Allam: «Confermo. Chiesa debole con l'Islam. Ma rimango Cristiano»

26 marzo 2013 ore 15:51, Marta Moriconi
Allam: «Confermo. Chiesa debole con l'Islam. Ma rimango Cristiano»
Magdi Cristiano Allam
continuerà a chiamarsi così. Nonostante ieri abbia dichiarato al quotidiano Il Giornale: «La mia conversione al cattolicesimo la considero conclusa». A IntelligoNews dice: «La fede cristiana resta, ma ci sono tante vicende nella Chiesa che evidenziano un problema: il contrasto tra la Chiesa come magistero e lo Stato Vaticano che opera al pari di un qualsiasi Stato». E questo è solo il punto di approdo della sua riflessione. All’europarlamentare europeo di Io Amo l'Italia, aderente al gruppo euroscettico Europa della Libertà e della Democrazia (dove siede assieme agli europarlamentari italiani della Lega Nord e ad altri movimenti nazionalisti), abbiamo chiesto di chiarire perché la legittimazione dell'Islam come vera religione sia la ragione profonda del suo passo indietro dalla Chiesa Cattolica.   A Il Giornale ha denunciato la debolezza della Chiesa Cattolica nei confronti dell’Islam: cosa avrebbe dovuto fare il Papa e cosa avrebbe dovuto fare la gerarchia che non ha fatto? «Non è un discorso che riguarda questo Papa, né Benedetto XVI, né Giovanni Paolo II. E’ un dato oggettivo relativo al Pontificio Consiglio del Dialogo Interreligioso. Ci sono documenti ufficiali che legittimano l’Islam, mettendolo di fatto sullo stesso piano dell’ebraismo e del cristianesimo. Come se fosse una religione di pari valore e dignità, a prescindere dai suoi contenuti. E sull’Allah coranico, peggio; lo si concepisce come il Dio unico degli ebrei e dei cristiani. E si colloca il Corano alla stregua della Torah e dei vangeli. Fino a equiparare moschee e Chiese. Questo è il problema di fondo che non va sottovalutato, e invece Giovanni Paolo II è arrivato a baciare il Corano. Per non parlare, poi, della preghiera collettiva di Assisi, dove contemporaneamente esponenti di religioni diverse hanno pregato e pregano ogni volta, come se si rivolgessero allo stesso Dio. Bisogna ricordare che all’interno delle moschee non si predica esattamente la stessa cosa. Lì non c’è l’amore, la sacralità della vita, né la pace. Quanto a Benedetto XVI, si è scusato della Lectio Magistralis di Ratisbona e si è trovato a pregare nella Moschea Blu di Instanbul. Papa Francesco, per ora, non ha fatto e detto nulla di concreto in proposito. Ha comunque affermato, indirizzandosi ai musulmani che ha incontrato, di pregare con loro il Dio unico e misericordioso. Ma è una questione che prescinde i Papi, alla base quello che non va, secondo me, è l’atteggiamento generale della Chiesa che trova un avvallo nella posizione assunta dal Concilio Vaticano II, dove si afferma che in tutte le religioni ci sono barlumi di verità». Cosa pensa dell’ecumenismo a questo punto? «L’ecumenismo tra chiese cristiane è giusto, è un dialogo alla pari. L’essere cristiani accomuna. Tutti i cristiani credono in Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo e i cattolici, in particolare, credono che la Chiesa incarni la verità cristiana. Diverso è il discorso del dialogo tra religioni diverse. Dove non c’è comunanza. Dobbiamo contestualizzare nel tempo e nello spazio il dialogo. Se questo si svolge in Italia, nel 2013, è necessario far riferimento ai valori e alle leggi che si riferiscono all’Italia e che vanno rispettati. Se crediamo fermamente che un uomo e una donna sono alla pari in Italia, non possiamo accettare che l’Islam o altre ideologie, si leghino a questa piattaforma di valori. Magari nel nome di ragioni culturali o altro». Quale religione la rappresenta di più in questo momento? «Ho aderito al cristianesimo attraverso la Chiesa Cattolica e rimango cristiano. Ho ricevuto il battesimo dalle mani di Papa Benedetto XVI e questa fede resta. Disapprovo però il comportamento della Chiesa. Ossia ho difficoltà a scindere la dimensione strettamente legata alla fede dalla dimensione dei comportamenti della Chiesa. Mi domando dove fossero tutti quei cattolici che si sono indignati per la mia scelta, quando la Cei ha sostenuto pubblicamente e direttamente Mario Monti, che non c’entra con la dottrina sociale della Chiesa e con il magistero della Chiesa. C’è un atteggiamento selettivo dei cristiani: ci si indigna solo quando lo si ritiene opportuno e solo su determinate cose. Ho denunciato la Chiesa quando non è Chiesa. Deve primeggiare la Verità. Ho maturato questa decisione considerando l’insieme dell’atteggiamento della Chiesa rispetto al buonismo, al relativismo e alla moralità». Marcello Veneziani ha affermato ad IntelligoNews che la Chiesa non è l’Udc, il problema non è l’Islam. E’ il nichilismo… «Ha ragione l’amico Marcello Veneziani. Ma il nichilismo da dove prende le mosse? Relativismo e buonismo si sono infiltrati all’interno della Chiesa che dovrebbe essere il primo referente dei valori non negoziabili, e questo per il venir meno dell’Autorità morale della Chiesa». Non crede che rafforzando l’incompatibilità dell’Islam con la nostra religione si rischi di alimentare un odio pericoloso? «E’ una questione sollevata sempre nel corso dei secoli e per indicare  l’opportunità di un atteggiamento docile. Il risultato: a partire dal VII secolo la sponda meridionale e orientale del mediterraneo, che erano cristiane, sono state sottomesse con la forza e con le guerre all’Islam. E poi hanno cercato di islamizzare anche la sponda settentrionale del mediterraneo. La Spagna è stata  islamica per cinque secoli, la Sicilia per due secoli. Oggi hanno una presenza sempre più capillare in Europa attraverso una fitta rete di moschee. E non si parla più di richieste di moschee, ma della richiesta della sharia: cioè di applicare la legge coranica anche qui in Europa, dopo essere riusciti ad imporla sulle sponde meridionali e orientali del Mediterraneo. Islamici al potere grazie alla menzogna della primavera araba. Questa è la realtà. Non operiamo in un terreno vergine. C’è una guerra in atto. In Siria c’è il genocidio dei cristiani. Decine di chiese distrutte e fatte esplodere da terroristi suicidi islamici. E noi continueremo così, nel mito del dialogo fine a se stesso. Non si dialoga per dialogare. E’ uno strumento funzionale  e produttivo partendo da valori comuni. Il loro obiettivo è la sottomissione all’islam, altro che il dialogo». Il suo nome rimarrà Magdi Cristiano Allam? «Certo. Cristiano è il nome che ho scelto di cui sono orgoglioso. Ma ci sono tante vicende nella Chiesa che evidenziano un problema: il contrasto tra la Chiesa come magistero e lo Stato Vaticano che opera al pari di un qualsiasi Stato. Ior e altri scandali compresi».    
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