Dario Fo, i 90 anni festeggiati al Piccolo. La pagina rimossa della Rsi

26 marzo 2016 ore 14:21, Adriano Scianca
Dario Fo, i 90 anni festeggiati al Piccolo. La pagina rimossa della Rsi
Sono stati festeggiati al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano  i 90 anni di Dario Fo. Nato a Sangiano, nel Varesotto, il 24 marzo 1926, l’attore, regista, scrittore, pittore e già premio Nobel per la letteratura è stato celebrato dal figlio Jacopo, da Sergio Escobar, direttore dal 1998 del Piccolo di Milano, da Carlo Petrini, sociologo, scrittore e attivista, fondatore dell’associazione Slow Food, ma anche dal cabarettista Claudio Bisio e dallo scrittore Stefano Benni. Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1997 (già candidato nel 1975), Fo è noto per aver fatto uso degli stilemi comici propri della Commedia dell'arte italiana rielaborati alla sua maniera e portati con successo in tutto il mondo. È famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l'impegno politico di sinistra. Con la moglie Franca Rame, negli anni '70, fu anche tra gli esponenti del discusso e controverso Soccorso Rosso Militante. Famose le sue polemiche contro il commissario Calabresi in seguito alla morte dell'anarchico Pinelli. 


C'è peraltro una pagina del passato di Fo che diversi anni fa ha fatto molto discutere, anche se oggi in pochi se ne ricordano. Nel 1964, infatti, Giorgio Pisanò ricordò la passata militanza nella Rsi dell'attore, particolare piuttosto scabroso vista l'attiva militanza antifascista, nella cultura dell'Italia del dopoguerra, da parte dell'artista. Il caso vero e proprio, tuttavia, scoppiò dieci anni dopo, nel 1975, quando Giancarlo Vigorelli ne parlò su Il Giorno. Fo lo querelò e la vicenda si risolse con una rettifica. Nel 1977, però, un piccolo giornale chiamato Il Nord ritirò fuori la storia. Dario Fo fece ancora querela. Ne nacque un processo, che si svolse a Varese. Attorno a quella vicenda ci fu un certo scalpore e spuntarono fotografie di Fo in divisa repubblicana. Al che l’attore si giustificò dicendo di aver aderito alla Rsi come infiltrato dei partigiani. Il padre, disse, stava nella Resistenza, bisognava evitare di generare sospetti, e comunque l’arruolamento fu deciso insieme ai partigiani, con cui continuò a collaborare. Il 15 febbraio 1979 il processo si concluse con una sentenza che assolse per intervenuta amnistia il direttore de II Nord. 

Nella sentenza fu però scritto che l'adesione di Fo al Battaglione Azzurro di Tradate era “certa”. Scrivevano i giudici: “Lo ha riconosciuto lui stesso – e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali – anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano”. La sentenza non fu appellata e dunque è definitiva. Nelle successive interviste, nel corso degli anni, Fo continuerà a dichiarare che quella vicenda “è cosa nota, sempre ammessa”, pur parlando di una adesione coatta, dovuta ai bandi perentori della Rsi che promettevano morte ai disertori, e sempre nell'ottica di salvaguardare la famiglia antifascista.

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