Osservasalute 2015 choc: per la prima volta cala speranza di vita (e non si nasce)

27 aprile 2016 ore 12:40, intelligo
di Luciana Palmacci

Osservasalute 2016 choc: per la prima volta cala speranza di vita (e non nasciamo)
Un po’ per colpa dei tagli, un po’ perché non si fa prevenzione e ci si vaccina sempre meno, per la prima volta chi è nato nel 2015 vivrà meno di chi è venuto al mondo l’anno prima. Esatto avete capito bene, una triste novità riguarda il nostro Paese che vede in calo la speranza di vita alla nascita: ad oggi l’età massima risulterebbe 80,1 anni per gli uomini e 84,7 per le donne.

Osservasalute 2015 choc: per la prima volta cala speranza di vita (e non si nasce)
Ad affermarlo il rapporto Osservasalute dell’Università Cattolica, secondo cui il fenomeno sarebbe legato a una riduzione della prevenzione. Stiamo diventando un popolo sempre più vecchio, il 10,7% della popolazione è costituito infatti da persone nella fascia d’età tra i 65 e 74 anni, il 7,85 da anziani (ovvero persone tra i 75 e gli 84 anni), che di conseguenza fa diminuire la speranza di vivere una vita lunga e in salute. Un dato apparentemente poco grave, se si pensa che nel 2014 era maggiore e pari a 80,3 anni per gli uomini e 85,0 anni per le donne, ma che allarma gli esperti: «L’unico Paese democratico che ha registrato un passo indietro del genere è la Danimarca 21 anni fa e poi la Russia post-comunista, che invece di investire in prevenzione si è disgregata» ha dichiarato Walter Ricciardi, coordinatore del rapporto e presidente dell’Istituto superiore di sanità.
Eppure la stessa ricerca indica anche come negli ultimi tempi gli italiani abbiano preso delle buone abitudini; ad esempio è stato registrato un calo dei fumatori e una diminuzione del consumo di bevande alcoliche. Noi italiani siamo anche più sportivi e meno sedentari rispetto agli anni passati. 

Come è possibile allora che la speranza di vita sia in diminuzione? La risposta sta nella mancanza di cura della propria salute, nella poca prevenzione e nelle scelte politiche sbagliate nell’ambito sanitario. Dal 2003-2004 al 2014-2015, per quanto riguarda la copertura vaccinale degli ultra 65enni, c’è stata una diminuzione a livello nazionale del 22,7%: dal 63,4% al 49%; un calo simile è stato registrato anche per quanto riguarda le vaccinazioni non obbligatorie quali quella anti-influenzale e quella per la pertosse. L’altro problema, non meno importante, sarebbero i tagli alla sanità, conseguenza che avrebbe portato, come aveva già detto l’Istat, a la rinuncia alle cure da parte di oltre il 41% delle famiglie italiane, causa ticket troppo cari e liste d’attesa infinite. «Siamo la Cenerentola del mondo» continua Ricciardi «l’ultimo Paese ad investire in prevenzione, a cominciare dalle vaccinazioni. E poi ci sono gli screening oncologici, mai partiti e che funzionano a macchia di leopardo, soprattutto per le donne».  

E poi continuiamo a ingrassare, diminuiscono i fumatori ma aumentano gli obesi. Altro fattore importantissimo è la tendenza al sovrappeso: siamo passati dal 33,9 al 36,2%. Fortunatamente abbiamo almeno messo a dieta i nostri figli. Se il 12% era da considerarsi obeso nel 2009, cinque anni dopo la percentuale è scesa al 9,8.

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