Stavolta è Rouhani che chiede al Papa di pregare per lui: è il modello Francesco

27 gennaio 2016 ore 11:33, Lucia Bigozzi
Quel “Santo Padre, preghi per me” non è passato inosservato. Anche perché rappresenta un inedito. Anzitutto perché a pronunciarlo è un musulmano, ovvero il presidente iraniano Rouhani e rivolge la richiesta al capo della cristianità, il Papa. In secondo luogo, finora era sempre stato il Papa a chiedere preghiere per lui ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’Angelus domenicale, ma anche nelle piazze e nelle strade del mondo che finora il Pontefice ha voluto incontrare, attraversare, benedire. La fine delle sanzioni aprono la strada a nuove prospettive, sia per l’Iran che per l’Italia. Passaggio che Rouhani ha rimarcato nel corso di una tre-giorni italiana densa di appuntamenti e incontri con il gotha dell’imprenditoria e della finanza. “Da qui a un anno la situazione cambierà, ci sono spazi vuoti da riempire” nell’economia della Repubblica Islamica che però” con l’Italia ha una buona storia di collaborazione. Gli iraniani conoscono i vostri servizi e si fidano dell’Italia”, ha ripetuto in diverse occasioni il presidente iraniano. Ma certamente è il faccia a faccia con il Papa, uno dei momenti più significativi della visita in Italia. “Le chiedo di pregare per me”, ha detto Rouhani a Francesco sottolineando il piacere dell’incontro e augurando al pontefice “buon lavoro”. E c'è chi ha anche ipotizzato che il "modello" Francesco abbia finito per "influenzare" anche un alto esponente della religione musulmana. Scorrendo le cronache giornalistiche, si ritrovano le sollecitazioni del Papa a "pregare per lui" rivolte al leader israeliano Shimon Peres ma anche al mondo ortodosso durante l'incontro con Bartolomeo I. Nessun precedente, ovviamente, per il presidente iraniano. 

Stavolta è Rouhani che chiede al Papa di pregare per lui: è il modello Francesco
Un segno di rispetto e riconoscimento che significa la prosecuzione di rapporti diplomatici e di appeasement particolarmente importanti in un momento come l’attuale, in cui proprio l’Iran è uno degli alleati più determinati nella guerra all’Isis e al Califfato nero. Rouhani, dunque torna in Iran con la stretta di mano (che vale più di mille parole) con Francesco, una medaglia raffigurante raffigurante San Martino e due copie dell'enciclica “Laudato si” sulla protezione del creato. Ma è senza dubbio quel “preghi per me” di Rouhani al Papa che resterà nella memoria collettiva e nelle stanze del Vaticano. Sarà il segnale di un nuovo corso della storia? I prossimi mesi lo diranno. Sul versante più strettamente economico, l'Italia porta a casa accordi commerciali e di cooperazione bilaterali per circa 17 miliardi di euro, a partire dall'intesa da 5,7 miliardi (fra contratti e joint venture) raggiunta dal colosso dell'acciaio Danieli. Non solo: Condotte d'Acqua ha siglato contratti per 4 miliardi di euro per “progetti infrastrutturali, ferroviari e autostradali”. L’elenco delle società pronte a sbarcare o a ritornare in Iran è lunghissimo. Come la speranza di invertire l’effetto della crisi che taglia il portafogli (e non solo). 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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