata contestata dagli amici del comico che si trovavano con lui sulla strada. Secondo la sua ultima compagna, Fred Romano, “ciò che è certo è che era in piena preparazione di uno spettacolo esplosivo, i nastri erano stati registrati e sono scomparsi come per miracolo dopo l'incidente. Avrei voluto sapere che cosa c'era su quei nastri...”.
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