Il nuovo Vatileaks e lo scontro tra i fedelissimi di papa Francesco

27 febbraio 2015 ore 10:27, Americo Mascarucci
Il nuovo Vatileaks e lo scontro tra i fedelissimi di papa Francesco
La notizia è di quelle che scottano; sta per scoppiare un nuovo Vatileaks con l’uscita di documenti riservati che raccontano di scontri in atto fra fazioni di cardinali. Lo riferisce il settimanale L’Espresso oggi in edicola, evidenziando come però lo scontro non sarebbe come potrebbe sembrare fra bergogliani e anti-bergogliani ma fra gli stessi fedelissimi di papa Francesco; il segretario di Stato Pietro Parolin da una parte e il potente ministro delle Finanze George Pell dall’altra, con al fianco i rispettivi eserciti.
Parolin pare non sopporti lo strapotere assunto da Pell nella politica economica del Vaticano, fino ad esercitare un controllo pressoché assoluto sulle finanze della Santa Sede emarginando, o addirittura esautorando dalle decisioni, la Segreteria di Stato. Al centro dello scontro vi sarebbe soprattutto il controllo dell’Aspa ossia l’organismo che gestisce il patrimonio immobiliare vaticano, vero terreno di lotta fra le due fazioni. Da qui poi si passerebbe allo Ior dove Pell sembra poter disporre dell’assoluta fedeltà del neo presidente Jean Baptiste de Fransuu che si relazionerebbe solo ed unicamente con lui nelle decisioni più delicate, come quella di tagliare i prestiti per il salvataggio dell’Idi. Esisterebbero lettere di fuoco nelle quali autorevoli porporati, si vocifera negli ambienti, fra cui il carmelengo Jean Luis Tauran e il cardinale Giovan Battista Re parlerebbero di “sovietizzazione” delle finanze vaticane contestando la gestione assolutistica di Pell. Ma non è finita qui. Sempre l’Espresso avrebbe in mano delle carte che dimostrerebbero come lo stesso Pell sarebbe severo con tutti tranne che con se stesso; taglierebbe ovunque, a destra e a manca, con rigore e inflessibilità tranne che nel proprio entourage dove invece non baderebbe a spese. Veleni dunque su veleni. Ma chi può aver passato queste carte riservate al settimanale? Stavolta chi potrebbe essere il corvo? Insomma, quanto avvenuto in passato ai tempi della gestione Bertone con l’uscita dei carteggi segreti finiti nelle mani di Gianluigi Nuzzi, non sarebbe stato un incidente di percorso morto e sepolto con l’individuazione del corvo che aveva accesso alle stanze di Benedetto XVI e la possibilità di visionare e fotocopiare le carte che arrivavano sulla sua scrivania; a quanto pare la prassi di portare alla luce gli scontri e le tensioni in atto nei sacri palazzi, sembrerebbe diventata l’unica maniera per regolare i conti. Non è la prima volta che con il pontificato di Francesco si assiste alla pubblicazione di carte e dossier riservati; sempre l’Espresso circa due anni fa pubblicò i presunti dossier contro Giovan Battista Ricca il prelato scelto da Francesco per vigilare sullo Ior, adducendo condotte poco limpide del monsignore; un’indagine interna però smentì il tutto e fu proprio Francesco pubblicamente a riferire che, nessuna delle accuse pubblicate su Ricca aveva trovato riscontri oggettivi; chiacchiere dunque, insinuazioni, veleni, con uno stile simile a quello di cui era rimasto vittima in precedenza l’ex direttore di Avvenire Dino Boffo. Adesso questa nuova ondata di fango sembrerebbe destinata a terremotate ulteriormente le stanze vaticane, dove le tensioni non mancano. Eh sì, perché da mesi sono note a tutti le fibrillazioni in atto con riguardo alla riforma della Curia progettata da Francesco e che incontrerebbe forti resistenze nella nomenklatura vaticana; per non parlare poi del Sinodo sulla Famiglia e gli scontri fra fazioni di cardinali per le innovazioni che Francesco, con la collaborazione del teologico e amico Walter Kasper vorrebbe introdurre. Fino ad oggi però queste tensioni erano state ricondotte sempre nell’ambito di contrasti fra conservatori e progressisti, tradizionalisti e modernisti, bergogliani e anti-bergogliani. A giudicare dall’inchiesta dell’Espresso stavolta la guerra sarebbe scoppiata in casa e riguarderebbe proprio il fronte dei fedelissimi di Francesco. Un fronte che, diversamente da come appariva, sembrerebbe a questo punto tutt’altro che unito e compatto intorno al Papa e ai suoi progetti di riforma e di moralizzazione.  
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