Putin "arresta" 50 imprenditori turchi ed è quasi embargo: vendetta?

26 novembre 2015 ore 15:08, intelligo
Putin 'arresta' 50 imprenditori turchi ed è quasi embargo: vendetta?
Il flash d’agenzia mette i brividi: “Tv Ankara, 50 imprenditori turchi arrestati in Russia”. Lo batte l’AdnKronos alle 14,39 e subito il pensiero corre a una possibile, ipotetica, ritorsione rispetto all’abbattimento dell’aereo russo da parte degli F-16 turchi solo pochi giorni fa. Le notizie sono ancora frammentarie e la prudenza è d’obbligo in questi casi anche se una notizia del genere dà bene il senso del clima tra Mosca e Ankara. Pochi minuti dopo, arriva un nuovo aggiornamento in base al quale le autorità russe avrebbero arrestato un gruppo di una cinquantina di imprenditori turchi con l'accusa di “false dichiarazioni sul loro viaggio nel paese”. Notizia riferita dalla televisione di Ankara Cnn Turk e anche questo dà il segno della tensione di queste ore tra i due Paesi.  Solo stamani, Erdogan aveva precisato che la Turchia non ha alcun motivo “di colpire la Russia, con la quale abbiamo relazioni forti” e sull’episodio del jet russo abbattuto, aveva sottolineato che sì, “è stato abbattuto nel rispetto delle regole di ingaggio annunciate in precedenza. La nazionalità dell'aereo era sconosciuta al momento dell'incidente”. 

Tornando alla notizia del sequestro dei cinquanta imprenditori turchi in Russia, le agenzie riferiscono che il gruppo di operatori economici si trovava nella città di Krasnodar per partecipare a una fiera dedicata al comparto agricoltura, come ha riferito uno di loro alla Cnn Turk. Stamani, un giudice ha condannato ognuno di loro a una multa di quattromila rubli e a 10 giorni di carcere. Una condanna – si legge ancora sulle agenzie – riferita al fatto che gli imprenditori secondo i giudici russi, avrebbero dichiarato come motivo di viaggio quello del “turismo”, mentre invece la mission era economica. Un episodio che se visto a sé, non ha gran significato se non quello della presunta violazione dei motivi del viaggio, ma il dato sospetto è la velocità con cui sono stati fermati, processati e condannati. Oltre al fatto che nei venti di crisi tra Mosca e Ankara, potrebbe rappresentare un altro indizio prima della “tempesta”. 

E come se non bastasse, è di oggi la notizia che il Cremlino ha deciso controlli “più stringenti” sui prodotti agricoli in arrivo dalla Turchia. Non è ancora embargo, ma la tensione resta alta. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, precisa che nessun embargo è stato introdotto, e che misure restrittive di questo tipo non sono in discussione al momento, in seguito all'abbattimento del Sukoi-24 di Mosca ai confini siriani. Poi aggiunge che la stretta dei controlli sui prodotti in arrivo dalla Turchia è necessaria per “i pericoli posti dall’aumento di azioni di varia natura di estremisti, un dato certo in particolar modo dovendo fare i conti con azioni imprevedibili di Ankara”. Controlli “più stringenti” significa, secondo la versione russa, che saranno monitorati anche i confini.  Nell'agenda di Putin e in quella di Erdogan resta segnato il faccia a faccia previsto per il 15 dicembre, ma a questo punto, non è detto che venga confermato. 



LuBi
autore / intelligo
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