Felici o depressi per Dna: quanto contano i geni (anche per terapie)

27 aprile 2016 ore 18:22, Adriano Scianca
La felicità è questione di genetica e non del mondo che ci circonda o da ciò che ci accade. La scoperta è stata possibile analizzando il genoma di quasi 300.000 persone. I ricercatori coordinati da Meike Bartels Philipp Koellinger, dell’università di Vrije ad Amsterdam, hanno individuato tre varianti genetiche coinvolte nella felicità, due legate ai sintomi della depressione e 11 punti del genoma correlati a nevrosi. La scoperta di questi geni potrebbe aiutare in futuro a mettere a punto terapie per ridurre i livelli di ansia.  
 
Felici o depressi per Dna: quanto contano i geni (anche per terapie)
"I criteri della felicità sono diversi da persona a persona e da popolazione a popolazione. Questi geni hanno un ruolo complesso, sono collegati soprattutto al modo in cui le persone affrontano le difficoltà oppure le situazioni della vita"
, ha osservato il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’università di Roma Tor Vergata. Queste varianti, ha aggiunto, "in genere ci rendono più empatici e meno ansiosi ma è chiaro che l’ambiente, per esempio l’aspetto sociale ed economico, giocano un ruolo importante". Inoltre, ha proseguito Novelli, "sicuramente ci sono anche altri geni coinvolti in questo aspetto perché tutti i caratteri dell’uomo sono dovuti all’azione di più geni che interagiscono e funzionano come un’orchestra". 
 
La ricerca, per gli autori, è infatti allo stesso tempo un traguardo e un inizio: "siamo ormai certi che ci sia un aspetto genetico coinvolto nella felicità. Tuttavia - ha sottolineato Bartels - le tre varianti individuate sono solo una piccola frazione del Dna coinvolto, ci aspettiamo che ci siano molti altri geni che hanno un ruolo nella sensazione di benessere delle persone".

I ricercatori vogliono scoprire gli altri geni coinvolti e comprendere soprattutto perché le persone vivono in modo diverso la felicità e come l’ambiente e le differenze culturali influenzano questo aspetto. Per Bartels è un passo importante anche aver scoperto le varianti genetiche coinvolte nella depressione: "dimostra che la ricerca delle cause genetiche della felicità può offrire anche nuovi indizi per scoprire le radici genetiche di una delle più grandi sfide mediche del nostro tempo, cioè la depressione". 
 
Per scoprire i geni della felicità, lo studio ha coinvolto 181 ricercatori e circa 145 istituti di ricerca e gran parte delle informazioni genetiche sono state ottenute dal registro dei gemelli dei Paesi Bassi.  

Dunque dall'Olanda arriva la smentita della scoperta fatta in Giappone lo scorso novembre che svelava che la felicità si trovava in un luogo specifico del cervello. Secondo un team supervisionato dal leader Wataru Sato che ricorrendo all’uso di risonanze magnetiche sono riusciti a individuare, o meglio, a “scovare” la zona dove “abita” la felicità: si tratta del precuneo

Ma cos’è? Si tratta di una piccola area del lobulo parietale superiore del cervello dove si originano altre funzioni cerebrali come ad esempio quelle che riguardano la capacità riflessiva, la memoria e la capacità di immaginare. Ma la novità stava nel fatto che per la prima volta questa piccola zona del cervello veniva considerata, più precisamente associata alla sensazione dello stare bene. Secondo i ricercatori, più la forma del precuneo è grande, più la felicità sarebbe piena, completa, appagante. 

Ma dopotutto anche le dimensioni di questa piccola zona sono genetiche, quindi in fin dei conti tutto torna...
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]