Sostenere l’eurozona è il suo mestiere, ma Draghi avverte: “Politica monetaria Ue non regge l’esame”

27 gennaio 2016 ore 10:28, Luca Lippi
La Bce sta contribuendo ad assicurare la ripresa ciclica espletando il suo mandato sulla stabilità dei prezzi. E i timori circa la nostra politica monetarianon reggono all’esame. Ogni volta che qualcuno ha criticato le nostre decisioni ha avuto torto (…) La Bce ha agito in maniera indipendente dal sistema politico e per il bene dell’Eurozona intera (…) occorre tuttavia che anche gli altri facciano la loro parte. Questo comporta azioni concertate sul fronte delle politiche fiscali, delle riforme strutturali e della riduzione del debito. Soprattutto, abbiamo bisogno di continuare il processo per completare la nostra unione monetaria su tutti i fronti necessari”. In questa frase c’è tutto Mario Draghi, e poi anche il Governatore della Bce che striglia l’Europa e soprattutto ammonisce i detrattori interni al borad di Bce che pericolosamente remano contro il suo operato. In sostanza sta solo dicendo che serve poco lo stimolo monetario se i governi, invece di ricavarsi prepotenti scampoli di sovranità, non operino riforme adeguate ad allinearsi a politiche economiche e fiscali uniformi.

Sostenere l’eurozona è il suo mestiere, ma Draghi avverte: “Politica monetaria Ue non regge l’esame”
Dunque Draghi si espone e difende la politica di stimolo monetario della Bce, una sorta di discesa in campo non per fare politica ma per mettere un freno a chi critica il Qe, e soprattutto critica chi ne parla senza una vera e propria competenza in materia. Forse ha ragione, un conto è parlare di banche e conoscerne le dinamiche da “visitatore” altro è essere attore principale e dover coordinare il sistema dall’interno. Il Governatore della Bce comincia il suo discorso affermando subito che indipendentemente dalla bontà del provvedimento di alleggerimento (ma lui ha deciso che era necessario e ne rivendica la bontà) anche a voler cambiare direzione non si potrebbe farlo di colpo, e questo è un dato di fatto. All'interno del board di Bce, è di questi giorni la notizia che un gruppo di economisti tedeschi abbia presentato un  ricorso (non è il primo) alla Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe contro l'Outright Monentary Transactions (OMT) di Draghi, noto anche come piano anti-spread, varato e messo a punto nell'estate del 2012 per sostenere l'euro e che consiste nell'acquisto dei titoli di stato sotto attacco da parte dei mercati, in cambio della firma di un protocollo d'intesa sulle riforme con il governo richiedente aiuto. La Germania come sempre manifesta insofferenza sulla linea seguita da Francoforte e Bruxelles per tenere unita l'Eurozona, mostrandosi indisponibile alla condivisione dei rischi sui debiti sovrani. Che i giudici tedeschi sentenzino contro la BCE è improbabile (hanno già rimesso la questione alla Corte di Giustizia della UE), tuttavia il clima non è dei migliori a Berlino, dove il governo della cancelliera Angela Merkel subisce forti pressioni dal suo stesso partito e dalla Bundesbank, affinché si ponga fine all'era dei tassi zero e delle misure ultra accomodanti, che stanno avendo un esito negativo sul risparmio dei tedeschi.

Dunque l’Europa del nord non sarebbe più così convinta che l’esperienza dell’euro sia stata una scelta vincente? Non è facile da determinare, sta di fatto che le voci (sempre smentite) di gran parte del popolo tedesco e dei rappresentati di questa fetta di popolazione della volontà di volere abbandonare l’Euro è piuttosto preoccupante, e per il Governatore della Bce è sempre più complicato lavorare col nemico in casa. Sembrerebbe un uomo solo al comando e come tale sta cercando di salvare “la barca”. Al board di marzo potrebbero essere annunciati nuovi stimoli monetari, che prenderebbero la forma con ogni probabilità di un potenziamento degli acquisti mensili dei bond governativi, ad oggi pari a 60 miliardi, insieme ai titoli Abs e ai "covered bond" delle banche. E potrebbe anche essere prorogata ulteriormente la durata del programma, già esteso a dicembre di 6 mesi fino al marzo del 2017.
Draghi dovrebbe avere la maggioranza nel board, anche tenendo presente che per effetto della rotazione tra i suoi membri, al prossimo incontro la Bundesbank non avrà diritto di voto. Tuttavia, la politica della BCE è di assumere decisioni con un consenso molto ampio, se non unanime. La banca centrale tedesca non è l'unica ad opporsi ai nuovi stimoli, godendo dell'appoggio anche dei colleghi di Belgio, Olanda, Lussemburgo, Finlandia, Slovenia, mentre critiche sono arrivate persino dalla Francia. O si andrà a un braccio di ferro tra le parti, ma i cui effetti sarebbero deleteri sul funzionamento delle istituzioni europee, facendosi presagire lo spostamento del confronto a Bruxelles, o si dovrà attendere qualche mese in più per trovare un'intesa.

autore / Luca Lippi
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