Bufale e finanza: La crescita economica passa per la politica monetaria e non dal risparmio

26 ottobre 2015, Luca Lippi
Bufale e finanza: La crescita economica passa per la politica monetaria e non dal risparmio
Il Fondo Monetario Internazionale nel suo World Economic Outlook mette in guardia sui rischi di stagnazione delle economie dei G7, secondo l’Fmi le banche centrali dovranno continuare a stimolare le economie con espansioni creditizie a interesse a zero (i famosi Qe di cui abbiamo ripetutamente dimostrato l’inutilità). Ora vogliamo segnalare i danni! Questo è assolutamente contro ogni logica di 3000 anni di Scienza Economica. I tassi a zero impediscono la creazione del risparmio spingendo i risparmiatori verso il mercato azionario dove notoriamente è padrone il drago delle speculazioni finanziarie, quello dove regna la regola che per guadagnare uno devono perdere nove sprovveduti da tastiera convinti di aver individuato la gallina dalle uova d’oro.

In Borsa si vince se si riescono ad individuare algoritmi, in una giornata i “signori della finanza” lasciano abboccare più pesci possibile lasciando immutati gli algoritmi per poi cambiarli improvvisamente e tirare le reti, e avviene diverse volte a seconda della liquidità presente azionando la volatilità. Per investire nel mercato azionario bisogna necessariamente affidarsi a operatori esperti, tuttavia non è questo quello che il drago desidera!

Torniamo all’argomento della crescita, la prima legge universale della prosperità è produrre di più di quanto si consumi e risparmiare la differenza. La ricchezza si forma solo in questo modo. La seconda legge è che la ricchezza aumenta capitalizzando il reddito non consumato che è appunto risparmio. Senza l’interesse che permette a questi principi di operare, sia il singolo che la collettività non possono né progredire né provvedere ai bisogni futuri, da questo è possibile una programmazione pensionistica senza contare sulle future generazioni che sono in forte diminuzione per assenza di lavoro e anche per calo demografico (fare figli costa e senza crescita economica non si può programmare un concepimento). Inoltre, le compagnie di assicurazione per garantire le polizze devono investire i premi raccolti, con interessi zero il sistema assicurativo rischia il collasso.

Tutti i beni che producono reddito, azioni, aziende, case il cui valore corrisponde ai loro redditi futuri scontati al tasso di interesse corrente, maturano vantaggi proporzionali alla variazione dell’interesse, se il tasso diminuisce i loro valori aumentano e viceversa. L’interesse ci dà il criterio della scelta, riducendo il valore dei frutti futuri ai valori presenti. L’interesse, altresì, è il prezzo che serve ad allocare il capitale in modo razionale in funzione del rischio quindi la sua manipolazione falsa tutti i prezzi mascherando il rischio di investimento e il grado di solvibilità che dovrebbe segnalare. E ancora, un interesse alto scoraggia investimenti con rendimenti lontani mentre incoraggia investimenti con rendimenti vicini. Quindi è meno rischioso aprire una bottega di frutta e verdura che costruire immobili, da qui si comprende che l’interesse determina anche la struttura produttiva di un Paese, chiudiamo il cerchio affermando che in ogni stadio produttivo la spesa è determinata dal livello dell’interesse, fissandolo artificialmente basso, stimola investimenti a lunga scadenza creando sovrapproduzione e, nei settori più vicini al consumo, sottoproduzione.

È poi una certezza scientifica che il tasso di interesse non si può azzerare, è impossibile eliminare la possibilità di scelta dell’uovo o della gallina, è talmente importante che questa scelta fa emergere la cosiddetta preferenza temporale. Se per un individuo è indifferente avere un euro adesso piuttosto che 1,3€ fra un anno significa che il suo tasso temporale di preferenza è pari a 3%. Questa è esattamente la soglia minima oltre la quale l’individuo è potenzialmente indotto a risparmiare. La somma delle preferenze temporali aggregate forma il tasso sociale, se fosse pari a zero non ci sarebbe sviluppo, è il prezzo da pagare per lo sviluppo; un individuo che consuma tutto il suo reddito non accumulerà mai ricchezza e altrettanto vale per la società intera che non può permettersi di essere imprevidente.

Bufale e finanza: La crescita economica passa per la politica monetaria e non dal risparmio
Non è finita, ridurre la preferenza temporale aumenta il risparmio, il risparmio passa per il mercato del credito (banche) che lo trasforma in capitale. Qui si innesca un processo ferale! L’interesse che si determina con l’incrocio di domanda e offerta di capitale deve avere una relazione con l’interesse che si forma alla fonte della raccolta del risparmio da impiegare in investimenti produttivi. Così si forma l’interesse di mercato che deve essere il frutto di fenomeni macroeconomici e non monetari. Quando, com’è oggi, l’interesse è determinato dalle banche centrali attraverso politiche monetarie e fiscali, e non attraverso le preferenze temporali e la produttività, il fenomeno è monetario e non economico, cade dunque un caposaldo dell’economia, confondendo la teoria monetaria dell’interesse (lo strumento di circolazione) con il capitale.

In conclusione, la convinzione che si possa saltare a piè pari la fase di accumulazione, anticipando denaro inesistente e farlo circolare come capitale reale implica lo sperpero in spese, investimenti antieconomici e deficit (conseguenze dirette della soppressione dell’interesse). Per mantenere questo status il tasso di interesse dovrebbe rimanere a zero in eterno determinando il collasso di un futuro economico armonico per tutta la collettività. Questo è naturale perché si vede a occhio nudo; riducendo artificialmente il prezzo del capitale, nell’economia di capitale ce n’è sempre meno nonostante i trilioni di liquidità immessi nel mercato.

Riassumendo, non esistono scorciatoie monetarie allo sviluppo, il combustibile della crescita è formato da tre componenti reali: risparmio, capitalizzazione e produttività del capitale e la scintilla che accende questo processo naturale è determinata dall’esistenza di un tasso di interesse fissato dal mercato. L’idea che la politica monetaria possa creare sviluppo è solo una pericolosa idiozia, quello che afferma il FMI nel suo World Economic Outlook non è una ricetta ma la pistola fumante. La politica non può essere sostituita dalla finanza! 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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