La password della settimana: "petaloso" e la zampata di Velociraptor Renzi

27 febbraio 2016 ore 8:00, Paolo Pivetti
E bravo Matteo, otto anni, da Copparo (Ferrara) che ha inventato l’aggettivo petaloso per dire di un fiore che è ricco di petali. Bravo come migliaia di altri bambini che nella loro disinibita spontaneità prendono confidenza con la lingua inventando lemmi destinati a vivere nel gioco di qualche attimo e poi scomparire. L’infanzia di ciascuno di noi è disseminata di ricordi di queste invenzioni linguistiche curiose. Fellini, nel suo Otto e Mezzo buttò lì un infantile “asanisimasa” per dire anima, certamente un suo ricordo infantile ricco di allusioni e di suggestioni.
Ed ecco, ai giorni nostri, affiorare petaloso nella grafia incerta di una pagina di quaderno. La maestra aveva dato il compito di scrivere una “serie di aggettivi per ogni nome”. E Matteo, sveglio e intraprendente, li aveva messi tutti in colonna, cominciando da “Gatto leggero piccolo”, continuando poi con “Casa grande bella”, poi ancora con “Biro blu grossa”, per concludere l’elenco con “Fiore profumato petaloso”. Tutto qui. Poteva finire qui, lasciando alla fantasia di un bambino lo spazio infantile che meritava. Ma siamo nella società dei “sempre connessi”, nel mondo della democrazia comunicativa, della rete onnipotente che ci permette di arrivare dovunque. E alla maestra non è parso vero di incoraggiare Matteo a scomodare nientemeno che l’Accademia della Crusca, istituzionalmente custode della lingua italiana.
Ma la cosa veramente sbalorditiva è che la Crusca abbia preso così sul serio il petaloso di Matteo da esprimere il suo elogio per la coniazione “bella e chiara” con l’auspicio che essa possa ottenere tanto consenso e tanta diffusione da entrare infine nei dizionari tra petaloideo e petardo. Il resto l’ha fatto la rete. Diluvio di consensi sui social, su Facebook una valanga di mi piace, e petaloso è diventato la notizia di cui tutta l’informazione, la grande informazione cioè i principali quotidiani e i più ascoltati tg, si sta occupando. 
Forse questo rende la misura del vuoto, del nulla, del niente da fare e da pensare nel quale oggi si naviga. Ma tutto questo è ancora niente di fronte alla mobilitazione dell’autorità politica al suo massimo livello. Non poteva del resto mancare la zampata di Velociraptor Renzi, che si è precipitato a definire progetto petaloso quello del futuro polo della ricerca Human Technopole che stava presentando a Milano.
Attento, Matteo, scappa da queste follie, riprenditi il tuo petaloso, o meglio buttalo via, tanto ormai è bruciato, inventa altre parole, se vuoi, per i tuoi giochi con compagni e compagne, ma difendi con loro il tuo, il vostro diritto a giocare come solo i bambini sanno giocare, senza essere importunati dallo stupido interesse degli adulti molestatori.


autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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