Renzi “balla” l'Italicum con la dignità del Pd: domani chi scivolerà?

27 aprile 2015, intelligo
Renzi “balla” l'Italicum con la dignità del Pd: domani chi scivolerà?
Renzi "balla" sulla dignità del Pd. Dignità che il premier ha messo nero su bianco in una lettera-appello indirizzata ai parlamentari dem e al popolo dei militanti.

L’effetto non sembra sortire granchè a giudicare dalla contro-lettera firmata da Stefano Fassina intervistato da Intelligonews. Il tutto nelle ore concitate dell’Italicum con Fi che domani in apertura di seduta presenterà tre pregiudiziali di costituzionalità chiedendo il voto segreto. 

LA LETTERA. Nella missiva ai dem, Renzi ripercorre le cose fatte dal governo e quelle in cantiere: dal Jobs Act alla riforma della scuola passando per le riforme costituzionali e istituzionali: dal Senato alla legge elettorale. In un passaggio, il premier domanda ai deputati e ai militanti dem se davvero “è dittatura quella di chi chiede di rispettare il volere della stragrande maggioranza dei nostri iscritti, dei nostri parlamentari, del nostro gruppo dirigente? Davvero è così assurdo chiedere che dopo 14 mesi di dialogo parlamentare si possa finalmente chiudere questa legge di cui tutti conosciamo il valore politico? Davvero vi sembra logico che dopo tutta questa trafila ci dobbiamo fermare perché una parte della minoranza non vuole?”. 

Esercizio retorico che il premier usa per toccare le “corde” di chi da domani dovrà votare in Aula, con o senza la fiducia. Renzi parla di dignità del Pd sull’Italicum quando rivendica che “questa legge l’ha voluta il Pd. L’abbiamo definita una urgenza e ora dovremmo fermarci? L’abbiamo proposta alle primarie del dicembre 2013, con due milioni di persone che ci hanno votato. L'abbiamo ribadita alla prima assemblea a Milano. L’abbiamo votata in direzione a gennaio 2014. L'abbiamo votata, modificata sulla base delle prime richieste della minoranza interna, alla Camera nel marzo 2014. L'abbiamo di nuovo modificata d'accordo con tutta la maggioranza e l'abbiamo votata al Senato nel gennaio 2015. L'abbiamo riportata in direzione nazionale e l'abbiamo votata. Poi abbiamo fatto assemblea dei deputati e l'abbiamo votata ancora una volta. L'abbiamo votata in Commissione e adesso siamo alla terza lettura alla Camera, in un confronto parlamentare che è stato puntuale, continuo”. Il tutto per evitare l’ultimo strappo, quello in Aula. 

OPPOSIZIONI SUGLI SCUDI. Se Roberto Speranza tuona contro l’ipotesi fiducia che in queste ore pende come una spada di Damocle sulla testa dell’Italicum, Stefano Fassina non è da meno e in un post sul suo profilo Facebook bolla come “fantasiosa e preoccupante la lettera del presidente del Consiglio e segretario del Pd ai coordinatori di circolo del Pd: interpreta la discussione e la dialettica sulle regole del gioco come questione interna al Pd, di  disciplina di partito, mentre è, come dovrebbe essere evidente, questione dell'insieme del Parlamento e relativa all'autonomia di ciascun parlamentare”. 

In Aula ci prova il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi a spiegare perché la legge elettorale merita un sì convinto ma al tempo stesso avverte che non ci saranno “baratti istituzionali” tra Italicum e pacchetto-Senato. Opposizioni compatte sul no e pronte alla battaglia parlamentare in caso di ‘fiducia’. Insomma, il governo tira dritto. Domani cominciano le danze e Renzi rischia di “ballare” sulla dignità del Pd. 

LuBi

autore / intelligo
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