Ferrero (Prc) su elezioni in Polonia: "E' in atto una polarizzazione sia a destra che a sinistra"

26 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Ferrero (Prc) su elezioni in Polonia: 'E' in atto una polarizzazione sia a destra che a sinistra'
“In Europa non vincono le destre: è in atto una polarizzazione sia a destra che a sinistra, a causa delle politiche liberiste dell’Ue. In Polonia e Ungheria c’è anche il fattore immigrazione sul quale le destre costruiscono la paura e il capro espiatorio”. Paolo Ferrero, segretario del Prc cita gli esempi di Grecia, Spagna, Portogallo, in Gran Bretagna con Corbin, per dire che c’è un’altra sinistra, alternativa ai socialisti, che si fa strada. Nella conversazione con Intelligonews fa il punto sulla “cosa rossa” come contraltare al Pd di Renzi “nipotino di Berlusconi che fa politiche di destra” ma non rinuncia a una stoccata a Sel e al tentativo di mettere il cappello sul processo unitario che “partirà a dicembre”. Obiettivo: "Costruire il quarto polo alternativo a Pd, 5S e destre”. 

Perché in Europa vincono le destre, vedi gli ultimi casi di Polonia e Ungheria?

«In Europa non vincono le destre; in Europa è in atto una polarizzazione sia a destra che a sinistra. In Portogallo, ad esempio, ha vinto la sinistra, idem in Grecia mentre nei Paesi dell’Est dove la sinistra è stata distrutta, messa fuori legge, vincono le destre. Il motivo sta nel fatto che il liberismo economico dell’Ue sta peggiorando le condizioni di vita della gente e di fronte a questo c’è una reazione. In più c’è il tema dell’immigrazione che per le destre populiste diventa un grande fattore di costruzione della paura, del capro espiatorio. Nel caso di Polonia e Ungheria c’è questo doppio elemento»

Sì, ma se le destre avanzano significa che la sinistra è ferma, non vince. Cosa risponde?

« No, questa è un’illusione sbagliata perchè la sinistra intesa come sinistra fuori dal e contro il centrosinistra, ovvero contro i socialisti, non è mai stata così ampia in Europa. In Portogallo, tra Bloco de Esquerda e Partito Comunista siamo al 18 per cento; in Francia e in Spagna le sinistre alternative ai socialisti si attestano su cifre simili; nella stessa Francia il Front de gauche alle presidenziali ha ottenuto il 12 per cento; in Germania Die Linke sta tra l’8 e il 10 per cento, in Grecia ha vinto Siryza, in Gran Bretagna Corbin con la sinistra laburista ha vinto le primarie; i partiti di sinistra avanzano anche in Olanda. Diciamo che per la prima volta negli ultimi venti anni le sinistre anti-politiche liberiste sono quasi ovunque al di sopra del 10 per cento e a volte anche sopra il 20 per cento dei consensi».

Ma alla fine queste percentuali non sono sufficienti per governare da soli. 

« Non è così, ad esempio in Grecia e in Portogallo. Di questo in Italia non si parla, al punto che dopo le elezioni in Portogallo per i giornali italiani avevano vinte le destre: il risultato, è che lì c’è un governo sostenuto dal Partito Comunista, dal Bloco de Esquerda e dai socialisti su una piattaforma che mette in discussione il liberismo. Il vero problema in Italia è far partire questo movimento».

Stiamo in Italia: perché non decollate? E’ Renzi e il suo partito della nazione il “tappo”?

« Renzi non ha niente a che vedere con la sinistra e il Pd è un partito di destra; la politica di Renzi è di destra. Io il Pd non lo considero, nel senso che il Partito liberale di Malagodi non era un partito di sinistra bensì di destra e la politica di Renzi sembra quella di Malagodi al cui confronto Fanfani sembrava uno di Lotta Continua. Renzi cerca di recuperare lo spazio della sinistra con le parole ma di fatto l’obiettivo è togliere questo spazio; del resto lui è il ‘nipotino’ di Berlusconi. Al netto del giudizio su Renzi, adesso abbiamo fatto molti passi in avanti. Proprio in questi giorni, siamo arrivati a ragionare e definire la costruzione di una piattaforma per metà dicembre»

Sta parlando della cosiddetta “cosa rossa”?

«Sì, la cosiddetta ‘cosa rossa’. Ci sono passi in avanti veri; qui casomai il problema è evitare che ci sia chi mette il cappello sopra, perché bisogna evitare che venga vissuta come la cosa di uno o dell’altro»

A che punto siete?

«Siamo al punto che a dicembre si può lavorare e far partire non già il soggetto in quanto tale, ma il processo di costruzione del soggetto»

Con chi?

«L’interlocuzione è tra tutti i soggetti che stanno a sinistra del Pd o che sono usciti dal Pd; confido che possano ci possano essere tutti nella promozione di questo processo. E’ evidente che il fatto di mettere insieme tutte le soggettività che ci sono, non è il risultato ma la condizione per poter aprire il processo costituente. C’è una cosa che mi ha colpito e non positivamente».

Quale?

«Vedo alcune dichiarazioni da parte di Sel che annuncia che nasce la cosa e dice facciamo i gruppi parlamentari uniti, magari tralasciando Civati che, invece, dice che il processo va fatto partire dal basso. Il punto è che quando si vuole fare un processo unitario, bisognerebbe evitare di mettersi nella condizione di dire noi siamo più unitari degli altri, perché quello è il modo non per unire ma per dividere. Dunque, il problema è che nessuno metta il cappello su questo processo unitario e che ci sia la capacità per cui le forze politiche che lo promuoveranno non lo sequestrino e che, in sostanza, sia chiaro che il processo unitario non parte dai gruppi parlamentari – quello semmai è l’esito -, bensì dal basso, tra la gente. Questo mi sembra sia il problema principale di ovvero, che ci sia chiarezza e si evitino dei litigi o delle ruggini»

E sul piano politico esiste una piattaforma unitaria?

«Sul piano politico, a me pare che il punto molto evidente è che questo processo della sinistra deve servire a costruire il quarto polo, alternativo alle destre ma anche al Pd e ai 5Stelle. Deve essere un polo politico e dunque tutte le nostalgie prodiane che talvolta vedo emergere, mi sembrano fuori luogo: il prodismo non è stato seppellito da Renzi, bensì si è seppellito da solo non essendo in grado di fare una politica vera di cambiamento e stando dentro il quadro delle politiche neoliberiste, come Hollande in Francia». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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