Strage di cristiani in Iraq: torna la minaccia dell'Impero Ottomano

27 agosto 2014 ore 11:45, Americo Mascarucci
Dobbiamo dunque arrenderci e accettare che in Iraq venga cancellata ogni traccia di cristianesimo? E soprattutto, dobbiamo continuare a porgere l'altra guancia?
Strage di cristiani in Iraq: torna la minaccia dell'Impero Ottomano
Il mondo islamico per secoli ha rinfacciato ai cristiani “l’orrore” delle Crociate, al punto da costringere vari papi, in nome del dialogo interreligioso e dell'ecumenismo, a scusarsi. Scusarsi di che? Di cosa? Di aver lottato per difendere la cristianità in Oriente? Di aver combattuto per proteggere i luoghi santi della cristianità? Per aver respinto i tentativi dell'Impero Ottomano di annettere l'intera Europa e arrivare fino a Roma? Se a Vienna gli eserciti cristiani non avessero respinto gli ottomani, l'Europa probabilmente non sarebbe più cristiana da un pezzo, come non lo è più il Medio Oriente che pure è stato la culla delle prime comunità cristiane. La storia non si può cambiare, motivo per cui  va reso onore a quel grande papa che fu Innocenzo XI, il pontefice che nel ‘600 riuscì a mettere d'accordo i sovrani cristiani e a creare quella "lega santa" che sotto la guida spirituale del frate cappuccino Marco d'Aviano fece da argine all'avanzata degli islamici in Occidente. Gli ottomani all'epoca incutevano terrore, lo stesso terrore probabilmente che incutono oggi i miliziani del Califfato iracheno ogni volta che conquistano una città. I cristiani che non hanno voluto convertirsi all'Islam e si sono rifiutati di pagare il balzello chiamato "tassa degli infedeli", obbligatorio per restare nelle proprie case, sono stati costretti a fuggire per non essere massacrati.
Strage di cristiani in Iraq: torna la minaccia dell'Impero Ottomano
Nella piana di Ninive finita sotto il controllo degli eserciti Jihadisti, viveva una numerosa comunità cristiana pienamente integrata con le altre tribù islamiche, tribù che non essendo però di matrice sunnita si trovano oggi ugualmente a rischio; è per questo che insieme ai cristiani hanno tentato di resistere all'avanzata degli “eserciti della morte”. La piana di Ninive è una zona considerata sacra dai cristiani, soprattutto perché vi hanno predicato gli apostoli, dove vi sono ancora oggi antiche vestigia del passato. I fondamentalisti islamici odiano i simulacri delle altre religioni, quindi sono a rischio tutti i resti del periodo assiro-babilonese e le testimonianze della presenza cristiana in quei luoghi. Tutto è oggi in balia di questi pazzi fanatici, che un Occidente cieco e privo di qualsiasi strategia politica, è arrivato pure a legittimare, come avvenuto in Siria, dove per mesi si è fatta una sconcertante confusione fra le vittime e i carnefici. Obama oggi cerca di correre ai ripari, ma lui è uno dei principali responsabili di questa immane tragedia, come lo sono i francesi e gli inglesi, che hanno pensato esclusivamente a tutelare i propri interessi economici nel Medio Oriente fregandosene della stabilità geo politica dell’area. In Siria ci si è affrettati a solidarizzare con i ribelli anti-Assad, facendo a gara per accreditarsi come interlocutori privilegiati dei nuovi padroni, una volta che il regime di Damasco sarebbe crollato sotto la falsa propaganda delle armi chimiche e dei massacri di massa. Quelle armi chimiche che vengono utilizzate spesso come spauracchio per giustificare false guerre umanitarie, motivate esclusivamente da biechi interessi economici. È accaduto così in Libia dove l'ex presidente Sarkozy ha scatenato la guerra contro il regime di Gheddafi, anche lì con la risibile scusa di tutelare i diritti umani, con il risultato di aver fatto piombare il Paese nell’anarchia più totale. In Siria il gioco non è riuscito, perché la Russia e la Cina nel consiglio di sicurezza dell'Onu hanno impedito interventi contro Assad. E meno male verrebbe da dire: incredibilmente proprio Cina e Russia, che certamente non brillano per il rispetto dei diritti umani, hanno impedito che anche la Siria finisse come l'Iraq, ossia nelle mani di questi criminali spregiudicati e sanguinari che il mondo islamico cosiddetto civile (leggi Arabia Saudita) si guarda bene dal condannare.  
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