Statue coperte, Zecchi: “Occidente non sa più da che parte è la sua storia. E' trionfo del nichilismo”

27 gennaio 2016 ore 13:29, Lucia Bigozzi
“Gesto mediocre: chi nega la storia nega la propria identità”. "Il punto è conoscere la storia, quali sono i nostri valori  e andarne fieri, difenderli. Se no, si entra dentro un generale nichilismo che è la vera malattia spirituale del nostro tempo". Due concetti che Stefano Zecchi, docente di Estetica, argomenta nella conversazione con Intelligonews, analizzando le polemiche sulle statue capitoline nascoste per non turbare la sensibilità di Rouhani. 

Dalle mutande alle statue capitoline per rispettare la sensibilità di Rouhani, alla questione gay fino alle violenze di Colonia. Siamo in una società sessocentrica, che riscopre la propria identità solo e sempre sul sesso?

«Questa è una cosa che ricorda anche la copertura delle statue durante il fascismo. Ognuno dovrebbe rispettare le tradizioni, la storia e la cultura altrui: diciamo che è stata una cosa di cattivo gusto e culturalmente sbagliata. Il punto è rispettare le identità altrui, per cui chi viene ospite a casa mia, io lo invito ma lui deve rispettarmi sapendo che a casa mia ci si comporta in un determinato modo; altrimenti, se non lo accetta non deve venire, stia a casa sua. Detto brutalmente, questo è il ragionamento di fondo. C’è stata una delicatezza nei confronti di Rouhani ma al tempo stesso Rouhani si è dimostrato una persona colta dicendo di non averlo chiesta lui la copertura delle statue capitoline. In un certo senso ci ha preso in contropiede e ha detto quello che sostengo io, ovvero: io vado in un Paese di grande storia e cultura artistica e mi guardo bene dal metterla in discussione. Se vogliamo è anche divertente, perché Rouhani ha commentato dicendo che si è trattato di un fatto giornalistico; non è politico o culturale, ma giornalistico: immagino avrà voluto dire così che non ha alcuna importanza»

Scavando più a fondo, c’è chi sostiene che il gesto rappresenta una sorta di abdicazione dei nostri valori a principi che non sono i nostri. Qual è la sua valutazione? 

«Certo, è così. E’ la nostra identità, sia culturale che artistica, che dobbiamo preservare e far rispettare. E’ un Occidente che non sa più da che parte sta la sua storia e questo lo si capisce guardando nelle scuole, insegnando. E’ evidente che non si conosce più la storia, compresa la storia dell’arte, della scienza, la storia delle libertà. E, alla fine, chi nega la storia nega la propria identità. Allargando il ragionamento, tutto ciò lo si vede chiaramente all’interno della famiglia che è alla base della costruzione della storia di una comunità. La figura che fa rispettare la storia, che è la storia, è il padre: purtroppo, talvolta, i padri non esistono più e non è difficile capire che la storia non esiste più. Se si incomincia a rispettare il padre, si rispetta la storia, si ha la curiosità della storia, si studia la storia e scemenze come quella di mettere le mutande alle statue non sarebbero state fatte»

Se avessero tolto i crocifissi, l’Occidente si sarebbe indignato come ha fatto per le statue capitoline nascoste?

«Ecco questa è la vera domanda che, in fondo, sottolinea un banale compromesso sulla nostra cultura. Non si capisce perché allora, sul piano della logica, devono mettere le mutande alle statue e non togliere i crocifissi se si vuole rispettare fino in fondo gli altri… La verità è che si è trattato di un mediocre compromesso culturale e, probabilmente, siccome non ci conosce più la storia dell’arte, mentre si è molto più sensibili giustamente alla propria religiosità, fa sorridere la mutanda alle statue e non avrebbe fatto sorridere l’eliminazione del crocifisso»

C’è chi la legge come una strana indignazione e comunque un risveglio tardivo che alla fine si concentra su una polemica fine a se stessa. Condivide? 

«Sì, è così. In fondo, il problema è quello di conoscere la storia, di essere consapevoli della nostra tradizione, di quali sono i nostri valori fondanti e andarne fieri, difenderli. Se non si difendono, allora si entra dentro un generale nichilismo che è la vera malattia spirituale del nostro tempo»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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