Polonia, vince l’ultradestra. Cosa c’è dietro l’avanzata nazionalista nel resto d’Europa

26 ottobre 2015, intelligo
di Raffaele Mancino

Polonia, vince l’ultradestra. Cosa c’è dietro l’avanzata nazionalista nel resto d’Europa
La Polonia vira a destra, con i nazionalisti euroscettici del partito Diritto e Giustizia di Jaroslaw Kaczynski che conquistano la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, riuscendo nella fatidica impresa di governare da soli.
Soltanto una settimana fa, uno scenario simile prendeva piede in Svizzera, dove la destra populista dell’Unione democratica di centro raggiungeva il 29.4% dei consensi per il rinnovo del Parlamento elvetico, riuscendo a eleggere ben 65 deputati al Consiglio nazionale. Capifila di questa ondata nazionalista furono già il Front National di Jean-Marie Le Pen, che nel 2002 arrivò addirittura al ballottaggio alle elezioni presidenziali francesi, costringendo gli elettori di sinistra a ‘turarsi il naso’ votando in massa per Jacques Chirac, e il Partito per le Libertà olandese, oggi capeggiato da Gert Wilders, ma che nello stesso periodo dovette fare i conti con l’assassinio del proprio leader Pim Fortuyn, schierato su posizioni oltranziste e anti-islamiche.

Il fil rouge che accomuna i diversi movimenti di ultradestra che stanno prendendo piede in Europa è l’antieuropeismo marcato, assieme alla rivendicazione di maggiore sovranità statale per le questioni legate all’economia, alla difesa e agli esteri. Il partito polacco si oppone con fermezza all’accoglienza dei profughi, preferendo investire maggiori risorse nei Paesi di provenienza per gestire l’emergenza immigrazione direttamente in loco. Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona la Lega Nord di Matteo Salvini, da sempre favorevole ad ‘aiutare i profughi a casa loro’. E anche la Svizzera, nel recente referendum del 2014, ha deciso di limitare l’ingresso degli stranieri nel proprio territorio. Più netta e marcata la battaglia del Partito per la Libertà dell’olandese Wilders, che sogna un’Olanda senza islamici.

A finire nel mirino dei nazionalisti europei è anche la moneta unica e l’appartenenza all’Unione europea. Il partito polacco di Kaczynski è nettamente contrario all’ingresso del Paese nella zona euro, puntando maggiormente a rafforzare i poteri dello Stato in economia e la cooperazione con il gruppo Visegrad. Un’idea che richiama quella dell’Europa delle Regioni, cavallo di battaglia della Lega Nord, a favore di un allentamento dei vincoli europei per una maggiore integrazione tra regioni e territori confinanti piuttosto che tra Stati nazionali. Chi si schiera poi a favore dell’uscita dall’Ue è l’Ukip del britannico Nigel Farage, da sempre anti-europeo, e il Front National di Marine Le Pen.

Al di là delle singole tematiche, il bacino elettorale di tutti questi movimenti pare essere alimentato dalla sfiducia e dalla paura. Sfiducia in classi dirigenti percepite incapaci nel risolvere le singole questioni nazionali. Paura che l’ingresso di profughi e stranieri possa assumere proporzioni talmente gigantesche da diventare incontrollato.
autore / intelligo
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