Unioni civili, Adinolfi: "Ddl Cirinnà preoccupante, i cattolici della maggioranza aprano la crisi di governo"

26 marzo 2015, Adriano Scianca
Unioni civili, Adinolfi: 'Ddl Cirinnà preoccupante, i cattolici della maggioranza aprano la crisi di governo'
La commissione Giustizia del Senato ha approvato oggi il testo base per il ddl unioni civili presentato dalla relatrice, Monica Cirinnà (Pd). "È un fatto preoccupante per il Paese", spiega il direttore de "La Croce" Mario Adinolfi. Che, intervistato da IntelligoNews, spiega: "Su questi temi serve un dibattito vero. Noi comunque raduneremo i lettori de 'la Croce' al Palalottomatica, il 13 giugno, per dire no all'utero in affitto. Ma nel frattempo potrebbe anche aprirsi una crisi di governo..."

Adinolfi, cosa pensa della decisione della Commissione? 

«Sono estremamente contrario al ddl Cirinnà. Mi sembra un fatto preoccupante per il Paese, poiché equipara ciò che non è equiparabile e trasforma il falso in vero, perché non è vero che un bambino può avere due papà. In questo modo si introduce il matrimonio gay con un altro nome, come ha riconosciuto Scalfarotto in un’intervista a Repubblica. Inoltre si legittima di fatto l’utero in affitto. Ora spero ci siano le condizioni per un dibattito nel Paese che esca un po’ dalla neolingua usata finora».

In che senso?

«Per esempio questo uso dell’inglese è quanto mai sospetto. Si parla di stepchild adoption, a un certo punto si è cominciata a usare l’espressione civil partnership…. Mi pare un dibattito un po’ di soppiatto, mi sembra che si vogliano chiamare le cose non con il loro nome».

E adesso cosa succede?

«L’iter parlamentare è lungo, spero ci siano le condizioni per un dibattito più approfondito di quanto non è accaduto in commissione. Spero che i parlamentari si informino bene, magari proprio leggendo “La Croce”».

Voi avete in mente iniziative particolari?

«Noi raduneremo i lettori de “la Croce” al Palalottomatica, il 13 giugno, per dire che i figli non si comprano. Che le persone non devono diventare cose. L’utero in affitto fa questo: il bambino diventa un oggetto, la donna diventa un utero da affittare. Speriamo di aprire un dibattito vero».

Finora non c'è stato?

«Non è dibattito vero se uno ti mena e l’altro ti tiene. Non può essere che se sei d’accordo con loro sono applausi e se sei contrario sei omofobo. Io non sono omofobo, chi mi conosce, chi legge ciò che scrivo lo sa. Non mi interessa discutere l’omosessualità. Sono un non omofobo contrario ai matrimoni gay. Insomma, penso quello che pensano Dolce & Gabbana. Sono omofobi anche loro?».

Qualche responsabilità ce l'hanno anche i media?

«L’altra sera alle “Invasioni barbariche” c’è stato un mega-spot di 50 minuti all’utero in affitto. E in studio non c’era alcun controcanto ma l’unico parere che si è sentito era quello di Veronesi, che auspicava che la storia lì presentata fosse raccontata nelle scuole. Mi tranquillizza, tuttavia, il fatto che la trasmissione per la prima volta è scesa sotto il 3%. Questo conferma ciò che ho sempre pensato: sono temi antipopolari».  

E invece politicamente che cosa comporta il voto di oggi?

«Dal punto di vista politico mi auguro che i cattolici della maggioranza – e non solo i cattolici, ma tutti gli uomini di buona volontà, perché non è una questione di fede – siano fermi nei loro valori. Su questi temi non si può andare a compromessi e il Pd, agendo così, crea le condizioni per una crisi di governo».
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