INCHIESTA/IMMACOLATA CONCEZIONE 4. Cosa ne pensa Papa Francesco...

26 settembre 2014 ore 10:40, Americo Mascarucci
INCHIESTA/IMMACOLATA CONCEZIONE 4. Cosa ne pensa Papa Francesco...
Siamo giunti al capitolo conclusivo della nostra inchiesta sui Francescani dell’Immacolata, l’ordine religioso fondato da padre Stefano Maria Manelli e commissariato nel luglio del 2013 dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Cosa pensa Papa Francesco di tutto questo? Andiamo a scoprirlo.
 LA VISITA IN VATICANO E LA CALOROSA ACCOGLIENZA DI PAPA FRANCESCO  Il 10 giugno scorso padre Volpi ed una delegazione di Francescani dell’Immacolata composta da una quarantina fra seminaristi, novizi, studenti di teologia ed insegnanti, è stata ricevuta da Papa Francesco nella cappella Santa Marta. Il Papa ha mostrato di conoscere alla perfezione la situazione della congregazione smentendo così tutti coloro che per mesi hanno tentato di far credere che Francesco fosse estraneo al commissariamento e a tutte le decisioni adottate dal commissario. Bergoglio non soltanto ha dichiarato di sostenere l’azione di rinnovamento portata avanti da Volpi ma ha anche ammesso di aver approvato ogni sua decisione, compresa la sospensione di tutte le attività e la chiusura delle scuole di formazione. Per dovere di cronaca proponiamo il resoconto dell’incontro stilato dal vaticanista del quotidiano La Stampa Andrea Tornielli: “Sul motu proprio - scrive Tornielli - Papa Francesco ha detto di non volersi distaccare dalla linea di Benedetto XVI, e ha ribadito che anche ai Frati Francescani dell'Immacolata rimane la libertà di celebrare la messa antica, anche se per il momento, viste le polemiche sull'uso esclusivo di quel messale - elemento che non faceva parte del carisma di fondazione dell'Istituto - è necessario «un discernimento» con il superiore e con il vescovo se si tratta di celebrazioni in chiese parrocchiali, santuari e case di formazione. Il Papa ha spiegato che ci deve essere libertà, sia per chi vuole celebrare con l'antico, sia per chi vuole celebrare col nuovo rito, senza che il rito diventi una bandiera ideologica. Una domanda ha riguardato l'interpretazione del Concilio Vaticano II. Francesco è tornato ad esprimere il suo apprezzamento per l'opera dell'arcivescovo Agostino Marchetto, definendolo il «migliore ermeneuta» del Concilio. E ha quindi risposto all'obiezione secondo la quale il Vaticano II sarebbe soltanto un Concilio pastorale che ha provocato danni alla Chiesa. Il Papa ha detto che pur essendo stato pastorale, contiene elementi dottrinali ed è un concilio cattolico, ribadendo la linea dell'ermeneutica della riforma nella continuità dell'unico soggetto Chiesa presentata da Benedetto XVI nel discorso alla Curia romana del dicembre 2005. Ha quindi ricordato che tutti i concili hanno provocato chiasso e reazioni, perché il demonio «non vuole che la Chiesa diventi forte». E ha anche detto che bisogna andare avanti con un'ermeneutica teologica e non ideologica del Vaticano II. Il piatto forte però sta nelle ultime righe: “Francesco – conclude Tornielli - ha anche detto di aver voluto lui la chiusura dell'istituto teologico interno ai Francescani dell'Immacolata (STIM), facendo sì che i seminaristi studino nelle pontificie facoltà teologiche romane. Ha poi precisato che l'ortodossia viene garantita dalla Chiesa attraverso il successore di Pietro”. E’ evidente il continuo riferimento all’opera di Benedetto XVI che Francesco sembra voler porre in perfetta simbiosi con il suo magistero, nel tentativo probabilmente di smentire chi, come Socci, sostiene che gli attacchi ai Francescani dell’Immacolata siano da interpretare come attacchi al Papa emerito.  IL DOLORE DI BENEDETTO XVI Ratzinger, informato delle vicissitudini di padre Manelli e della decisione di commissariare la Congregazione, pare abbia espresso ai suoi più stretti collaboratori profondo dolore per il trattamento riservato ad un sacerdote da lui tanti stimato e che con tanto fervore ha portato avanti il suo apostolato. Sempre a sentire i bene informati, Benedetto XVI avrebbe addirittura espresso stupore con alcuni pellegrini che gli hanno fatto visita, per un provvedimento tanto duro. Usiamo il condizionale perché ovviamente non siamo stati presenti e dobbiamo quindi attenerci alle voci di corridoio senza alcuna conferma certa. Se si considera però che Ratzinger è stato in passato molto legato a padre Manelli non è da escludere che segua realmente la vicenda con profonda sofferenza e inquietudine.  CONCLUSIONI Alla luce di quanto sopra esposto si può dunque parlare di “inquisizione” nei confronti dei Francescani dell’Immacolata? Una cosa è certa; se ciò che sta avvenendo nei confronti di questo Ordine, fosse avvenuto ai tempi di Wojtyla e di Ratzinger verso altre congregazioni religiose, di sicuro la vicenda non sarebbe passata sotto silenzio. Immaginate i titoli che sarebbero comparsi sui quotidiani, per denunciare le derive conservatrici ed oscurantiste della Chiesa contro le voci progressiste, ancora di più se, ben lontani dal prediligere il rito tridentino, queste voci fossero state sensibili al tema dei diritti civili. Gad Lerner avrebbe imbastito delle puntate speciali dell’Infedele con ospite fisso il priore di Bose Enzo Bianchi, attuale consultore del Pontificio consiglio per l’Unità dei cristiani, il quale avrebbe denunciato il rischio di derive tradizionaliste e lefebvriane nella Chiesa ed il tentativo, per altro mai esistito, di riportare la Chiesa indietro nel tempo, annullando le innovazioni benefiche del Concilio. Eugenio Scalfari non avrebbe mancato di vergare editoriali di fuoco citando la santa inquisizione, il cardinale Bellarmino, il processo a Galileo e a Giordano Bruno e perché no, chiamando in causa addirittura l’inquisitore domenicano Bernardo Gui quello che nel ‘300 mandò a rogo gli spirituali francescani che invocavano il rinnovamento della Chiesa. Al contrario, la vicenda dei Francescani dell’Immacolata non sembra interessare nessuno, al di là di Antonio Socci e di quei (pochi) cattolici tradizionalisti che sembrano poco attratti da questo pontificato. Vedremo come evolverà la vicenda, ma c’è già chi considera padre Manelli un novello Padre Pio pur non avendo le stimmate, incompreso e contrastato dalla Chiesa nonostante la sua “indiscutibile” santità terrena. Sta al lettore tirare le debite conclusioni. Quello che appare evidente è il fatto che non tutti nella Chiesa sembrano seguire alla lettera il richiamo di Bergoglio a non eccedere con le bastonature verso chi sbaglia e a non stancarsi mai di essere misericordiosi. La sensazione che molti hanno, e non a torto, è che le bastonature, lungi dall’essere bandite, vengano indirizzate sempre e solo da una parte, dalla parte di chi vuole restare fedele alla dottrina della Chiesa e quei valori cosiddetti “non negoziabili”. Valori che oggi molti cattolici liberali, vorrebbero “negoziare” per abbracciare il mondo contemporaneo, un mondo relativista e privo di etica. Se anche la Chiesa si arrende al partito radicale di massa, non sarebbe proprio questa la più grande sconfitta del Concilio Vaticano II.
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