Egitto: ci risiamo. Morsi e ri-morsi storici...

27 gennaio 2014 ore 10:46, Americo Mascarucci
Egitto: ci risiamo. Morsi e ri-morsi storici...
L’Egitto è da giorni sotto l’attacco dei terroristi islamici decisi a rovesciare con la strategia del terrore il regime militare del generale Al-Sisi, autore del golpe militare che ha deposto l’ex presidente Mohamed Morsi ed ha messo fine alla breve esperienza della Fratellanza Musulmana al governo del Paese. L’intervento dell’esercito si era reso necessario in seguito all’acuirsi delle rivolte di piazza contro i tentativi di islamizzazione dello stato da parte dei Fratelli Musulmani, attraverso l’adozione di una costituzione a carattere confessionale. Morsi però aveva vinto le prime elezioni libere dell’era post Mubarak e quindi era stato scelto democraticamente dalla maggioranza degli egiziani che si erano riconosciuti nel programma della Fratellanza. Non si può consentire ad una forza politica ed al proprio leader di candidarsi alle elezioni e vincerle, per poi dopo nemmeno un anno abbattere con un golpe il governo scaturito dal consenso popolare, arrestare il presidente e mettere al bando il movimento politico votato dalla maggioranza degli elettori. Non si tratta di essere a favore o contro Morsi, tutti conoscevano i Fratelli Musulmani e sapevano perfettamente quale fosse la loro concezione di stato. Quando Nasser nel secolo scorso lì dichiarò fuorilegge, lo fece proprio perché i membri della Fratellanza si opponevano al processo di laicizzazione della società e alla politica filo socialista del vecchio dittatore, una politica considerata incompatibile con i precetti islamici. Era normale quindi che, una volta conquistato il potere, i Fratelli avrebbero puntato ad islamizzare la società com’è nella loro natura di movimento islamista radicale. E allora l’errore sta a monte, quando l’Occidente ha sostenuto la primavera araba e benedetto la caduta del regime di Hosni Mubarak.
Egitto: ci risiamo. Morsi e ri-morsi storici...
Gli Stati Uniti sapevano perfettamente quanto l’ex “faraone” fosse legato a doppio filo all’Arabia Saudita che grazie a lui aveva il controllo sul Canale di Suez e riusciva così ad impedire il transito delle navi da guerra iraniane dirette in Siria. Sapevano anche molto bene, Obama e la signora Clinton, quanto i sauditi vedessero come il fumo negli occhi i Fratelli Musulmani, da sempre in contrasto con la monarchia di Ryad. Eppure nonostante ciò hanno fatto di tutto perché in Egitto si compisse la svolta democratica, pur sapendo che proprio i Fratelli erano il movimento più forte e meglio organizzato e quindi in grado di vincere le prime elezioni libere dell’Egitto. Non pensavano forse che l’Arabia Saudita avrebbe fatto di tutto per riprendere il controllo della situazione, liberandosi dell’inaffidabile Morsi, fomentando le rivolte di piazza contro il governo e creando così le condizioni per un intervento dell’esercito. L’errore forse più grave da parte della giunta militare del generale Al-Sisi è stato quello di mettere al bando i Fratelli Musulmani negandogli la legittimità istituzionale sancita dalle elezioni, costringendoli ad una nuova clandestinità. E se ai tempi di Nasser la repressione contro di loro ebbe successo, oggi il pugno duro dell’esercito non basta più, nel momento in cui a dare man forte alle proteste c’è un terrorismo organizzato su vasta scala, favorito dalla saldatura di vari movimenti estremistici, da Al Qaeida alla Jihad passando per Hamas, che hanno tutto l’interesse ad infiammare il Medio Oriente alimentando caos ed instabilità. E oggi sono in molti a rendersi conto che forse Morsi poteva essere molto meno pericoloso da presidente che come prigioniero politico.
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