Salvataggi bancari: indennizzi per (quasi) tutti i 10.559 obbligazionisti subordinati

27 aprile 2016 ore 9:10, Luca Lippi
Siamo al terzo decreto in sei mesi! Domani, o al più tardi giovedì, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il decreto con le regole per i rimborsi ai risparmiatori che avevano perso i loro risparmi nelle obbligazioni delle quattro banche fallite a novembre: Etruria, Marche, Carife e CariChieti. 1
0.559 obbligazionisti subordinati delle quattro banche poste dal Governo in procedura di risoluzione il 22 novembre scorso possono sperare?
Al momento, l’unica certezza è quella che spartiacque tra ristoro automatico e rimborso deciso da un arbitro è la data del 1° agosto 2013, e già questo crea due gruppi distinti di individui che in qualche modo cominciano a vedere la luce soprattutto sul da farsi per rientrare in possesso delle somme impegnate scomparse nel nulla.
La doppia possibilità consente all’Italia di non oltrepassare il confine posto da Bruxelles dell’aiuto di Stato e allo stesso tempo di allargare la platea degli obbligazionisti subordinati ammessi al rimborso automatico.
Ricordiamo che un mese fa (il 25 marzo) la UE aveva posto un severo veto al risarcimento immediato dei risparmiatori danneggiati dalle banche in crisi, bocciando seccamente il fondo di salvataggio da 100 milioni di euro, che sarebbe servito a risarcire gli obbligazionisti, in questo modo consentendo agli obbligazionisti di poter sperare solamente attraverso lo strumento dell’arbitrato.

Salvataggi bancari: indennizzi per (quasi) tutti i 10.559 obbligazionisti subordinati

L’arbitrato serve solo per determinare se sono stati rispettati gli obblighi d’informazione, diligenza, trasparenza e correttezza previsti dal TUF (testo unico finanziario) per gli investimenti finanziari. La valutazione avverrà, con un lodo, da parte della camera arbitrale, che sarà istituita in ambito Anac (autorità nazionale anticorruzione), formata da 12 collegi (presieduti da un magistrato e con 4 membri con esperienza negli organi della Banca d’Italia e della Consob): ci sarà una “corsia preferenziale” per gli anziani ed i consumatori più esposti. Per aderire all’arbitrato, si dovrà attendere un provvedimento che dovrà stabilire tempi e modalità dei risarcimenti, il decreto all’esame da domani appunto.
Dunque, chi ha acquistato obbligazioni subordinate prima del 1° agosto 2013, che è la data in cui la Commissione europea ha introdotto il principio del burden sharing, seguito poi all’inizio del 2016 dal bail in, potrà ottenere automaticamente il suo indennizzo, che sarà comunque parametrato al reddito e all’entità dell’investimento effettuato. Chi ha sottoscritto obbligazioni dopo il 1° agosto 2013 seguirà la procedura dell’arbitrato la cui gestione sarà affidata all’autorità anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone.
Le risorse stanziate saranno pari a circa 300 milioni, il triplo rispetto ai 100 previsti inizialmente. Una cifra che dovrebbe garantire un ristoro totale alla maggior parte degli oltre 10.500 risparmiatori coinvolti, visto che le obbligazioni subordinate avevano un valore di 339 milioni quando i quattro istituti sono stati salvati.
L'incremento della dotazione sarà accompagnato da una procedura automatica per risarcire le persone con un reddito basso (con una soglia intorno ai 20mila euro) e che hanno messo somme limitate nei bond. Un meccanismo che, coinvolgendo anche chi ha investito in misura limitata rispetto alla ricchezza familiare, dovrebbe assicurare un indennizzo immediato a grande parte dei risparmiatori.
Nel decreto c’è spazio anche per nuove misure finalizzate a velocizzare e semplificare il recupero dei crediti deteriorati. Tra le nuove norme, definite dal Tesoro e dal ministero della Giustizia, ci dovrebbero essere procedure più rapide per i pignoramenti, la possibilità di chiedere la dichiarazione di fallimento da parte di sindaci e revisori dei conti, una competenza più ampia per i tribunali delle imprese. Un pacchetto di interventi per aiutare il sistema bancario ad alleggerire il peso delle sofferenze (quelle nette sono a oltre 80 miliardi), che indeboliscono i bilanci degli istituti di credito e frenano una ripresa economica sempre più incerta.
Ci saranno altri intoppi?
Speriamo di no, in fin dei conti la “finanza” deve aver compreso di avere esagerato e sta cercando di ricucire lo strappo con i risparmiatori cominciato con lo scandalo dei Tango Bond argentini per i quali finalmente si sta concretizzando il rimborso (per i coraggiosi che hanno tenuto nel cassetto le obbligazioni). Venerdì scorso fra i risparmiatori italiani e il Tesoro argentino  è stato siglato a New York l’accordo per il rimborso in contanti del 150% dell’importo nominale originario delle obbligazioni in default (circa 900mila dollari) per un controvalore di 1,35 miliardi. Il pagamento avverrà entro il 30 giugno 2016 e ne beneficeranno circa 50mila risparmiatori italiani. Ovviamente il prezzo pagato è che per legge ogni investimento diventa meno sicuro perché non più garantito.

autore / Luca Lippi
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