Roma per Totti, ma tutti per Totti? C'è chi dice no

27 aprile 2016 ore 11:24, Andrea De Angelis
Ieri è intervenuto anche D'Alema, politico romano dal cuore giallorosso. "La classe non si rottama con l'età". Un messaggio che, forse, era diretto anche a un noto rottamatore della politica. Riferimenti a parte, è certo che il caso Totti sta scuotendo l'opinione pubblica romana superando i confini dei calciofili capitolini. Ai bar tutti ne parlano. Anche troppo. "Se si parlasse di pensioni e lavoro come si parla di Totti, sarebbe un Paese migliore", ho sentito dire a una signora in un caffè. 

Roma per Totti, ma tutti per Totti? C'è chi dice no
Di certo la decisione arriverà a breve. Spalletti, al di là delle dichiarazioni ufficiali e di quelle nascoste negli spogliatoi, conta fino a un certo punto. Lo stesso si può dire per Sabatini (altro dubbio: partirà o no?). La parola finale spetta, come è logico che sia, a Pallotta. Del resto in casa Juve hanno deciso gli Agnelli, impedendo anche così tanto rumore. I numeri poi hanno dato ragione a loro: cinque scudetti di fila anche senza una bandiera che di nome fa Alessandro e di cognome Del Piero. 
Francesco Totti il prossimo settembre compirà 40 anni. Un'età che ha poco a che fare con il rettangolo di gioco. A meno che non si parli di allenatori. Montella, che ha un solo anno in più del numero 10 giallorosso, allena da una vita. Brocchi, classe 1976, è ora sulla panchina del Milan. Stellone, un anno più giovane di Totti, ha portato il Frosinone in Serie A nella scorsa stagione e ora lotta fino all'ultimo (con poche speranze, a onor del vero) per la salvezza. Totti no. Gioca a pallone. Regala assist e segna. La doppietta contro il Torino ha fatto il giro del mondo. In Europa e non solo lo hanno esaltato: come lui nessuno mai. 

La città sembra compatta. Non ci sono, forse, sondaggi. Ma i numeri non lascerebbero di certo spazi a dubbi: per i tifosi Francesco Totti deve giocare un altro anno. Scendere in campo, scaldare i cuori di chi era bambino e tifava per lui. Si è sposato e tifava per lui. Ora è padre di famiglia e tifa sempre, ancora per lui. Eppure la parola fine, il senso del limite fanno parte dello sport. Appendere gli scarpini al chiodo è un po' come andare in pensione: prima o poi si deve fare. Anzi, non è esattamente la stessa cosa perché oggi la pensione per chi ha l'età di Totti è spesso un miraggio, mentre per lui, fenomeno dentro e fuori dal campo, è quasi uno spettro da evitare. Il più a lungo possibile. 
Non è un problema di soldi (nonostante il pesce d'aprile del "gioco gratis per un anno"). In ballo c'è l'utilità di un giocatore. Scusate, di una bandiera. Quanto può dare alla Roma in campo e quando potrebbe darle fuori dal terreno di gioco? Questa è la domanda che la dirigenza giallorossa continua a porsi e alla quale Spalletti ha già dato una risposta. 

Roma per Totti, ma tutti per Totti? C'è chi dice no
C'è poi il problema dell'eredità. Chi può sostituirlo? In realtà è un finto problema. Parafrasando un motto giallorosso "Totti non si sostituisce, si ama". Queste dovrebbero essere le settimane in cui parlare della sua partita di addio, del ritiro della maglia numero 10, di una festa, tante feste. Magari con i figli, i Totti del futuro. Invece no, ci sono le polemiche alla radio, le espressioni in prima pagina, le interviste rilasciate, le mancate convocazioni. Poi, certo, anche la manciata di minuti contro il Torino che hanno permesso alla Roma di ipotecare il terzo posto e lottare ancora per il secondo. Ma non basta una partita superlativa per cambiare un progetto. Non è sufficiente un'impresa per modificare una strategia. Tutti per Totti? Io dico no. Nel 2016, sia chiaro. 

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