Valeria e Tullia: due morti tragiche, ma diversamente corrette?

26 novembre 2015 ore 17:08, intelligo
Valeria e Tullia: due morti tragiche, ma diversamente corrette?
di Anna Paratore

Notte di Halloween, notte delle streghe. Mentre mezzo mondo festeggia questa “full immersion horror” nata in America e poi esportata un po’ ovunque, una discoteca in Romania prende fuoco. Colpa del pressapochismo, della superficialità, dell’incoscienza di qualcuno, ma 38 ragazzi ci rimettono la vita. I feriti non si contano.

Tra i morti c’è una ragazza italiana, e a questo punto vi sfidiamo a ricordarne il nome. Praticamente impossibile, vero, perché la notizia sebbene trattata da tutti i media non ha destato scalpore. E allora, per la cronaca, la ragazza italiana si chiamava Tullia Ciotola, aveva 27 anni, era in Romania per un programma di studi Erasmus e aveva anche lei uno splendido sorriso e magari un fantastico futuro dietro all’angolo. Eppure, a parte qualche articolo di cronaca più sul rogo della discoteca in generale che sulla morte della ragazza in particolare, non si è fatto. Certo, il grande sconforto di parenti e amici, e ci mancherebbe! E un ricordo in università, dove comunque lei studiava e aveva intrapreso appunto l’Erasmus.

Di contro, abbiamo la povera Valeria Solesin, morta nell’inferno del Bataclan insieme a un’ottantina di altre persone, e di lei ci è stato detto tutto. Anzi, da giorni sulla sua terribile disgrazia si fanno le aperture dei TG, le tavole rotonde nei talk show politici, abbiamo sentito più che i ricordi di lei, una sorta di programmini rivolti ai giovani italiani, il tutto benedetto dalle istituzioni. Renzi ai funerali non c’era, ma solo perché era già andato a far visita alle spoglie di Valeria e agli affranti genitori.

Beh, sarà controcorrente dirlo, e forse susciterà un vespaio, ma Valeria Solesin non aveva niente di più o di meglio di Tullia Ciotola, e questo lo penserebbero anche i genitori della veneziana, e comunque se anche lo avesse avuto, noi non lo sappiamo, né è cosa che deve interessare l’Italia, che dovrebbe piangere tutti i suoi figli morti in eguale misura soprattutto se non sono morti per la Patria, riservando gli onori solo a questi ultimi. E Valeria e Tullia non sono morte per la Patria. Non erano a Parigi o a Bucarest impegnate in chissà quale operazione militare o solidale governata dal Ministero degli Interni, come fu per Callipari, ma semplicemente a studiare per un futuro buon posto di lavoro. E' una tragedia, e come tutte le tragedie, non si può che piangere. Due ragazze molto sfortunate che hanno pagato con la vita l’insensatezza o la ferocia altrui, vuoi che essa fosse voluta o inconscia. Valeria e Tullia, rispettivamente, quella sera erano fuori a divertirsi. Una per ascoltare una band death metal e l’altra a festeggiare Halloween. Che c’è di eroico in questo valorizzare Valeria come una sorta di icona nazionale dimenticando Tullia nemmeno un mese dopo la sua morte?

Sia chiaro, non dico che a turbarci sia stato il dolore popolare per la morte di Valeria, normale per questa giovane e brava ragazza presentata in una splendida fotografia, ma tutta la retorica che le si è voluto appiccicare sopra, un po’ come per Alan, il bimbo siriano affogato. Non si sa bene come – o forse invece si sa – ma improvvisamente Valeria è diventata una sorta di spot per il governo. Lei, così politicamente corretta per loro da essere una sostenitrice di Emergency, e i suoi genitori così stoici da volere un funerale civile dove però fossero presenti i rappresentanti di tutte le religioni, anche di quella nel nome della quale Valeria è stata uccisa. E Renzi e tutti i suoi a sproloquiare di vie intitolate, di borse di studio a nome di Valeria, e di questo passo. E perché no una bella borsa di studio anche a nome di Tullia? Anche lei era studentessa, anche lei era in Romania per migliorare la sua cultura, e quindi? Cosa c’è di diverso tra le due, la mano degli assassini? E allora i morti nel museo di Tunisi, di cui nessuno ricorda nulla, nemmeno il numero? Dove sono le grancasse mediatiche nel loro caso? E la coppia di anziani ammazzata a Mineo? E cosa è stato fatto per Benedetta Ciaccia, l’italiana trentenne morta negli attentati di Londra del 2005? Quante vie a lei intitolate, quante borse di studio?

Ah, che triste Paese questa povera Italia, ridotta ad avere morti di serie A e di serie B a seconda di cosa fa comodo a una politica di mezze figure, priva di personaggi capaci di reggere il colpo di anni difficili, che al paragone fanno sembrare uno statista perfino Hollande. Sì, avete letto bene, abbiamo scritto proprio Hollande.
autore / intelligo
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