Canton Ticino, Casapound: "Nostra idea, ma gli africani siamo noi. L'anti-mondialismo cresce"

26 settembre 2016 ore 13:48, Marco Guerra
“Siamo l’Africa dell’Europa e la Svizzera ci chiude le porte in faccia”. Simone Di Stefano, vice-presidente di CasaPound Italia commenta ad IntelligoNews i risultati del referendum popolare nel Canton Ticino, che ha visto il 58% della popolazione dire sì ai limiti per i lavoratori frontalieri. Il testo, promosso dal partito di destra Udc e sostenuto dalla Lega dei Ticinesi, intende ancorare nella Costituzione ticinese la "preferenza" al momento dell'assunzione del lavoratore. 

Canton Ticino, Casapound: 'Nostra idea, ma gli africani siamo noi. L'anti-mondialismo cresce'
“Prima i nostri”, in Svizzera hanno copiato lo slogan di CasaPound per vincere il referendum che limita l’accesso ai transfrontalieri? 

“Non ci hanno copiato, ma l’idea è la stessa. Malgrado abbiano una disoccupazione al 4% hanno votato sì a limitare gli accessi dei lavoratori stranieri; invece di indignarci dovremmo fare in modo che non ci siano i transfrontalieri. Gli Italiani che non possono più andare in Svizzera a lavorare è giusto che ora trovino lavoro in Italia”. 

Ma che sta succedendo in Europa? Questa è solo una delle tante chiusure che si annoverano nel continente…

“All’Europa ormai ci crede solo Renzi e forse neanche più lui. Non è solo l’Europa ma la globalizzazione che inizia a scricchiolare. Per l’Italia può essere un’opportunità, ricordo che il nostro Paese era la quinta potenza mondiale prima che prendesse forma questo tipo di Ue”.

Quindi il ministro degli Esteri Gentiloni che annuncia ritorsioni lascia il tempo che trova? 

“Non credo proprio che l’Italia possa fare alcun tipo di ripercussione su una vicenda come questa. Non abbiamo avuto voce in capitolo su molte questioni, dai Marò in India ai vari interessi italiani negli scacchieri strategici. Renzi in questo momento è debole, c’è il referendum dietro l’angolo”.

Ma i movimenti che hanno promosso il referendum sono di destra? 

“Sono movimenti che dicono questa è casa nostra, questi sono i nostri confini, qui decidiamo noi cosa è meglio per il nostro popolo. In tutti i casi sono movimenti che vanno dal verso opposto della tendenza mondialista che abbiamo intrapreso in questi ultimi decenni. Ovviamente il globalismo è stato sostenuto colonizzando le redazioni di gran parte dei media e finanziando intellettuali, uomini di cultura e artisti che hanno contribuito, sul piano culturale, a spingere il mondo verso il globalismo. Un piano che ha miseramente fallito non portando vantaggi per nessuno. C’è un'élite sempre più ricca e distante e poi c’è un 90% della popolazione europea e mondiale che va verso un declino inesorabile”.

Una recente ricerca dice che il 90 % dei figli di queste ultime generazioni hanno condizioni di benessere peggiori di quelle dei loro genitori che hanno conosciuto il boom economico…

“Assolutamente sì, se questo sistema avesse funzionato nessuno ora avrebbe da ridire, tranne noi o qualcun altro che queste cose le ha sempre denunciate in tempi non sospetti e le ha sempre affermate per principio, perché abbiamo un’altra visione dell’uomo e dei popoli. Ma ormai anche le grandi masse hanno capito che l’essere in concorrenza con un operaio cinese non porta alcun vantaggio ma a un declino totale, soprattutto per noi europei che nella storia avevamo raggiunto standard molto alti”. 

“Solo con l’apertura si avrà vero sviluppo”, cosa risponde al motto di quella che lei ha definito una “lobby” e che continua ad affermare questa tesi in ogni contesto?

“Ripeto, molti giornali e tv sono finanziati dalle banche e dai maggiori gruppi di investimento per cui dire no alla direzione in cui loro vedono il mondo non è facile. Però i popoli, al contrario, votano da un’altra parte. Emblematica è la campagna per la Brexit: nonostante il terrorismo mediatico la gente vota per uscire dall’Ue. Poi ti guardi in giro e vedi l’Afd che si afferma ovunque in Germania e la Le Pen rischia di diventare il prossimo presidente della Francia. E’ chiaro che alla fine i popoli decidono indipendentemente dalla volontà delle oligarchie”.

Si è scordato di Orban in Ungheria, il premier magiaro è uno dei punti di riferimenti di tutti i populismi…

“Certo Orban come Putin in Russia che ha rivinto le elezioni. Parliamo di personaggi amati dal popolo a prescindere da quello che si dice sul loro conto. La gente guarda ai fatti, in quei Paesi si sta meglio di prima, i risultati si toccano con mano e così i popoli capiscono che questi leader nazionali che parlano ancora di Stato e di patria fanno funzionare le cose molto meglio rispetto che altrove”.

Ma al di là del loro diritto alla sovranità, se l’Italia volesse dare una risposta forte e adeguata cosa dovrebbe dire alla Svizzera? 

“Uno Stato forte troverebbe il modo di trattare accordi bilaterali senza alcun problema. Ma in questo caso lo Stato forte è la Svizzera, mentre l’Italia è sull'orlo del fallimento, economico, occupazionale… è come se noi fossimo un nazione povera dell’Africa che manda i suoi a cercare fortuna in un Paese europeo. Siamo noi gli africani della situazione e non possiamo pensare di fare ritorsioni se poi siamo deboli anche dentro casa nostra”. 





autore / Marco Guerra
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