Addio doppio a Repubblica, lascia Mauro e pure Sofri. Amicizia o peso del passato?

26 novembre 2015 ore 11:05, Americo Mascarucci
Addio doppio a Repubblica, lascia Mauro e pure Sofri. Amicizia o peso del passato?
Ci sono situazioni in cui forse l’etica e la morale non possono non prevalere sugli interessi politici o come in questo caso editoriali. E’ di ieri la notizia dell’addio di Ezio Mauro alla direzione del quotidiano “La Repubblica” e l’arrivo alla guida del giornale fondato da Eugenio Scalfari di Mario Calabresi attuale direttore de “La Stampa. 
Come prima conseguenza dell'avvicendamento è giunto l’addio di Adriano Sofri collaboratore di punta de “La Repubblica” con la rubrica “Piccola Posta”. E’ lo stesso Sofri ad annunciarlo. "Leggo, dal Bangladesh, dove sto viaggiando, che Ezio Mauro lascerà la direzione di Repubblica dal prossimo 14 gennaio – scrive l’ex leader di Lotta continua -  Sono contento per lui, che comincerà una terza delle sue sette vite nella forma migliore. Gli sarà un po’ difficile, con la passione che lo anima, lasciare proprio durante una guerra mondiale. Ma troverà senz'altro un buon punto da cui partecipare. Essendo la mia lunga collaborazione a Repubblica un riflesso della mia personale amicizia per Ezio Mauro, naturalmente finirà con la sua direzione". 
Fin qui Sofri. Tuttavia sono in molti ad evidenziare come dietro la decisione di Sofri, oltre al rapporto di fiducia che lo legava a Mauro, a questo punto venuto meno con l’addio del direttore, ci potrebbe essere anche una questione più profonda. E' il quotidiano “Il Giornale” ad ipotizzare come la scelta potrebbe essere motivata dall’esigenza di evitare l’imbarazzo che verrebbe a crearsi per Sofri con l’arrivo di Calabresi. Perché il nuovo direttore è il figlio del commissario Luigi Calabresi assassinato nel 1972 da un commando di Lotta Continua. Sofri è stato condannato in via definitiva quale mandante dell’omicidio pur essendosi sempre dichiarato innocente. Ha ammesso una “responsabilità morale” in riferimento alla campagna stampa che il quotidiano “Lotta Continua” orchestrò contro Calabresi accusato di essere un “torturatore” e un nemico del popolo, ma di non avere alcuna responsabilità penale non avendo mai ordinato, né commissionato l’omicidio del commissario come invece hanno sempre sostenuto i suoi accusatori. 
Da parte di Sofri dunque l’imbarazzo di doversi confrontare con il figlio del commissario che, comunque la si pensi, fu vittima del clima di odio e di intolleranza creato dal movimento di estrema sinistra di cui l’ormai ex collaboratore di Repubblica era leader? Chissà forse invece questa poteva essere l'occasione buona per chiudere definitivamente una vicenda dolorosa per l'Italia e per i diretti interessati con una definitiva stretta di mano fra il figlio del commissario e Sofri facendo prevalere il perdono sul risentimento.
Sofri ha preferito usare un'altra sensibilità? Chissà!

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