Sinodo, Platinette: "Il tema dei cattolici gay non è centrale e neanche il resto. E piantiamola coi piagnistei"

26 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Sinodo, Platinette: 'Il tema dei cattolici gay non è centrale e neanche il resto. E piantiamola coi piagnistei'
“Non mi appassionano gli sviluppi della morale e dell’etica da parte dei rappresentanti di Dio in terra. Il Papa ha fatto un’apertura inevitabile dal punto di vista umanitario per cui pur di non perdere i fedeli sono disposti a chiudere gli occhi sui divorziati. Tutto il resto mi sembra molto marginale, compreso il tema dei cattolici gay”. L’analisi di Mauro Coruzzi, in arte Platinette, è fuori dal coro dei “partigiani” dell’una e dell’altra fazione. Nella conversazione con Intelligonews propone una visione che va al di là della posizione del Vaticano ma anche della politica intesa come ideologica appartenenza partitica. 

Come commenta la frase della relatio finale del Sinodo che dice: “Non c’è fondamento alcuno per analogie neppure remote con il matrimonio e la famiglia”. Che idea si è fatto?

«Non mi sono fatto un’idea perché non mi interessano particolarmente gli sviluppi della morale e dell’etica da parte dei rappresentanti di Dio in terra dal momento che mi riguardano molto marginalmente. Il Papa ha fatto un’apertura inevitabile dal punto di vista umanitario per cui pur di non perdere i fedeli sono disposti a chiudere gli occhi sui divorziati. Tutto il resto mi sembra molto marginale, compreso il tema dei cattolici gay che non mi pare affatto centrale».

Perché secondo leii non è centrale il tema dei cattolici gay?

«Perché è un fenomeno non credo così esteso al punto tale da dover mollare tutto adesso e occuparsene. Monsignor Charamsa con il suo coming out ha fatto un bel lavoro di promozione a se stesso. Non mi si venga a dire che non ha avuto occasione per farlo prima nell’età dell’intelletto. Mi sembra che ci sia in ballo un libro, ho letto che vive a Barcellona, la città più friendly del mondo; insomma quella vicenda la vedo molto strumentale. Sulle altre vicende, devo dire che non mi aspettavo niente. Mi fa piacere che si calmeranno coloro che vivono il dramma di avere un matrimonio stracciato perché oggi potranno cantare vittoria nell’andare a prendere la Comunione in chiesa. Ho capito poi che serve un percorso di redenzione; come se uno dovesse fare delle soste, espiare, pentirsi, come in una sorta di Camel Trophy… Lei capisce che siamo di fronte a un mondo che è diverso da quello molto più complesso del rapporto tra l’individuo e lo Stato in cui vive. Questo non significa che le minoranze non vadano ascoltate e dibattute ma quello è il Sinodo della Chiesa»

Come valuta l’altra frase della relatio sinodale che dice: “Va rispettata ogni persona nella sua dignità e accolta, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Le sembra un “contentino” rispetto alle aspettative?

«Più che un contentino, mi sembra l’unico atteggiamento possibile di chi si dichiara cristiano. Mi sembrano tutte cose previste, componenti indispensabili per chi dice di amare gli altri prima che se stessi. Tradotto, per me vuol dire: se in famiglia hai un figlio o un fratello o sorella che ha tendenze omosessuali, deve cercare di comprendere perché è così e sopportare. C’è una parola che odio ed è proprio accettazione: tu non mi devi accettare, io ci sono e basta»

Qual è, se c’è, la Chiesa che per ora le è piaciuta di più?

«Quella sconsacrata dove fanno serate di musica e al posto degli inginocchiatoi ci sono i salotti, ad esempio a Parma, la mia città. Non ho alcuna passione per la Chiesa, ho solo una simpatia molto dichiarata per l’estetica che vedo in molti ebrei che praticano la loro religione. Recentemente sono stato a New York nella zona intorno alla 45esima e davanti al mio hotel ho notato accanto a tanti negozi molto in stile occidentale, il giardino del pensatoio degli ebrei dove la regola è che stai seduto su una panchina a riflettere e in silenzio. Se incontri un fedele tuo amico o conoscente non puoi parlare: l’ho trovato molto bello»

Visto che richiamava i rapporti tra il cittadino e lo Stato in cui vive, la convince la legge sulle unioni civili?

«E’ una storia molto antica, me la ricordo ai tempi del governo Prodi coi Dico, poi c’erano i Pacs…Ciò che mi stupisce è che contrariamente a quello che avviene da noi, in Paesi dove non c’è il problema di chi governa se sia di destra o di sinistra, e dove ci sono addirittura le regine, penso in particolare ai Paesi del Nord Europa come Svezia, Norvegia, Danimarca, i diritti civili non sono mai stati messi in dubbio. Da noi, invece, c’è un problema di accettazione dovuto a una falsa ideologia, o meglio, a un’ideologia partitica di appartenenza che fa sbagliare chiunque, da Prodi a Berlusconi e da Berlusconi a Renzi. Non ci dovrebbe neppure essere una legge perché dovrebbe essere scontato. La delusione profondissima per me è in coloro che continuano a lamentarsi quando, all’atto pratico, sanno benissimo che c’è un sistema che va oltre la legge: se vuoi lasciare i tuoi beni al tuo compagno vai dal notaio e fai un atto notarile. Piantiamola col pagnisteo di non poter andare a trovare il compagno in ospedale, perché non è così e non c’è nessuna legge che lo vieta. Trovo la sinistra che ha sempre rivendicato l’attenzione al mondo gay sia imbarazzante oggi che sta lì’ a dire se è o non è una priorità. Facciano sta legge, una volta per tutte, non rompano e poi pensino a tutto il resto».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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