Stop motion all'italiana, al cinema arriva "Fantasticherie di un passeggiatore solitario". Video

26 novembre 2015 ore 8:59, Micaela Del Monte
Stop motion all'italiana, al cinema arriva 'Fantasticherie di un passeggiatore solitario'. Video
La stop motion è un arte antica cinematografica antica, che viene prima del digitale, prima della Pixar, prima di tutto.
E' un'idea elementare: l'operatore di cinepresa riprende il soggetto impressionando un fotogramma; il soggetto viene poi spostato o manipolato, e si impressiona il fotogramma successivo. Alla fine, mettendo tutto in sequenza, nasce l'illusione del movimento, il simulacro credibilissimo di un mondo rifondato e spettacolare, e al naturale. 

Ed ecco che tra Monty Pyton di Terry Gilliam e le varie opere di Tim Burton rispunta la stop motion italiana dal tocco un po' retrò. 
Tutto grazie all'uscita del primo lungometraggio di Paolo Gaudio, regista calabrese di 34 anni già premiatissimo nei più importanti festival di cinema fantastico e sci-fi al mondo. Fantasticherie di un passeggiatore solitario, in sala dal 26 novembre, è il titolo della sua opera prima. Un film audace e originale, tra animazione in stop motion ("col suo aspetto impreciso, artigianale e libero") e live action, al netto di ogni ricorso alla computer grafica d'ultima generazione: anche in un'epoca pienamente digitale, la carta può emozionare, divertire, commuovere.


Questa la trama: Jean Jacques Renou è uno scrittore del 1876 che vive in uno squallido seminterrato. Povero e vecchio, inizia a scrivere Fantasticherie di un passeggiatore solitario: un romanzo di formazione e al contempo un "ricettario fantastico". Theo invece è un laureando in filosofia odierno, appassionato di libri incompiuti come quello di Renou, che comincia a leggere finendo teletrasportato in un posto ribattezzato "Vacuitas". E poi c'è il dodicenne protagonista del libro, smarrito in un bosco senza tempo, che riprende vita.

"Sono cresciuto col cinema fantastico. Anzi, non credevo esistesse altro cinema al di fuori di quello con effetti speciali, eroi muscolosi, mostri cattivissimi e imprese impossibili da compiere per salvare il mondo" ha raccontato a Repubblica.it il regista. "I miei maestri si chiamano Tim Burton ovviamente, e poi Terry Gilliam, Robert Zemeckis, Richard Donner, Jonh Carpenter e Joe Dante". La sua estetica è così stata segnata: "sto scrivendo un nuovo lungometraggio tratto da un racconto di Lovecraft: un progetto d'animazione stravagante che cercherà di affrontare con poesia, e con i cazzotti di Arnold Schwarzenegger, i temi cari all'autore de "Le montagne della Follia". 

Paolo Gaudio ha scoperto la stop motion "guardando Gli Argonauti da bambino: ero terrorizzato dall'esercito di scheletri e dalla medusa. Per tranquillizzarmi, mio padre provò a spiegarmi che si trattava di una tecnica d'animazione e che in realtà quelle creature erano innocui pupazzi di carta".
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]