Don Corrado Lorefice nuovo arcivescovo di Palermo. Un parroco batte cardinali e prelati

26 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Don Corrado Lorefice nuovo arcivescovo di Palermo. Un parroco batte cardinali e prelati
Sembra che la successione alla guida dell’arcidiocesi di Palermo sarebbe ormai cosa fatta. 

Al cardinale Paolo Romeo succederà don Corrado Lorefice, 53 anni, il quale non soltanto non è cardinale ma nemmeno vescovo.

E’ parroco a Modica e vicario episcopale per la pastorale nella diocesi di Noto. Un sacerdote dunque che conosce molto bene la Sicilia e che da sempre è impegnato dalla parte degli ultimi. 

La sua nomina dovrebbe essere ormai ufficiale battendo incredibilmente la concorrenza di tantissimi illustri "papabili",  da Giancarlo Bregantini a Bruno Forte, da Domenico Mogavero a Michele Pennisi per finire con il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento che dopo aver ricevuto la porpora da Bergoglio sembrava predestinato alla successione di Romeo.

Don Corrado, prete di strada, di periferia, sconosciuto ai più e soprattutto estraneo alle logiche di Curia sarebbe dunque il prescelto da Francesco per guidare l’arcidiocesi più importante della Sicilia.

Un’altra evidente dimostrazione di quanto Bergoglio sia allergico agli schemi e alle tradizioni e come guardi sempre di più all’impegno pastorale e sempre meno, anzi affatto, alle logiche di schieramento o alle sponsorizzazioni curiali.

Pare che a suggerire don Lorefice al Papa sia stato niente meno che don Luigi Ciotti che Francesco avrebbe consultato in virtù del suo impegno nella lotta alla mafia. L’opinione di don Ciotti avrebbe dunque contato molto più di quella degli apparati della Curia e della Conferenza Episcopale Italiana. 

Ma chi è don Lorefice? Oltre che un sacerdote impegnato con gli ultimi è anche autore di diversi testi,i più importanti dei quali incentrati sulla difesa del Concilio Vaticano II e sull’opera di due eminenti personalità del mondo cattolico; don Giuseppe Dossetti e il cardinale Giacomo Lercaro. In pratica i due principali pilastri del cattolicesimo sociale, fautori di una "Chiesa povera per i poveri" e grandi ispiratori del Concilio Vaticano II.

Un personaggio dunque in linea con il modello di Chiesa che piace a Francesco, che con questa nomina in pratica sembra assestare l'ennesimo schiaffo tanto alla Curia romana che alla Cei che ancora una volta hanno visto scartate le loro proposte in favore di chi forse, l'unica sponsorizzazione di peso l'aveva dal basso, ossia dal popolo dei fedeli. Impensabile in altri tempi una cosa del genere. 

Oggi invece un semplice parroco della Sicilia può contare più di un cardinale e di tanti illustri e blasonati prelati.
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