Comitato art. 26: “Colpo di Stato educativo con il pretesto dell'omofobia. Genitori in campo e Renzi intervenga”

26 novembre 2014 ore 17:06, intelligo
Comitato art. 26: “Colpo di Stato educativo con il pretesto dell'omofobia. Genitori in campo e Renzi intervenga”
di Marco Guerra
In concomitanza della “Settimana nazionale contro la violenza e la discriminazione”, oggi e domani a Roma si terrà il corso di formazione “per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”. Come riportato da altri organi di stampa (Tempi, La Bussola Quotidiana e Il Foglio) l’iniziativa è rivolta ai direttori generali degli uffici scolastici regionali e ai coordinatori regionali dei presidenti delle consulte e sarebbe stata promossa dal Miur e l’Unar, in collaborazione con il Servizio Lgbt di Torino. L’evento è già al centro di polemiche e di un’interpellanza parlamentare del senatore Carlo Giovanardi, secondo il quale si tratterebbe dell’ennesimo tentativo di far passare l’ideologia del gender fin dalla scuola primaria. Ma cosa ne pensano i genitori? “E’ in atto un colpo di stato educativo” ha tuonato in un’intervista rilasciata ad IntelligoNews, Maria Chiara Iannarelli, membro e fondatore del Comitato art. 26, nato proprio per offrire a tutti i genitori gli strumenti per difendere le loro prerogative in ambito educativo. L’iniziativa che si rivolgerebbe a direttori del Ministero e presidi delle scuole, mirerebbe a far avviare queste linee guida agli studenti? Che ne pensate? «Si sta partendo dal capo e dalla coda – dirigenti e studenti – senza coinvolgere, in un dibattito scientifico-culturale, la società e le famiglie rispetto a temi delicatissimi che vengono introdotti nelle scuole in modo subdolo. A questo evento è stato dato un enorme clamore, ma non sarebbero stati invitati tutti i dirigenti e i presidi delle scuole italiane. Si dà per scontata l’accettazione di una strategia che viene fatta credere come approvata e condivisa quando invece solo una piccola minoranza è veramente al corrente di cosa contempla e quali sono le finalità. Si deve sapere, però, che per questa strategia sarebbero stati spesi 10 milioni di euro e sarebbe stata sviluppata con la consulenza di 29 associazioni Lgbt e neanche un’associazione familiare». Quali sarebbero i rischi che voi denunciate? «I libretti dell’Unar che dovevano essere diffusi nelle scuole primarie, medie e superiori – poi fortunatamente bloccati dal Miur – sono un esempio emblematico: senza alcuna autorizzazione era stato messo il marchio del Ministero sul testo curato da un’associazione omosessualista che propugnava teorie senza alcune basi scientifiche? E pare proprio di sì. Nel libretto veniva anche messo in discussione che l’orientamento eterosessuale fosse un dato naturale. E che dire di quel richiamo al conservatorismo sociale o di credenze in precetti religiosi indicativo del grado di omofobia dell’individuo? Questa non è discriminazione al rovescio? Tutto questo – se non fosse stato ritirato – sarebbe stato introdotto nelle scuole senza il coinvolgimento delle famiglie e del corpo insegnante e senza che queste associazioni abbiano le competenze psico-pedagogiche per farlo». E ancora adesso si procede senza il confronto?
Comitato art. 26: “Colpo di Stato educativo con il pretesto dell'omofobia. Genitori in campo e Renzi intervenga”
Comitato art. 26: “Colpo di Stato educativo con il pretesto dell'omofobia. Genitori in campo e Renzi intervenga”
«La strategia contro le discriminazioni di genere non si è mai fermata ed era rivolta a scuole, media, carceri e lavoro. La parte rivolta alla popolazione carceraria prevede un enpowerment dei detenuti LGBT, ovvero centri di ascolto e progetti di reinserimento nella società. Ma questo non dovrebbe avvenire per tutti i detenuti? Per i media, invece, sarebbero stati previsti incontri per i giornalisti per non fargli più usare termini come famiglia naturale ma piuttosto parlare di “diversi tipi di famiglie”. Si sta cercando di cambiare la società in maniera subdola senza che la maggior parte dei soggetti interessati sia d’accordo. E per fare questo si sta creando ad arte un’emergenza omofobia che non esiste. L’Italia, secondo una recente statistica internazionale, è al decimo posto nella classifica dei Paesi più gay friendly al mondo e l’Oscad (gruppo interforze italiano contro gli atti discriminatori, ndr) avrebbe raccolto solo 83 denunce dal 2011 al 2013. Si tratta di meno di 28 atti discriminatori l’anno, alcuni riferiti a offese verbali, sia ben inteso sempre gravi e da stigmatizzare, ma non al punto da giustificare questa propaganda che mira solo a distruggere alcuni capisaldi del diritto naturale». Ma torniamo alle scuole, anche fra gli alunni non esiste un’emergenza omofobia? «Noi dobbiamo educare al rispetto del bambino più sensibile e introverso e a quello per la bambina maschiaccio, come d’altra parte ho fatto e continuo a fare insieme ai miei colleghi da 20 anni a questa parte. Se parliamo di rispetto, allora perché non si promuove anche la lotta alla basso-fobia o alla grasso-fobia? Non mi pare che il bullismo sia legato solo all’omofobia. Queste strategie non hanno un’attenzione completa all’accoglienza, puntano solo all’indottrinamento dei ragazzi. Al convegno “Educare alle differenze”, tenutosi a Roma il 20 e 21 settembre, c’erano le associazioni Lgbt che hanno parlato di introdurre il tema del transessualismo ai bambini di fascia 0 – 6 anni. Si discussa poi della necessità di accompagnare i giovani a esplorare la propria identità sessuale di fronte ai condizionamenti dell'"eteronormativitá". Si sarebbe affermata anche la necessità di far riferimento agli standard per l'educazione sessuale in Europa che propongono tra l'altro di informare i bambini tra gli 0 e i 4 anni su masturbazione infantile precoce, e su amore tra persone dello stesso sesso tra i 4 e i 6 anni. E ancora si sarebbe detto di aiutare a sviluppare simpatia e amore per le persone dello stesso sesso. Insomma, l’unico obiettivo è promuovere un genere culturalescisso dal binomio maschio – femmina? Il fine ultimo è o no il genere neutro? Introdurre in ogni modo una visione minoritaria senza fondamenti scientifici si chiama ideologia totalitaria». Al momento queste iniziative rimarrebbero a livello di convegni e seminari o sarebbero già entrate nelle scuole? «La provincia di Roma avrebbe sostenuto il progetto Niso-Rainbow per scuole superiori, che usa la tecnica dei cortometraggi (media education); alcuni di questi video contro l’omofobia mostravano una situazione in cui degli studenti etero perseguitavano dei loro compagni omosessuali. Nelle medie-superiori è stato diffuso anche il testo “di che genere sei”, in cui c’è anche un cruciverba Lgbt. Quello che la nostra associazione vuole far emergere è che la maggior parte delle famiglie – che non è minimamente informata su queste iniziative – è contraria all’educazione sessuale a senso unico e lo vogliamo dire. Ma, soprattutto, affermiamo che si può fare educazione al rispetto della persona senza scadere nella propaganda omosessualista». Sul vostro sito invitate a scaricare un modulo per il consenso informato? Avete avuto segnalazioni? «Certo che abbiamo avuto segnalazioni, il caso di un asilo della Bufalotta è solo il segnale di come questi progetti vengano presentati senza la condivisione delle famiglie, alla stregua di quello che avvenne a Venezia con il progetto di lettura “Leggere senza stereotipi”. Voglio fare una domanda, legittima: perché un’associazione Lgbt avrebbe proposto di diffondere nelle scuole una mozione per educare alle differenze consigliando di non fare esplicito riferimento ai temi che verranno trattati? Loro sanno benissimo che nei corsi che voglio proporre non si parla di tutte le discriminazioni ma solo della propaganda omosessuale. Senza uno straccio di contenuto scientifico si vuole mettere in discussione la famiglia e l’identità sessuale in un’età delicatissima per la formazione del bambino. Insomma, con il pretesto della lotta all’omofobia oggi è in corso un “colpo di Stato educativo”. Che il Miur e Renzi si pronuncino». C’è chi vi accusa di omofobia per il vostro impegno? «È ovvio, la discussione è appositamente viziata in modo da bloccare qualsiasi critica a questi metodi educativi. Si diffonde la paura di ricevere la stigma di omofobo. La Fallaci diceva: “Io dico quello che tutti pensano, ma non tutti hanno il coraggio di dire”. Questa polemica dialettica imposta dalle associazioni Lgbt contribuisce a spaccare la società e a far confondere l’accoglienza e il rispetto per qualsiasi persona con il riconoscimento di modelli educativi e comportamentali molto controversi. Certe scelte di vita devono essere valutate serenamente, senza che questo venga bollato come omofobo. D’altra parte, il riconoscimento della famiglia nella Costituzione Italiana non è stata una scelta arbitraria. La Carta, infatti, non la istituisce ma la riconosce come “società naturale”, così come riconosce il suo ruolo nell’accudimento e nell’educazione dei figli. Il diritto all’educazione dei propri figli è riconosciuto anche dall’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (da qui prende il nome il comitato, ndr). Per questo lo Stato dovrebbe evitare di alimentare progetti che contrappongono la tolleranza e il rispetto alle prerogative riconosciute alla famiglia».
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