Migranti, Casarini: "Io, al Brennero per protesta. Italia propone campi di concentramento per migranti in Libia"

27 aprile 2016 ore 12:17, Lucia Bigozzi
“L’Europa è un campo di battaglia di interessi contrapposti. Tutti sono impegnati nello scaricabarile: l’Italia protesta contro l’Austria per il Brennero ma dall’altra parte propone di creare campi di concentramento per migranti in Libia”. Netto il commento di Luca Casarini (Sel) sul muro al Brennero e l’avanzata di leader politici che portano avanti questa linea. Nella conversazione con Intelligonews, parla anche delle ribellioni dei migranti nei centri di accoglienza italiani e spiega perché “se si ribellano, hanno ragione”. 

Per il nuovo leader tedesco dell’ultra-destra Ofer è inevitabile chiudere il Brennero. Come valuta questa mossa e a questo punto cosa può accadere?

«Domenica scorsa ero al Brennero per manifestare con centinaia e centinaia di altri cittadini europei contro una simbologia di un’Europa a pezzi, con fili spinati, muri, barriere. Da notare che questi muti e fili spinati sono eretti per bloccare le persone, perché anche le grandi preoccupazioni che sorgono dai governi o istituzioni sembrano molto più preoccupazioni per la circolazione delle merci e molto meno per il grande dramma che stiamo vivendo dei profughi che scappano dalle guerre».

Sì ma di fronte a una posizione così netta e non isolata, cosa può accadere? 

«Può accadere quello che, di fatto, accade già in Europa. Accade che l’egoismo e la mancanza totale di valori condivisi porta al fatto che, in realtà, l’Europa è un campo di battaglia di interessi contrapposti legati al mercato, alla finanza, alle banche, alle opinioni pubbliche, al mercato dei voti; tutto fuorchè l’idea di Europa che era sorta dopo l’Olocausto e dopo la seconda guerra mondiale. Cosa pericolosa, l’abbiamo vista anche ieri: non occorre solo erigere muri al Brennero; basta anche respingere tremila bambini orfani siriani che stanno a Calais, come hanno fatto gli inglesi. Nel 1939 l’Inghilterra accolse 10mila bambini orfani profughi austriaci, polacchi, tedeschi a causa della guerra e oggi siamo peggio che nel ’39. Per cui cosa può accadere se qualcosa di peggio?».

Il ministro Gentiloni ha detto no a decisioni unilaterali dell’Austria ma sembra il ruggito del topo. L’Europa è ancora in grado di tenere i Paesi? Può impedire il muro al Brennero o no? 

«Se volesse sarebbe in grado. Guardate cosa ha fatto l’Europa alla Grecia; se vuole può imporre ma il problema è che non vuole. In realtà, dietro alle dichiarazioni abbastanza formali che ci sono, le levate di scudi, le lettere di Avramopulos contro il muro al Brennero o di Tusk o dei singoli governi, il tema è che nessuno vuole affrontare la questione delle migliaia e migliaia di persone che fuggono dalle guerre per quello che è; ovvero una grande occasione di rideterminare un senso politico dell’Europa. E cosa fanno? Tutti impegnati nello scaricabarile: l’Italia protesta contro l’Austria per il Brennero ma dall’altra parte propone di creare campi di concentramento per migranti in Libia. Non ci sono i muri perché abbiamo il Mediterraneo, ma la logica è sempre quella che poi ha portato all’accordo Europa-Turchia con la Turchia che è diventata un immenso campo profughi e noi gli diamo i soldi. Guardate l’Egitto: noi oggi con Regeni ci stiamo accorgendo di che razza di Paese è, ed  lo stesso Paese nostro partner per bloccare i migranti; l’Egitto del dittatore Al Sisi è nostro grande amico»

Le proteste dei migranti nei Centri di accoglienza: da Tradate sui tempi per le richieste di asilo, a quelle per il servizio wi-fi. Vuole lanciare un appello ai migranti ad attenersi alle regole e ai tempi del Paese che li ospita? C’è chi dice che in realtà sono loro a dettare legge. 

«No, non faccio nessun appello a nessuno, perché queste persone sono sostanzialmente detenute, ammassate dentro quelli che ora si chiamano Hot Spot senza aver commesso niente. Sono persone che fuggono da guerre e persecuzioni, riescono a salvarsi la vita e se chiedono il wi-fi è perché nella società contemporanea l’unica maniera per poter comunicare con un familiare è connettersi forse a internet; per cui non c’è da stupirsi, anzi, bisognerebbe fornire loro la possibilità di comunicare, e questo vale anche con un avvocato o con persone che li consigliano. Invece, sono ammassati dentro questi posti e se si ribellano, hanno solo che ragione»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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