Isis rivendica anche strage su bus a Tunisi, la tattica del Califfato per un terrore infinito

26 novembre 2015 ore 11:40, intelligo
Isis rivendica anche strage su bus a Tunisi, la tattica del Califfato per un terrore infinito
Museo del Bardo, Sousse, Tunisi: tre nomi, tre luoghi, tre stragi. L’ultima, martedì: attentato a un autobus, nel centro della capitale. Quattordici morti, uccisi dalla follia dei kamikaze. L’Isis ci mette la firma e lo fa affrettandosi a mettere in rete il (solito) video e le solite minacce all’Occidente. Una frase su tutte: “Noi non ci fermeremo fino a quando la Sharia di Allah non sarà applicata in Tunisia”. E’ un particolare, quella della rivendicazione pressochè immediata, sul quale tuttavia merita di focalizzare l’attenzione, anche perché dubbi sull’autenticità delle rivendicazioni ci sono. Basta rimettere insieme i pezzi della lunga scia del terrore. L’Isis rivendica a tempo di record l’abbattimento dell’aereo russo con a bordo oltre duecento persone sui cieli del Sinai (solo alcune settimane dopo gli accertamenti hanno consentito di accertare che non si trattava di un incidente aereo ma di un attentato e che a bordo era stata collocata un ordigno artigianale ricavato con la lattina di una bibita). 

Poche ore dopo la strage il Califfato ci ha messo sopra la firma; quasi a fugare subito qualsiasi perplessità e attraverso la rivendicazione, consolidare mediaticamente, il proprio “status”. E in fatto di strategia mediatica gli uomini del Califfo hanno dimostrato capacità di penetrazione e una notevole familiarità col mondo di internet e dei social network. Ormai non si contano quasi più i video dei “tagliagole” indirizzati all’Occidente, compreso uno dei più recenti, dopo le stragi di Parigi in cui si vedeva chiaramente oltre alla Tour Eiffel anche il Colosseo e San Pietro. “Uno dei cavalieri martiri, Abou Abdallah el Tunessi, è riuscito a infiltrarsi e ha fatto esplodere la sua cintura per uccidere almeno 20 apostati", si legge nel comunicato dell’Isis che si conclude con minacce a poliziotti e ai militari tunisini. E così la Tunisia ripiomba nel terrore che aveva già provato nel marzo scorso quando un commando di terroristi fece irruzione nel Museo del Bardo prendendo in ostaggio i visitatori e poi uccidendone quattro, tra i quali una coppia italiana in vacanza. Stesso terrore qualche mese dopo, in piena estate, a Sousse città balneare, dove due kamikaze col kalashnikov al seguito seminarono morte tra i turisti che prendevano il sole sulla spiaggia. Il governo tunisino ha decretato lo stato di emergenza, con tanto di coprifuoco dalle 21 fino alle 5 della mattina.

L’attacco a Tunisi arriva dopo la decisione delle autorità tunisine di dare una stretta ai controlli dopo le stragi di Parigi. Fino a oggi nessuna rivendicazione era arrivata e anche questo è un particolare sul quale i servizi di intelligence stanno lavorando. Anche per capire se l’ennesimo video e l’ennesima “firma” dell’Isis sulla nuova scia di sangue, sono autentici. Condanna unanime da tutto il mondo. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha affermato che le Nazioni Unite sono “dalla parte del popolo tunisino mentre affronta la piaga del terrorismo e continua a consolidare e a rafforzare la sua democrazia”. Dalla Francia, il presidente Francois Hollande rileva che a Parigi come a Tunisi è la “medesima lotta per la democrazia contro l'oscurantismo. La Francia è al fianco della Tunisia, delle sue autorità e delle forze di sicurezza in questo momento doloroso”. Ferma e durissima la condanna del presidente americano Obama: in una nota la Casa Bianca sottolinea il tentativo dei terroristi di sfruttare paura e violenza per minare gli importanti progressi segnati dal popolo tunisino nel perseguire la democrazia e annuncia “un sostegno economico di rilievo per la sicurezza e la governance”. 

LuBi

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