George Michael è un uomo, non un eroe. Anche l'omosessualità merita rispetto

27 dicembre 2016 ore 12:28, Fabio Torriero
La morte di un uomo, di qualunque categoria o classe sociale, merita rispetto e compassione (nel senso di cum-pietas). E merita silenzio. 
Quello che mi disgusta è l’esaltazione ideologica che si fa degli eccessi (alcol, droghe, sesso, malattie), trattati come normalità, anzi, quasi come superiorità, soprattutto quando si tratta di un divo del pop. 
Come se l’eccesso sia la regola e non l’eccezione.
George Michael è stato un grande artista (per chi ne ha condiviso e ne condivide il genere), non “grazie” al suo stile di vita, ma “nonostante” il suo stile di vita.
Stesso discorso si può fare per i tanti cantanti rock degli anni Settanta, tutti morti per droga o finiti male. E idolatrati.
Ciò che certa grancassa mediatica (e intellettuale) ignora, è un dato semplice: diventano simboli ed esempi per la società, in primis per i giovani. Oneri e non solo onori della fama.
Si può dire oggi che c’è ancora una differenza tra il bene e il male, o tutto è relativo? E il male può essere definito sempre e solo “tormento”, “inquietudine”, slogan che si trasformano inevitabilmente in una legittimazione creativa?
Questa è la lettura postuma che si sta dando alla vita di successo, ma disperata di George Michael.
Tutte le colpe, ovviamente, al padre omofobo e alla madre paranoica. Copione scontato. Che serve unicamente a deresponsabilizzare le persone circa le loro scelte, creando eterni alibi. 
George Michael è un uomo, non un eroe. Anche l'omosessualità merita rispetto

Col pretesto di essere misericordiosi e di non dover giudicare nessun comportamento umano (dire che la vita degli uomini si vede dai frutti, oggi è quasi un’eresia), si finisce, in realtà, per scagionare chi si comporta male e scrivere il più grande giudizio moralista-laicista che si conosca: viene condannato senza appello chi non si accoda al pensiero unico buonista. 
Ed ecco così che passa dalla parte dei cattivi, chi dice ancora che drogarsi è sbagliato, che fare abuso di alcol è sbagliato, e che la sessualità disordinata è un errore che porta a malattie irreversibili (tipo l’Hiv).
Si può ancora dire? La società ha bisogno ancora di modelli positivi?
Sul “Corriere della Sera”, in un articolo sul cantante morto per infarto (o forse per overdose come riferiscono i media inglesi), arriviamo addirittura al rovesciamento pedagogico: “Costretto al coming out per lo scandalo ai bagni pubblici”. 
Come se adescare poliziotti in un bagno pubblico, perché preso da un' improvvisa pulsione sessuale, fosse allora (o sia sempre) una cosa normale.
E qui non c’entra essere eterosessuale o omosessuale (o bisessuale). Anche l’omosessualità merita rispetto. 
Si tratta di scelte private (condivisibili o meno), che attengono all’intimità delle persone. L’omosessualità non va messa in piazza, né difesa da maestri ipocriti dell’ideologia Lgbt o progressisti. 
E, per favore, in proposito, risparmiateci il sermone smielato di Elton John. Uno che considera amore il comprarsi i figli. E “madre sociale o solidale”, una povera donna costretta per soldi a prestare il proprio utero.


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