Ok alla riduzione delle commissioni bancarie carte di credito e bancomat. Ma l’effetto boomerang è dietro l’angolo

27 febbraio 2014, intelligo
di Gianfranco Librandi
Ok alla riduzione delle commissioni bancarie carte di credito e bancomat. Ma l’effetto boomerang è dietro l’angolo
La Commissione economica del parlamento europeo (Econ) ha dato l’ok al taglio delle commissioni interbancarie ma le banche potrebbero aumentare i canoni annuali per l’utilizzo di bancomat e carte di credito rendendo vana, di fatto, l’“operazione risparmio” dell’Ue.
Dal punto di vista delle tasche dei consumatori, infatti, potrebbe entrare dalla finestra quello che la Commissione economica vorrebbe far uscire dalla porta con il rischio che i consumatori, oltre a non beneficiare della rimodulazione (al ribasso) delle commissioni, potrebbero tornare a pagare quanto e più di prima. Andando per ordine, l’azione dell’Econ sarebbe finalizzata alla riduzione delle interchange fees dall’attuale 0,9% allo 0,2% (o 7 centesimi a transazione) per i pagamenti con bancomat e allo 0,3% per le transazioni eseguite con carte di credito. Si tratta di costi spesso ignorati (perchè comunque già “nascosti” nei costi di beni e servizi) che gli esercenti pagano alle banche ad ogni transazione bancaria ma che di fatto si scaricano (almeno in parte) sui consumatori. Nel complesso, si parla di una decina di miliardi di euro che ogni anno entrano nelle casse delle banche e dei circuiti leader del mercato, Mastercard e Visa che, alla luce dell’iniziativa Ue, potrebbero subire una sostanziale sforbiciata. Ma già si prevede la reazione da parte del sistema bancario che, a fronte delle minori entrate, potrebbe aumentare il costo dei canoni annuali generando un effetto boomerang a scapito degli utilizzatori di bancomat e carte di credito. E’ il caso della Spagna, dove la riduzione delle interchange fees, già avvenuta in passato, avrebbe causato l'aumento dei canoni annuali da parte degli operatori in modo da poter rientrare della riduzione di gettito. Tra gli altri, anche Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del cittadino, sostiene che “i commercianti sono i grandi beneficiari del provvedimento visto che per loro i costi si abbassano per davvero: ci sono garanzie che trasferiscano parte di tale risparmio sul consumatore abbassando i prezzi di prodotti e servizi? Ovviamente no”. L’ultima parola spetta al Parlamento, che nella prossima seduta plenaria dovrà pronunciarsi nel merito della questione. Ma al di là delle polemiche e i contrapposti punti di vista sulla questione, è noto che la “moneta elettronica” è – per meglio dire sarebbeuno degli strumenti più efficaci per contrastare l'evasione fiscale, un’economia sommersa che, stando ad uno studio commissionato dal gruppo socialista-democratico del Parlamento europeo S&D del britannico Richard Murphy, ammonta a circa 180 miliardi di euro in Italia e nel complesso, a livello UE, raggiunge i 1.000 miliardi. Ma non è tutto. Secondo un'indagine Bankitalia (progetto SEPA - Single Euro Payments Area), gli strumenti elettronici di pagamento costano meno alla collettività e, favorendo le vendite di beni e servizi mediante i canali mobile shops ed e-commerce, incoraggerebbero i consumi. L’Italia, secondo l’indagine, è il fanalino di coda per l'utilizzo di carte e bancomat dato che l'83% dei pagamenti avvengono in contanti a fronte di una media europea del 65%. Ma proprio ieri il Senato ha dato il via libera al decreto-legge milleproroghe (ormai legge) che, tra l’altro, rinvia al 30 giugno 2014 l’obbligo, per professionisti ed esercenti, ad accettare la “moneta elettronica” per l’acquisto di beni e servizi di importo superiore a 30 euro.  Obbligo appena prorogato ma che tuttavia potrà ulteriormente slittare a data da destinarsi.
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