Caso Israele, l’Onu ha ancora un senso?

27 febbraio 2014 ore 9:23, Americo Mascarucci
Caso Israele, l’Onu ha ancora un senso?
E’ proprio vero, l’Onu non finisce mai di stupire e sempre più spesso in negativo. Dopo l’atteggiamento pilatesco assunto nei confronti dei due fucilieri italiani detenuti (illegalmente) in India con l’accusa di omicidio, dopo aver messo sotto accusa il Vaticano colpevole di fare poco o nulla per estirpare la piaga della pedofilia nella Chiesa (ignorando gli oltre quattrocento sacerdoti ridotti allo stato laicale grazie alle nuove norme introdotte da Benedetto XVI e riconfermate da Francesco che impongono anche ai vescovi l’obbligo di denunciare, e non coprire più, i preti che abusano dei minori), adesso in sede Onu sono arrivati a sostenere che Israele pratica l’apartheid, come avveniva in Sudafrica, tanto nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania.
Può reggere un paragone del genere? Assolutamente no, risulta del tutto sproporzionato e fuori luogo, pur senza con questo voler assolvere gli israeliani dalle loro responsabilità. I bianchi del Sudafrica che attuarono l’apartheid contro la popolazione nera, lo fecero animati da profondi sentimenti razzisti, retaggio di ideologie che fondavano le proprie radici nel nazismo. Israele invece ha conquistato quei territori nel 1967 con la guerra dei sei giorni, sconfiggendo il blocco militare panarabo costituito dall'Egitto di Nasser, dalla Siria e dalla Giordania. Se avessero prevalso gli arabi sarebbero stati forse più benevoli nei confronti degli israeliani da sempre considerati un corpo estraneo all’interno del mondo islamico? Da quel momento i governi israeliani che si sono succeduti, hanno dovuto garantire la sicurezza dei propri cittadini, continuamente messa a rischio dalle azioni terroristiche dei gruppi palestinesi, l’Olp di Arafat prima, i miliziani di Hamas in seguito, che hanno richiesto l’adozione di efficaci misure protettive, non ultima la costruzione del contestatissimo muro. Il rapporto sui territori palestinesi redatto dall'inviato speciale Onu Richard Falk è un vero e proprio atto d’accusa contro Israele, con allegata proposta di boicottaggio di tutti i prodotti importati dai territori occupati. La difesa dei diritti umani è sacrosanta e Israele non è immune da colpe. Il diritto alla difesa e alla sicurezza non può certamente giustificare tutte le azioni militari, spesso eccessive, che gli israeliani hanno adottato negli anni per arginare il terrorismo. Però certi termini utilizzati dall’inviato Onu andrebbero quantomeno soppesati e calmierati nel momento stesso in cui si cercano di tutelare diritti che si presumono violati. Parlare di apartheid è inappropriato, dal momento che non si è in presenza di uno scontro fra razze, bianchi contro neri, ma fra due popoli che si contendono la sovranità dei territori. E se si vogliono fare paragoni con la situazione del Sudafrica allora varrebbe la pena ricordare che i palestinesi non hanno mai avuto leader alla Nelson Mandela, ma capi improvvisati e inaffidabili come Yasser Arafat o Abu Mazen capaci di pochi passi avanti verso la pace e tanti all’ indietro (vedi i mancati accordi di Camp David). E tanto per cambiare, si continua ad analizzare il conflitto arabo-israeliano con i paraocchi della demagogia, estrapolando fatti e situazioni dal contesto generale; come se non esistesse il terrorismo di Hamas e Israele, per altro l’unico stato democratico del Medio Oriente, non si trovi nella concreta esigenza di difendersi da chi vorrebbe “cancellarlo dalla mappe geografiche”. Questa nuova presa di posizione dell'Onu non produrrà altro effetto che quello di irritare ancora di più Israele, irrigidire le posizioni fra le parti, rinvigorire l'estremismo di Hamas e allontanare il processo di pace. Perché alla fine il dramma è proprio questo; quello di una Onu incapace di risolvere i problemi (vedi lo scontro Italia – India o la situazione siriana) lavandosi le mani da ogni responsabilità, capacissima invece di aggravare i conflitti, acuendo spesso le tensioni già in atto con posizioni demagogiche e faziose. Molti si chiedono: ma questi costosissimi burocrati Onu con le loro altrettanto costosissime strutture, alias carrozzoni, sono proprio così necessari?
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