Rampelli (FdI) spiega "perché la destra vince, non solo in Polonia"

26 ottobre 2015, Marco Guerra
Rampelli (FdI) spiega 'perché la destra vince, non solo in Polonia'
“In Polonia ha vinto l’attenzione alle identità e l’euro-scetticismo sull’inefficacia di questa Ue”. Così, Fabio Rampelli, parlamentare di Fratelli d’Italia legge l’esito del voto a Varsavia e nell’intervista a Intelligonews ne spiega le ragioni. Con un’incursione in Italia… 

Rampelli che lezione offre il voto in Polonia? 

« Ci sono due aspetti che emergono da questo voto. L’attenzione alle identità, lo spirito patriottico e il legame alle tradizioni che a mio giudizio non sono mai stati un handicap rispetto all’obiettivo degli stati uniti d’Europa. Le nazioni non sono un ostacolo alla nascita di un’Europa politica. l’Europa trova una soluzione solo se valorizza le culture e i sentimenti nazionali e dà centralità ai singoli popoli degli stati europei. L’altro aspetto che emerge è l’euro-scetticismo che è in sintonia con tutte le denunce che Fratelli d’Italia ha fatto sull'inefficacia dell’impianto europeo. L’eccessiva burocrazia e una prevalenza delle finanza che per definizione prescinde dall’interesse dei popoli. L’Ue ha mostrato tutti limiti di accreditarsi come soggetto capace di dotarsi di una politica estera e di un esercito per svolgere un ruolo nel mondo e nel Mediterraneo».

Il sentimento antieuropeo cresce nell’Est, ma da questo punto di vista l’Italia è sempre stata una eccezione. Quindi dove si può incanalare il malcontento degli italiani?

« L’Italia è uno dei paesi fondatori, forse per questo non prevale il sentimento antieuropeo anche tra gli euro-critici come noi. Io penso che i risultati catastrofici nel gestire i flussi migratori e affrontare il caos in Medio Oriente dimostrano la fragilità dell’Europa. Ad ogni modo, le posizioni euro-scettiche o euro-critiche sono ben rappresentate dai noi e da altri soggetti del centro destra. Noi comunque non ci auguriamo che l’Europa evapori, guardiamo alla Polonia con una soddisfazione mista a preoccupazione. L’Europa può esistere solo facendo una sintesi delle sovranità, solo se si pone come soggetto politico; altrimenti è meglio se torniamo ad occuparci di accordi commerciali e torniamo agli Stati nazionali. Cosa significa fare una moneta unica ma non avere una politica estera comune? Non avere valori condivisi! L’Europa non emoziona; ci sarà un motivo se una cosa così importante non riesce ad emozionare nessuno. Chi si riconosce in una nazione invece si emoziona, questo è il grande limite di questa Europa»

Fdi si è sempre distinta per non essere marcatamente anti-europeista. Si può trovare una sintesi con la altre posizioni del centro-destra italiano? 

«Non vorrei deluderla, ma non le sarà sfuggito che anche Renzi in questi mesi ha abbracciato la bandiera dell’euro-criticità, ingaggiando polemiche con la Cancelleria tedesca e le eurocrazie di Bruxelles. Quindi il tema è reale non ci sono scontri ideologici: o l’Europa risponde ai bisogni materiali e immateriali dei popoli europei, oppure è intollerabile fare sacrifici per alimentarla senza avere niente, se non una menomazione della propria indipendenza e della propria sovranità»

Abbiamo detto che la “resistenza” arriva da Est, è lì che rinasceranno le identità? 

«Voglio ricordare che i Paesi dell’Est in questi anni sono quelli che sono cresciuti di più, grazie ai fondi comunitari e questo la dice lunga, perché con i soldi non si comprano le anime! Se non c’è uno spirito europeo che si manifesta con la dimensione immateriale dei sentimenti non c’è l’Europa. Io non credo che ci sia un sentimento anti-europeo in Polonia e in Ungheria. Anzi, penso che Orban voglia fondare uno spirito europeo libero dai ricatti della grande finanza e dai poteri forti che hanno messo in ginocchio il mondo occidentale con le loro speculazioni. Quindi alla sua domanda mi viene da dare una risposta positiva, ovvero è dall’Europa dell’Est che può nascere un sentimento europeo più genuino. Non c’è una lotta contro l’Europa come la intendiamo noi tutti e mi riferisco anche alla Lega, perché non è vero che il Carroccio non ha una sensibilità verso l’Europa. Dipende dell’Europa a cui ci si riferisce…l’Europa delle patrie, delle culture, delle tradizioni, del diritto, del sapere, delle cattedrali, dei castelli, della cristianità e della spiritualità. Se siamo in grado di dare una dimensione a questi valori, allora saremo tutti dalla stessa parte. Il problema è che l’Europa non si sta manifestando in questa maniera».  

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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