Samra e Sabina, le testimonial dell'Isis: da ragazze da poster alla morte

26 novembre 2015 ore 11:49, Marta Moriconi
Samra e Sabina, le testimonial dell'Isis: da ragazze da poster alla morte
Il primo a parlare della due giovani reclute dell'Isis uccise è stato David Scharia, un esperto del comitato antiterrorismo del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che ha dichiarato: "Abbiamo ricevuto informazioni da poco su due di 15 anni, le ragazze, di origine bosniaca, che hanno lasciato l'Austria. Entrambe sono state reclutate dallo Stato islamico. Una è stata uccisa nei combattimenti in Siria, l'altra è scomparsa".
Poi la conferma. Le due austriache, che sarebbero reclutate da un predicatore musulmano islamico bosniaco che viveva a Vienna, Abu Tejda, sono morte, una in combattimento, l'altra è stata massacrata di botte o con un martello (va ancora chiarito) perché aveva tentato la fuga da Raqqa. Ma chi erano? Semplice: delle ragazze da poster per attirare altre reclute, delle testimonial del terrorismo, utili come altre, a fornire un'immagine mediatica di gruppo vincente, aperto, spettacolare verrebbe da dire, attrattivo fino al punto di arruolare bionde europee che amano trascorrere la vita insieme agli uomini, al loro fianco, ad ogni costo. Ad ogni costo, appunto. Lo avevano detto: "Non cercateci. Noi serviamo Allah e moriremo per lui". Era il 2014 e Samra Kesinovic e Sabina Selinovic avevano 16 anni la prima e 15 anni la secondaChe cosa può spingere due adolescenti ad andare in Siria e arruolarsi nell’Isis? Sono vittime dell'assolutismo adolescenziale. 

A quell’età cosa volete che due ragazzine possano capire di Assad, della guerra fra sciiti e sunniti, del fondamentalismo islamico, del Corano ecc.? Cosa volete che possano comprendere di ciò che è realmente l’Isis, delle sue finalità? Forse pensavano che fosse tutto un gioco a punti, o come detto un reality show come quelli che si vedono solitamente sui canali televisivi con le persone che scelgono di sperimentare la vita sulle isole deserte o sulle alte montagne?  Volevano forse provare dal vivo le stesse sensazioni che si hanno stando dietro la testiera della play station, senza sapere che laggiù al posto dei pulsanti c’erano le armi vere, con pallottole reali e non virtuali? Tutte domande che ci siamo fatti consci come siamo che dall'inferno è difficile scappare. E che la guerra virtuale è solo nei videogame. 
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