Fenomeno Trump (e non solo), Fusaro: "E' sinistra cosmopolita che ha lasciato popolo e nazione alla destra”

27 aprile 2016 ore 13:38, Marco Guerra
“Gramsci ucciso per la seconda volta dalla sinistra italiana che ha tradito il suo messaggio”. Sentito da IntelligoNews, il filoso Diego Fusaro analizza la sinistra odierna e l’avanzata dei populismi di destra sullo sfondo del settantanovesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci, avvenuta a Roma il 27 aprile del 1937. “La sinistra cosmopolita – spiega Fusaro – ha lasciato i concetti di popolo e nazione alla destra”. 

Donald Trump, il miliardario fuori dagli schemi di partito, trionfa in campo repubblicano e si avvia verso la candidatura alla Casa Bianca. Nel frattempo in Austria vince la destra radicale e nell’Est Europa si consolidano i partiti populisti. Uno scenario imprevedibile fino a pochi anni fa…

«Certo che sì, per alcuni versi era imprevedibile. Qui però più che di politica mondiale si parla della politica che regge la politica mondiale (quella americana ndr), ovvero dello Stato che fa la storia della politica in questo frangente storico. In Italia, come al solito, fa ridere che ci si divida tra sostenitori e non sostenitori dell’imperatore buono e dell’imperatore cattivo, come se fossimo del tutto subalterni a quella cultura e a quel modo di pensare».

Fenomeno Trump (e non solo), Fusaro: 'E' sinistra cosmopolita che ha lasciato popolo e nazione alla destra”
Come nel medioevo. L’Italia subalterna alle potenze imperiali che alternano il loro dominio nella penisola…

«Esattamente, del resto come diceva Gramsci l’Italia è cosmopolita e non nazionale». 

Tra l’altro proprio oggi è l’anniversario della morte di Gramsci…

«Sì, anche se bisognerebbe parlare di morti al plurale, perché prima lo hanno ucciso le forze fasciste, poi le forze di una sinistra irresponsabile che ha tradito il messaggio di Gramsci. Quindi è una uccisione continua che si fa di questo grande autore italiano».

Cosa direbbe Gramsci se vedesse l’Italia di oggi?

«Lo troverebbe paradossalmente non migliorato rispetto a quando lui era in carcere. Vedrebbe che siamo passati da un’occupazione ad un’altra, dai nazifascisti agli americani; che abbiamo sempre meno radicamento nazionale e popolare, siamo compulsivamente esterofili; vedrebbe che il capitale domina incontrastato; vedrebbe che la sua classe di riferimento non ha più alcuna rappresentanza politica. Insomma c’è una bella immagine offerta sul sito satirico ‘Il Lercio’ che dice che a Roma è stato attivato un generatore che utilizza la corrente che scaturisce dai giramenti di Gramsci nella tomba. Questa frase oltre ad essere divertente è vera».

Oggi quindi non esiste un erede di Gramsci? 

«Bah, in Italia non ne vedo; vedo politici a sinistra che usano la testa e che hanno capito che oggi occorre difendere lo Stato e non buttarlo a mare; che occorre essere contro l’Unione Europea perché essa incarna il capitale e non i lavoratori. Ci sono singoli casi isolati di uomini politici pensanti, ad esempio penso a Alfredo D’Attore per dirne una. Purtroppo come direbbe Gramsci sinistra oggi è ferma alla fase tolemaica, cioè non capisce che c’è stato uno sviluppo storico e che vanno riaggiornate le categorie, le mappe».

Vediamo intanto che in Europa avanza la destra populista malgrado tutte la campagne denigratorie della grande stampa e dei salotti buoni del pensiero unico dominante. Questa reazione dei popoli come va letta? 

«Il guaio sta a lasciare i concetti di nazione e di popolo alle destre, è tutto lì il problema, le destre fanno il loro lavoro. Il guaio sono le sinistre che non hanno più presa sul popolo e sulla nazione. Non c’è più Gramsci, ma nemmeno Togliatti che almeno aveva un’idea chiara di nazione e di comunismo che partiva dalla nazione. Qui abbiamo una sinistra cosmopolitica che continua a usare le stesse parole del capitale finanziario: “ci vuole più globalizzazione”, “più Europa”, “più libero mercato”. Ed è chiaro che così facendo si impone un rimedio che non è migliore del male, che sono queste destre populiste».

Non sarà migliore del male, ma sono proprio i ceti meno abbienti a buttarsi tra le braccia di questi populismi. La sinistra che è rinchiusa nei salotti buoni come pensa di rappresentare le periferie della nostra società?

«Capita proprio così, come nella Firenze di Dante, il malato si gira su un lato pensando di stare meglio ma sempre malato resta, è questo il problema. Le destre populiste non sono migliori del male che vogliono curare, tuttavia le sinistre usano le destre populiste per giustificare il male come se non fosse da curare».

In questo gioco delle parti l’uno sostiene l’altro…

«Esatto, cito ancora Gramsci: il problema sta nell’evitare sia il cosmopolitismo astratto e capitalistico sia il municipalismo xenofobo delle destre. L’Europa si regge proprio su questi due poli, mancando invece la terza posizione che è quella di Gramsci che coniuga socialismo, emancipazione e rispetto delle alterità e dei radicamenti nazionali popolari». 

Le tradizioni e le culture nazionali sarebbero quindi l’unico freno rispetto all’ondata della cultura mondialista che appiattisce tutto e tutti?

«Certo, ad esempio che si parli la propria lingua, che in Italia si studi Manzoni e Pirandello. Ovvero che in Italia si studi la propria cultura nazionale e popolare, senza la quale non esisterebbero i popoli e la cultura stessa, non esisterebbe la coscienza». 
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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