Pensioni, non c'è sopravvivenza senza previdenza complementare. E Meloni attacca le banche

27 aprile 2016 ore 10:14, Luca Lippi
La Riforma delle pensioni del 2016 è all’ordine del giorno dei talk, solo dei talk televisivi però. L’aggiornamento sull’argomento è che il Ministro Poletti “promette” che il governo non interverrà sulla reversibilità, ma non era necessario perché da mesi il Pd dice che “mai” si è parlato di intervenire sulla reversibilità (oppure no?), in questi casi si usa dire “excusatio non petita accusatio manifesta”.
Dalla parte delle opposizioni invece arrivano i moniti (elettorali anche questi) a non fare promesse che non si possono mantenere, ma in concreto è corretto intellettualmente dire che Matteo Renzi, a parte qualche dichiarazione un po’ ardita dei diverse settimane fa, non ha fatto altro che parlare di impossibilità di qualunque intervento su pensioni minime e mini riforme ad personam per mancanza di fondi. Che poi questo sia accaduto solamente perché il Tesoro si è messo di traverso alle esigenze propagandistiche del Premier è solo una questione di forma. La realtà rimane il fatto che in seno al Governo emerge una organizzazione poco “articolata”, cioè la mano destra non sa quello che può fare la sinistra e viceversa (l’eterno scontro fra promesse e risorse per realizzarle).

Pensioni, non c'è sopravvivenza senza previdenza complementare. E Meloni attacca le banche

A questo punto i lavoratori precoci, che avevano creduto alle promesse (nella disperazione le promesse valgono più della cruda realtà nell’immediato) si vedono la terra sotto i piedi franare e allora si preparano alla mobilitazione. Da rilevare che le mobilitazioni 2.0 (quelle del nuovo secolo) alla fine si configurano in sparuti gruppi di pochi individui ancora speranzosi di avviare moti e rivoluzioni democratiche e pacifiche senza alcun senso, la realtà è che le parti sociali non esistono più.
Dunque stabilito che non esistono le risorse, e su questo Matteo Renzi è piuttosto chiari nelle ultime settimane, che cosa si vuole contestare al governo? Ecco allora che è pura campagna elettorale, e quindi nulla ha senso. In sostanza la news è che la Meloni accusa Renzi di fare marchette alle banche e promessi irricevibili dal Tesoro ai poveri pensionati, e a tale proposito ci sarà anche la mobilitazione del 19 maggio alle porte, ma qualcuno dica che Renzi ha già detto che non c’è bisogno di manifestare, non ci sono i fondi per il momento, non è colpa del governo se tutto rimane così com’è per quest’anno.
Noi abbiamo già analizzato con lucidità la questione, l’Inps fa quello che può fare, abbiamo scritto che una montagna di destinatari di pensioni (non tutte di anzianità) sono figlie di politiche clientelari non di questo governo invero (forse “anche”) e che su questo bisogna intervenire e forse in questo Renzi sbaglia ad attaccare la Magistratura perché ne ha bisogno per risolvere il problema, risolverebbe in un solo colpo due questioni, una l’emorragia dell’Inps e a seguire conferire il giusto ruolo esecutivo alla Magistratura senza trascinarla nell’arena politica che non gli compete.
Abbiamo anche affrontato il discorso della previdenza integrativa come soluzione, e su questo argomento emerge il conforto di molti economisti. 
La conclusione è una sola; si continua a parlare di pensioni, e si continua a farlo con la fanfara che anticipa le elezioni amministrative di giugno, in breve è uno spot elettorale a seconda di come si usa l’argomento stesso dall’una e dall’altra parte. In concreto ricordiamo che in Parlamento la questione delle pensioni entra in agenda solamente da novembre prossimo, e quindi l’unica certezza che abbiamo è che tutto quanto viene dibattuto sono solo fiumi di parole e basta.
Sono “strilli di copertina”, quelli che si sentono in questi giorni sulla riforma delle pensioni per 2016 (ammesso che si arrivi all’obiettivo), inutile chiamarle news. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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