Omicidio in diretta tv, Bruzzone: "Stop alle immagini, spaventoso il rischio di emulazione"

27 agosto 2015, Andrea De Angelis
"Di gente che non sta bene ce n'è tanta, quel tipo di immagini hanno un rischio emulativo spaventoso". Così la criminologa Roberta Bruzzone nell'intervista a IntelligoNews ammonisce dal dare grande visibilità all'attentato di Moneta, in Virginia. 
Un omicidio in diretta tv che ha sconvolto gli Stati Uniti e non solo. Secondo Bruzzone siamo davanti a un profilo ben preciso: "Queste persone sono le più pericolose perché appaiono lucide e integrate, ma covano in realtà rancori che si manifestano nel momento in cui maturano simili decisioni".

Omicidio in diretta tv, Bruzzone: 'Stop alle immagini, spaventoso il rischio di emulazione'
Non basta uccidere, ora si vuole anche condividere l'attentato. Dinanzi a che fenomeno ci troviamo?

«All'evoluzione maligna di ciò che ormai è un fenomeno ampiamente riconosciuto e studiato, cioè questa voglia di apparire a tutti i costi. A questo signore non bastava evidentemente l'eco mediatico spontaneo che poteva nascere da una vicenda così grave, ma ha voluto sincerarsi di essere comunque al centro della scena in quanto omicida. Una maniera originale ad oggi, ma che credo e temo possa aprire la strada ad altri atti della stessa matrice». 

Che significato ha l'elemento del suicidio? La conclusione quasi eroica del piano, o un momento di debolezza?

«L'omicida, da quello che sta emergendo dal punto di vista giornalistico, perché ovviamente queste sono le informazioni che al momento possiedo, aveva un quadro di personalità paranoico. Queste persone sono le più pericolose perché appaiono lucide e integrate, ma covano in realtà rancori che si manifestano nel momento in cui maturano simili decisioni. Dopo l'atto che queste persone considerano legato a una missione da compiere, spesso tentano di togliersi la vita. Da questo punto di vista siamo davanti a un quadro da manuale».

I delitti spesso sono passionali, ma questa volta siamo davanti all'intreccio di motivazioni lavorative e razziali. Un mix devastante?

«Quest'uomo riteneva le vittime indegne di ricoprire il ruolo che era stato loro affidato, in particolare la giornalista. Un omicidio dunque di matrice ritorsiva, una sorta di vendetta. Questi soggetti pensano che la persona non merita di stare dove si trova, il mondo le riconosce delle qualità che non possiede e di conseguenza spetta a loro punirla, fare vendetta per il suo aver sottratto il posto a chi lo meritava veramente». 

La pistola puntata contro la persona è un'inquadratura tipica dei videogiochi. Come dovrebbe agire la stampa davanti a certe immagini?

«Credo che queste immagini vadano censurate, ma non per fare un torto alla stampa o al diritto d'informazione, bensì perché temo che casi di questi genere corrano un rischio di emulazione spaventoso. C'è un sacco di gente in giro, non ce lo nascondiamo e chiamiamo le cose con il loro nome, talmente squilibrata da ripetere quanto visto. Simili immagini per questi soggetti funzionano come detonatore psicologico, è molto pericoloso dargli tanta visibilità. Il rischio emulativo, lo ripeto, è elevatissimo».


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