A Hollande il contentino della Merkel: (solo) 650 militari in Mali

26 novembre 2015 ore 12:16, Americo Mascarucci
A Hollande il contentino della Merkel: (solo) 650 militari in Mali
"Auspico che la Germania si possa impegnare di più contro l'Isis".  
E' quanto ha detto il presidente francese Francois Hollande incontrando a Parigi la cancelliera tedesca Angela Merkel. "Giovedì (oggi ndr.) dirò al presidente russo Vladimir Putin che è contro lo Stato islamico che dobbiamo batterci - ha aggiunto - nessun Paese è al riparo da un'azione del Califfato". 
Il presidente francese Francois Hollande è in cerca di alleanze in Europa nella lotta contro il terrorismo islamico nel momento in cui la Francia sembra il paese più esposto e l’obiettivo più ambito dal fondamentalismo. E sebbene tutti in Europa si sono sentiti francesi di fronte alle stragi del 13 novembre, nel momento in cui si chiede di passare dalle parole ai fatti, dalla solidarietà all’azione militare i distinguo non mancano. 
Cominciando dall’Italia che ha fatto sapere che l’intervento armato, e dunque la prospettiva di una guerra in Siria, potrebbe rinfocolare il fondamentalismo anziché sconfiggerlo come avvenuto in Libia.
La Francia però si sente sotto attacco e ha paura, ragione per cui Hollande ha chiamato a raccolta l’Europa in base al motto “nessuno può dirsi al sicuro, tutti siamo potenziali obiettivi del terrorismo”. Della serie: combattiamo tutti insieme per sentirci più sicuri. E sebbene il principio di Hollande non sia affatto sbagliato, resta tuttavia l’amaro in bocca di fronte alle tante volte in cui altri paesi hanno chiesto aiuto all’Europa vedendosi spesso negato questa aiuto dalle pressioni francesi e tedesche. Angela Merkel per il momento non ha preso impegni per ciò che riguarda l’intervento armato in Siria. L’aiuto della Germania si concretizzerà con l’invio di 650 militari in Mali per supportare l’azione di contrasto al terrorismo delle truppe francesi. 
Una decisione che ha lasciato l’amaro in bocca ad Hollande (sembra un contentino), che si sarebbe aspettato un impegno più incisivo e concreto. “Spero – ha detto - che la Germania possa impegnarsi ancora di più contro Daesh in Siria e in Iraq, pur conoscendo le regole che esistono in Germania sugli interventi all'estero. Si tratterebbe di un ottimo segnale nella lotta contro il terrorismo". 
Ma la Merkel in questo momento non sarebbe affatto intenzionata ad infililarsi in un conflitto armato nel Medio Oriente ancora meno adesso che c’è la crisi turco-russa e gli Stati Uniti stanno continuando a mantenere una posizione defilata rispetto alla guerra dichiarata da Putin all’Isis. In più la cancelliera tedesca sarebbe molto preoccupata dai sondaggi che vedrebbero in Germania un calo della sua popolarità e la crescita di un’area del dissenso all’interno della Cdu. 
L’impegno diretto in una guerra in questo momento insomma non sarebbe l’ideale per l’immagine della Merkel. Ecco perché la Germania continua a privilegiare una situazione politica rispetto alla guerra. 
Una posizione quella tedesca sposata anche dall’Italia nell’incontro che Renzi ha avuto con Hollande dove è stato ribadito l'impegno ad allargare il più possibile la coalizione anti-Isis ma prediligendo la diplomazia alle armi. 
Insomma “siamo tutti francesi ma non troppo” e sebbene il terrorismo sia un pericolo per tutti, l’ipotesi di partecipazione ai raid aerei in Siria e in Iraq resta una prospettiva di difficile unificazione. Specie se come molti sospettano l’obiettivo francese sia quello, non tanto di combattere l’Isis, quanto quello di abbattere il regime di Assad. E per quale motivo, visti i precedenti dell’Iraq, dell’Afghanistan e della Libia, l’Europa dovrebbe andare a favorire una transizione politica destinata come avvenuto finora a sfuggire di mano all’Occidente?
Ma soprattutto, perché andare a bombardare la Siria offrendo quindi ai fondamentalisti l'occasione ideale per arruolare nuovi adepti in Occidente?

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