Non fermato dalle femministe e dalle polemiche, Trump è caduto nella fossa del fisco

27 aprile 2016 ore 17:09, intelligo

di Marina Simeone

Il miliardario newyorchese Donald Trump sembra essere inarrestabile e dopo aver conquistato il nord-est con gli appuntamenti in Delaware, Pennsylvania, Connecticut, Maryland e Rhode Island, in cui ha fatto il pieno di delegati, si autoproclama “candidato” per i Repubblicani. Le sue strambe rivendicazioni dal sapore populista, che ben conosciamo in Europa, ne hanno fatto un simbolo di esagerazione e follia, al punto che i nemici si sono mossi e uniti per fermarlo sia internamente al partito che esternamente. Eppure la perfetta macchina americana perderebbe efficienza, se e solo se, un Donal Trump dovesse sedere sulla poltrona ambita della casa bianca.

Rivoluzione del Fisco e controlli sull’immigrazione, sicurezza e vivibilità garantita, questi gli ingredienti del sogno americano di Donald Trump, degni del protagonista di “ House of Cards”. Meno tasse per ricchi e per poveri perseguendo una politica senza sprechi, che un miliardario con il proprio cognome sul jet – privato dovrebbe ben conoscere. Imposte eliminate per tutti coloro che guadagnano meno di 25.000 dollari l'anno, o 50.000 dollari per una coppia. Riduzione del 'aliquota massima, quella pagata dai piu' abbienti, al 25% dall'attuale 39,6 per cento. Ce n'è anche per le aziende: la corporate tax, sul reddito delle imprese, scenderebbe al 15% dal 35 per cento.Ma non si accontenta promette anche un miracolo economico con una crescita pari almeno al 3% l’anno, superando la memoria Roosveltiana e coltivando la speranza di una America Paese civile.

Non fermato dalle femministe, dagli avversari interni al partito che si coalizzano e nemmeno dalle critiche dell’ex First Lady, Hillary Clinton, al 42% dei sondaggi di gradimento, rischia ora di cadere nella fossa del fisco. Il giudice della Corte Suprema di New York, Cynthia Kern, ha respinto la richiesta del procuratore generale Eric Schneiderman di un giudizio sommario e ha accolto quella della difesa di un processo davanti ad una giuria per l’accusa di presunta frode da 40 milioni di dollari, che vede coinvolta la Trump University. L’Ateneo è addirittura accusato di aver ingannato milioni di studenti, insegnando senza licenza dal 2005 al 2001.

Sarà una causalità, ma ancora una volta ci pensa il Fisco ad arrestare la corsa degli inarrestabili.

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