La protesta contro le app di Uber si infiamma a Parigi. Prossima fermata a Roma?

27 gennaio 2016 ore 11:00, Lucia Bigozzi
Da Parigi a Roma, passando per Torino, Napoli e Firenze. La protesta delle auto bianche contro Uber travalica i confini e finisce nel cuore dell’Europa. Nella capitale francese dopo il blocco dei taxisti che ha reso “off limits” molte parti della città, la protesta prosegue per il secondo giorno consecutivo. Da Porte Maillot dove ieri si sono verificati scontri tra manifestati e forze dell’ordine fino a Orly e Roissy: le cronache parlano di una trentina di fermi. In queste ore, Parigi sta diventando la Capitale anti-Uber perché in Francia stanno confluendo manifestanti arrivati da mezza Europa, Italia compresa. E anche nel nostro Paese la mobilitazione è attiva come dimostrano i presidi a Torino, Firenze, Napoli, tutti collegati da un unico messaggio: tassisti uniti e compatti contro quella che viene identificata come una “pericolosa deregulation”. Nella piazze italiane “invase” dalle auto bianche non si sono registrati incidenti anche se non sono mancati momenti di tensione come a Firenze. A Roma, in piazza Santissimi Apostoli è stato allestito un presidio dei rappresentanti sindacali che hanno spiegato le ragioni della protesta e inviato un messaggio chiaro al parlamento - e dunque alla politica – dal momento che proprio in questi giorni sono in discussione una serie di emendamenti al ddl Concorrenza che, se approvati, aprirebbero il mercato alla multinazionale americana. Ed è questo il motivo della protesta, dal versante italiano. 

La protesta contro le app di Uber si infiamma a Parigi. Prossima fermata a Roma?
Come dicevamo, centinaia di tassisti e delegati sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, Federtaxi Cisal e Ati, sono scesi in piazza a Roma, Milano, Torino, Napoli e Firenze per chiedere il ritiro degli emendamenti all’esame del parlamento e l’introduzione di una regolamentazione del servizio pubblico che però non escluda dal tavolo i diretti protagonisti. Nicola Di Giacobbe, coordinatore nazionale di Unica Cgil Taxi, spiega che la mobilitazione è finalizzata a sensibilizzare le forze politiche nei giorni in cui nell’Aula di Palazzo Madama si discute del ddl Concorrenza: “Chiediamo al Senato di fermarsi sugli emendamenti e al governo di aprire un tavolo per discutere della legalità e del miglioramento del servizio, in caso contrario siamo pronti a proclamare lo sciopero nazionale. Uber però deve essere messo fuori legge perché usa autorizzazioni sbagliate e lucra sul lavoro, con la deregolamentazione le prime vittime sono gli utenti”. Dunque sono alle viste ulteriori manifestazioni, fino a quando – è l’obiettivo dei tassisti – la politica non starà a sentire le rivendicazioni (e le preoccupazioni) della categoria di lavoratori. E la politica che fa? Alcuni parlamentari hanno già preso posizione. 

E’ il caso di Maurizio Gasparri (Fi), vicepresidente di Palazzo Madama che ha manifestato sostegno ai tassisti, come pure ha fatto il leader di Sinistra Italiana e candidato sindaco al Comune di Roma, Stefano Fassina il quale ricorda come il servizio pubblico prevede obblighi che non valgono per quello privato. Una delegazione di tassisti è stata ricevuta dal presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti che ha garantito il coinvolgimento delle parti in causa nell’approfondimento delle tematiche sul campo.  Insomma, la tensione sale e oggi a Parigi sarà un’altra giornata di tribolazioni. Ma il rischio è che la situazione prenda la stessa piega anche in Italia e le parole di Di Giacobbe lasciano intravedere una possibilità quando dice che i fatti di Parigi “sono cose che potrebbero succedere anche qui ma se lavoriamo bene insieme si può evitare”. 



autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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