Papa Francesco “scomunica” il capitalismo con la Preghiera

27 agosto 2015, Americo Mascarucci
Papa Francesco “scomunica” il capitalismo con la Preghiera
Papa Francesco presiederà martedì primo settembre, nella Basilica di San Pietro, una Liturgia della Parola in occasione della prima Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, da lui stesso istituita lo scorso luglio dopo la pubblicazione dell'Enciclica “Laudato si'”.

“Con i vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli laici della Curia romana - ha ricordato Papa Francesco - ci troveremo nella Basilica di S. Pietro alle ore 17, per la Liturgia della Parola, alla quale fin d'ora invito a partecipare tutti i romani, tutti i pellegrini e quanti lo desiderano. In comunione di preghiera con i nostri fratelli ortodossi e con tutte le persone di buona volontà, vogliamo offrire - ha spiegato - il nostro contributo al superamento della crisi ecologica che l'umanità' sta vivendo. In tutto il mondo, le varie realtà ecclesiali locali hanno programmato opportune iniziative di preghiera e di riflessione, per rendere tale Giornata un momento forte anche in vista dell'assunzione di stili di vita coerenti”. 

Un’iniziativa quella del Papa che non mancherà di suscitare nuove polemiche, le stesse che probabilmente hanno accompagnato la promulgazione dell’Enciclica ambientale. Perché, la questione ecologica, per Bergoglio è strettamente legata a quella economica. Francesco ha chiaramente evidenziato come i beni della terra siano diventati infatti strumento di profitto per pochi che speculano sulla pelle dell’umanità fino ad umiliare tre quarti del pianeta. 

Il Papa ha evidenziato come con tutte le ricchezze del Creato che Dio ha messo a disposizione dell’uomo, il mondo potrebbe vivere dignitosamente, senza diseguaglianze sociali, se soltanto la legge del profitto, la venerazione spasmodica del “dio denaro” non portasse poche persone a distruggere la natura per inseguire i propri interessi speculativi. 

Un discorso che è stato giudicato “anticapitalista” e “marxista” soprattutto dagli Stati Uniti, dove le denunce di Francesco in campo economico e sociale sono sempre più accolte con scetticismo, diffidenza e in certi casi con forte ostilità. 

I Repubblicani ad esempio non hanno apprezzato affatto l’interventismo della Santa Sede sul “Caso Cuba” che ha portato alla ripresa del dialogo con il regime castrista e al superamento dell’embargo, obiettivo a lungo inseguito da Obama ma che è stato possibile raggiungere grazie soprattutto alla mediazione del Vaticano, ed in particolare del segretario di Stato Pietro Parolin. 

Il Francesco pacifista, ecologista ed economista non piace dunque al mondo capitalista, lo stesso che ha acclamato a lungo Giovanni Paolo II quando combatteva il comunismo, voltandogli prontamente le spalle, e anzi osteggiandolo quando, abbattuti i regimi dell’Est europeo, Wojtyla ha iniziato a criticare il sistema capitalistico di marca Usa. 

In realtà la posizione della Chiesa non dovrebbe meravigliare più di tanto visto che la dottrina sociale cristiana è stata sempre in antitesi tanto al socialismo marxista che al liberismo; ma Bergoglio forse differentemente dai suoi predecessori ha la chiarezza del linguaggio e della parola e senza tatticismi o acrobazie istituzionali ha saputo sempre mettere a nudo i mali di un sistema economico globale che sta producendo ovunque povertà e disoccupazione, essendo fondato sugli interessi di poche lobby. E’ ciò che pensano tutti, ma se lo dice il Papa la musica cambia, eccome se cambia! 

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