Draghi avverte sulla bolla speculativa ma con QE c'è la spinta per la ripresa

26 marzo 2015, Luca Lippi
Draghi avverte sulla bolla speculativa ma con QE c'è la spinta per la ripresa
Il Centro Studi di Confindustria condivide la tesi del Governo. Invero Squinzi solo la settimana scorsa parlava di “strisciare sul fondo” a proposito dell’ottimismo del premier sull’imminente ripresa.

E poi annuncia la variazione positiva del PIL ma solo due mesi fa aveva previsto un PIL in crescita per il 2015 minimo di 2.1% .Si stimava, infatti, che erano sufficienti i soli effetti combinati del minor prezzo del petrolio, euro più debole, calo dei tassi a lungo termine per stimolare l’effetto di “spingere” il nostro Pil di +2,1% nell’anno in corso e del 2,5% nel prossimo. Ed era letteralmente sottolineato che questo esito “non si tratta della stima di crescita totale, ma dell’effetto composto dei quattro fattori sul Pil”. 

In sintesi, il Centro Studi affermava quanto segue: “Con gli Usa tornati a essere locomotiva, la Cina in rallentamento pilotato e l’India in accelerazione, il quadro internazionale resta propizio all’avvio della ripresa”. Bene, quindi aggiungendo tutto alla stima iniziale (prudenziale per carità) di +0,9% del PIL si prevedeva una crescita del 3% per il 2015. Ma il primo trimestre è a soli 0,2%, a questo ritmo, se mai si riuscisse a mantenerlo, moltiplicandolo per 4 trimestri si otterrebbe la stima di crescita (sempre prudenziale). 
Poi c’è Mario Draghi che tenta di “smarcarsi” improvvisamente. La questione è legata al rischio che si crei una bolla speculativa (noi ne parlammo all’esordio del QE, non perché siamo più bravi ma perché è “accademia”).

Sin dall’inizio i media nazionali ci hanno bombardato con il concetto che il QE non aveva alcuna controindicazione, e sicuramente avrebbe abbassato il debito degli Stati nazionali e quindi anche quello delle aziende private, alleggerendo in questo modo la zavorra delle banche commerciali che così avrebbero supportato l’economia reale. Noi a tale proposito affermammo: se veramente fosse così perché non è stato fatto prima?

E’ evidente che la grande stampa nazionale nella foga di presentare vantaggi e minimizzare i rischi (o effetti collaterali) ha esagerato, al punto che Mario Draghi è intervenuto dicendo chiaramente che i rischi ci sono, anche se calcolati e sotto controllo. Il governatore della Bce afferma quanto segue: “Siamo in ogni caso consapevoli del fatto che ci possono essere effetti collaterali non previsti sul sistema finanziario. Per esempio, le quotazioni possono salire a prezzi che non sono giustificati dai fondamentali, mentre periodi di bassi rendimenti e bassa volatilità possono invitare ad eccessive assunzioni di rischi da parte degli investitori finanziari. A loro volta, questi sviluppi possono agire come un meccanismo amplificatore per ogni eventuale instabilità finanziaria”. 

Per chi si ostinasse a non voler capire, Mario Draghi ha detto chiaramente che se in un prossimo futuro dovesse scoppiare una bolla speculativa finanziaria nessuno può dire che lui lo abbia nascosto. 

Questo è il quadro reale della situazione, da noi spiegato con largo anticipo e oggi confermato da i protagonisti con largo ritardo. Meglio tardi che mai.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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