Dopo le banche anche Confindustria vittima del terrorismo?

26 novembre 2015 ore 16:19, Luca Lippi
È normale considerare l’effetto domino dopo gli attentati di Parigi, utilizzare però gli attentati per giustificare una tendenza che nulla ha a che fare con gli attentati diventa lezioso e fin troppo incomprensibile. Nei fatti però accade che il sistema finanziario lancia l’allarme e chiede aiuti immediati per evitare contrazioni in un momento delicatissimo, e al coro dei “richiedenti aiuto” si aggiunge anche Confindustria, e questo si legge nell’analisi mensile elaborata dal centro studi di Confindustria. Se da un lato i fattori espansivi  come il calo del prezzo del petrolio e l'indebolimento dell'euro "si sono irrobustiti", diversi sono gli elementi che minacciano il sistema economico. "La frenata degli emergenti, che abbassa le stime per il commercio mondiale, la paura generata dagli attacchi terroristici, che alimenta una già elevata incertezza e modifica i piani di spesa, e l'escalation militare in Siria costituiscono venti che soffiano contro un'economia europea che non viaggia certo a pieni giri, soprattutto in alcuni paesi". Dunque se lo scenario globale economico non è più sostenuto da soli fattori favorevoli, figuriamoci che catastrofi si possono prevedere per il nostro Paese!
Confindustria ha detto in altre occasioni di vedere una ripresa economica nel nostro Paese invero lamentandone sommessamente la debolezza, oggi parla di deludenti dati del terzo trimestre aggravati dalla debolezza della domanda estera, poi qualcuno dovrebbe anche segnalare che fine ha fatto la stratosferica annata turistica! La prima minaccia per il sistema economico globale continua ad essere rappresentata dalla deflazione: "La deflazione depotenzia l'azione della politica monetaria, aggrava il peso dei debiti e induce il rinvio degli acquisti". Si tratta di un fenomeno riconducibile alla "capacità produttiva inutilizzata (sotto forma in particolare di elevata disoccupazione), alla generale discesa delle quotazioni delle materie prime (che riflettono e insieme trasmettono le pressioni al ribasso dei prezzi)" in un contesto in cui "le aspettative degli operatori e le ricadute della concorrenza globale e dell'innovazione tecnologica continuano a spingere all'ingiù la dinamica inflattiva".

In tutto questo cosa può fare l’Europa, oppure il nostro governo, per sostenere l’economia? Niente! La Bce continuerà il suo programma di Qe ma all’orizzonte ci sono scenari assai peggiori di quelli presenti all’epoca del lancio dell’alleggerimento quantitativo di Mario Draghi. E le banche cosa vogliono lamentare? Se si vuole combattere una qualunque forma di terrorismo la prima cosa da fare è cercare di asfissiarne le disponibilità economiche. E dove passano le disponibilità economiche per finanziare attentati e eserciti? Uno degli strumenti utilizzati sono le cosiddette "dark pool" che alimentano questi finanziamenti. Le dark pool sono le piattaforme finanziarie utilizzate da Bnp, Deutsche Bank, Credit Suisse, SocGen, che permettono il transito di enormi somme di denaro in forma anonima. Ogni giorno passano dalle dark pool 15 mila miliardi, rigorosamente fuori dai radar delle normative internazionali sulla trasparenza. Nel 2014 il totale delle transazioni valeva 500 mila miliardi di euro, ed è in costante aumento. E allora bisognerà fare una scelta netta perché anche le banche fanno parte di un macrocontesto industriale. La realtà è che i dati economici dei mesi scorsi sono tutti “alterati”, la ripresa è troppo debole e quindi insufficiente e che chiedere aiuto in questo momento non è utile perché il problema non è il terrorismo ma è l’economia e soprattutto la finanza che abusivamente ne determina le sorti.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]