Le parole della settimana: il discorso del Presidente

27 aprile 2013 ore 14:08, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: il discorso del Presidente
Ci voleva un discorso del Presidente da mettere in cornice; un discorso nato nel momento di massima difficoltà della Repubblica, un discorso “estremo”. Ora quel discorso c’è: pronunciato di fronte alle Camere riunite lunedì 22 aprile, domina con le sue parole severe tutta la settimana politica. Dopo aver ringraziato per la rielezione, il Presidente intesse in una sintassi fitta, incalzante, a volte complessa, una serie di concetti, tutti rivolti allo stesso destinatario: il Parlamento e il mondo politico. Parole che pesano come pietre. Proviamo ad estrarle, così come sono, dal corpo del discorso, anche svellendole dai loro nessi sintattici. Avvitarsi del Parlamento nell’inconcludenza e nell’impotenza. Punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità. Hanno finito per prevalere  contrapposizioni, lentezze, esitazioncirca le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi: ecco cos’ha condotto alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche. Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare è stato ignorato e svalutato; insoddisfazione e protesta sono state alimentate e ingigantite da campagne d’opinione demolitorie. Non siano autoindulgenti i corresponsabili del diffondersi della corruzione; i responsabili di tanti nulla di fatto. Imperdonabile  resta la mancata riforma della legge elettorale, che ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, dell’abnorme premio. Non meno imperdonabile il nulla di fatto a infrangere il tabù del bicameralismo paritario. Sordità delle forze politiche. Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese è segno di una regressione; o è il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilità tra schieramenti politici concorenti. È il discorso della crisi, certo. Ma non è soltanto questo. Il Presidente non si limita all’invettiva che potrebbe anche tradursi in puro esercizio retorico. Il suo discorso porta dentro di sé, ed è la parte più importante anche se fa meno notizia, un solido contenuto di speranza. Eccone i tratti principali. Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme. Bisogna offrire al Paese e al mondo una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi: passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionae verso l’Italia. Bisogna parlare il linguaggio della verità. Applausi.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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