Bologna, De Carli (PdF): "Transgender mobbizzato in azienda? Occhio alla strumentalizzazione"

27 aprile 2016 ore 16:00, Lucia Bigozzi
“La vicenda del transgender bolognese? Una strumentalizzazione del mondo ‘arcobaleno’ per arrivare a un obiettivo che è quello del cambio di sesso a piacere: noi cattolici ci batteremo perché ciò non avvenga”. E’ il commento di Mirko De Carli, candidato sindaco del Popolo della Famiglia a Bologna sul caso del transgender che sarebbe stato costretto a vestirsi da uomo nell’azienda in cui lavora, mentre sarebbe in atto la trasformazione in donna. Una vicenda che fa molto discutere in città ma anche sui social. Nella conversazione con Intelligonews, De Carli manda alcuni messaggi chiari, anche al mondo cattolico. 

Al di là del merito della vicenda, qual è il messaggio che da candidato sindaco del Popolo della Famiglia si sente di mandare partendo da un caso di cui si discute sui Social?

«Intorno alla vicenda vedo anche la strumentalizzazione sul tema. Purtroppo Bologna è all’avanguardia di certe battaglie culturali che provengono dal mondo ‘arcobaleno’, lo vediamo in questo casa così come nel caso della villa assegnata a una coppia omosessuale poi ritirata per motivi di carattere familiare. Si cerca qui di strumentalizzare una vicenda personale cui va il nostro rispetto in termini generali, però dobbiamo dire che la vocatura ‘arcobaleno’ che sta dietro alla vicenda relativa alla diffida nei confronti dell’azienda, vuole creare un caso»

Bologna, De Carli (PdF): 'Transgender mobbizzato in azienda? Occhio alla strumentalizzazione'
In che senso?

«Si parla di atti intimidatori nei confronti di questo signore che si chiama Marco, ma vanno accertati e verificati. Comunque parliamo di un uomo che ha deciso poi di cambiare sesso e rimane comunque la sua storia di essere stato padre di famiglia, di essere stato sposato, di aver generato un figlio. Credo tuttavia che si voglia creare un caso, come al solito»

Se lei avesse un’azienda farebbe vestire da uomo una transgender?

«Personalmente no. Per quanto mi riguarda la dignità della persona va rispettata secondo la sua natura. E’ chiaro che ci sono delle procedure che la legge prevede per il cambio di sesso e quindi quelle procedure vanno rispettate e la legge le ha codificate; ci sono anche sentenze della Corte in merito. Noi ci atteniamo a ciò che la legislazione italiana prevede, ma di certo non possiamo accettare derive che vengono dal mondo ‘arcobaleno’ e che sono per il cambio di sesso a piacere. Se c’è il rispetto della legge e se fossi il datore del lavoro direi che nel rispetto delle norme vigenti tutto è possibile, ma scelte autonome da parte di una persona di vestirsi da donna perché si sente donna ma è un uomo ed è riconosciuto come tale dalla legge dello Stato, io non le consentirei».  

Le stesse strumentalizzazioni che lei individua nel mondo ‘arcobaleno’ sono arrivate anche da ambienti cattolici ovviamente sul versante opposto?

«Non ho visto grossi interventi in merito; io vedo purtroppo su queste tematiche, tanta apatìa da parte del mondo cattolico. Sono convinto che noi cattolici siamo portatori di un pensiero forte e dobbiamo entrare nel merito per giudicare la situazione e non le persone. Io non voglio giudicare la scelta di Marco di fare questo percorso, che è un percorso personalissimo, che sicuramente gli sarà costato dolore e sacrificio, ma voglio giudicare il caso e voglio dire, da cattolico, quello che penso. Penso che la vicenda sia una grande strumentalizzazione per arrivare a un obiettivo che è quello del cambio di sesso a piacere: già in Italia si comincia a parlarne come si è visto nei mesi scorsi, mentre in Nord Europa è già realtà. Noi ci batteremo affinché questo non avvenga e credo che quando sarà il momento di discuterne – perché se cominciano con questi casi vuol dire che a breve intenderanno affrontare il tema – i cattolici si mobiliteranno, come hanno sempre fatto»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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